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23 maggio 1992 – 23 maggio 2012
Per non dimenticare

mercoledì 23 maggio 2012, 08:26   L'Editoriale  

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di Martino Grasso

Sono passati 20 anni. 20 anni dalla strage di Capaci. Cadere nella retorica è facile in anniversari così pesanti. Ma ricordare è un dovere. Di tutti. Sono passati 20 anni da quel maledetto sabato di maggio. Era un sabato qualunque. E’ diventato un sabato indimenticabile. Uno dei simboli alla lotta alla mafia, il giudice Giovanni Falcone, venne spazzato via.

E con lui la moglie Francesca Morvillo e 3 agenti di scorta: Vito Schifani, Antonio Montinaro e Rocco Di Cillo. In molti pensarono, anzi pensammo, che la mafia avesse vinto. Che contro la mafia non c’era niente da fare. Ma in fondo, non è stato così. Per fortuna ci sbagliavamo. Qualcuno disse che con la strage di Capaci, la mafia aveva fatto il suo più grande errore. E forse aveva ragione. Fino a quel momento, infatti, c’era quasi un atteggiamento indulgente verso la mafia. Le frasi ricorrenti erano che i mafiosi si ammazzavano fra di loro o che se ti fai i fatti tuoi nessuno ti fa niente e vivi tranquillo. Quella strage, così come quella di via D’Amelio,  aprirono gli occhi alla gente. Dimostrarono tutta la ferocia della mafia. E che non c’era una mafia buona e una cattiva, come qualcuno voleva farci credere.

Negli ultimi 20 anni l’indignazione che venne fuori all’indomani delle stragi si è assopita. La mafia non è stata sconfitta. Continua ad esserci, anche a Bagheria. Ma molti sono i passi fatti avanti.

La mafia si sconfigge facendo semplicemente il proprio dovere. Ogni giorno. Tutti dobbiamo farlo. Anche nei piccoli gesti. La mafia si sconfigge evitando di fare i furbi alle file. Pagando le tasse. Conferendo i rifiuti negli orari previsti. Evitando di rivolgerci al politico di turno che contrabbanda finti favori con diritti sacrosanti. I ragazzi possono sconfiggerla semplicemente facendo il loro dovere: studiare.

Diceva lo stesso Giovanni Falcone: “la mafia non è affatto invincibile. È un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio, e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni… Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini

Noi siamo gli altri uomini. Mettiamo a disposizione le nostre gambe.

 
 
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