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Francesca Morvillo: il coraggio di essere la donna di un uomo contro la mafia

mercoledì 23 maggio 2012, 08:41   Attualità  

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di Denise Perna

Sono passati 20 anni dalla strage di Capaci.

Oggi, da donna, sento di dover rivolgere un pensiero particolare ad una donna particolare. Consapevole dei gravissimi pericoli a cui era esposto il coniuge, Francesca ha fatto una scelta coraggiosa e di estremo amore sposando nel 1986 il magistrato Falcone. Un amore vero e intenso, un sentimento che troppo presto e ingiustamente è stato spento. Probabilmente non tutti sanno che anche Francesca Morvillo era un magistrato e che per lungo tempo ha dedicato il suo operato a favore del Tribunale dei minorenni a Palermo.

Il gravissimo accaduto di pochi giorni fa presso la scuola di Brindisi, intitolata a suo nome, non può e non deve macchiare il ricordo di una donna, una di quelle con la “d” maiuscola che per amore del suo uomo ha sopportato i disagi e le privazioni di una vita blindata.

Nel ricordo di Francesca, dedico questo brano tratto dal libro “Le donne, la mafia”  della sociologa Renate Siebert,  a chi si chiede cosa sia l’amore e il coraggio di amare.

“[…]Francesca, nata nel1945 aPalermo, si laurea in giurisprudenza e, molto giovane, entra in magistratura. Per sedici anni lavora presso il Tribunale dei minorenni a Palermo; successivamente viene nominata consigliere pressola Cortedi Appello, sempre a Palermo. Da colleghe e amiche, Francesca Laura Morvillo viene ricordata per la sua straordinaria personalità di donna e magistrato, per la sua dignità, per la sua modestia[…]. Francesca stava per sposare uno degli uomini più minacciati, ne era consapevole e non glielo fece mai pesare. Nel maggio del 1986 Francesca si sposa con Giovanni Falcone. Francesca e Giovanni si sposano, quasi clandestinamente. Racconta la sorella di Falcone: <<Cercava di passare inosservato anche in un giorno così importante per lui. Per non far sapere nulla in giro, la mattina del matrimonio andò regolarmente in ufficio>>[…]. L’amore e la stima per il suo uomo insieme a una forte identificazione umana e civile con la lotta contro la mafia hanno indotto Francesca Morvillo ad accettare una vita blindata fino all’estremo. Falcone era tanto angosciato che pensò anche di separarsi dalla moglie: una separazione fittizia, col solo intento di salvaguardare Francesca indicandola all’esterno come altra cosa da lui. L’ombra lunga della mafia su ogni aspetto della vita privata, oltre, ovviamente, su quella professionale. Dalle scelte di vita, come fare figlio o meno, alle abitudini quotidiane, ai gesti d’amore, fino all’intimità della notte[…]. Francesca Morvillo viene uccisa, insieme all’uomo che ama, nella strage di Capaci il 23 maggio 1992[…]”.

 

 
 
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