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Al via i festeggiamenti di Santa Rosalia. L’omelia del Cardinale Romeo

venerdì 13 luglio 2012, 16:47   Attualità  

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Di seguito riportiamo tutta l’omelia del Cardinale Paolo Romeo, in occasione della festività di Santa Rosalia.

“1. Mi è ancora una volta gradito anticipare, in questo Palazzo di Città, la celebrazione della memoria liturgica del ritrovamento delle reliquie di Santa Rosalia.
Ringrazio l’On. Signor Sindaco per l’amabilità dell’invito rivoltomi, come pure per l’accoglienza riservatami. Ringrazio anche i componenti del nuovo Consiglio Comunale insediatosi solennemente qualche giorno fa: a tutti auguro di prendersi cura di questa nostra Palermo con dedizione e serietà, con nobiltà e generosità, con serietà di impegno e serenità di decisioni.
Saluto le gentili e distinte Autorità civili e militari che, con la loro presenza, rendono la testimonianza di un comune servizio al bene della Città e dei singoli cittadini.

Avvertiamo tutti la grande responsabilità di essere guide illuminate e lungimiranti per la nostra gente, e, poiché siamo consapevoli della nostra fragilità e della volubilità delle nostre disposizioni, desideriamo oggi affidare nella preghiera alla Santuzza la crescita morale e civile, spirituale ed economica di questa Città.
Anche per questo concluderemo con il tradizionale omaggio floreale all’effigie della Patrona riprodotta sulla sommità della facciata di questo Palazzo delle Aquile.

2. Proprio dalla facciata di questo Palazzo Pretorio mi piace stamattina ricevere uno spunto di riflessione.
Giusto sotto la statua della Santuzza, alla base dell’orologio tardo-ottocentesco, si legge l’epigrafe latina: “PEREUNT ET IMPUTANTUR”. Tale espressione – secondo uno stile tipico degli orologi pubblici – si riferisce allo scorrere del tempo, delle ore. La traduzione che sempre mi ha affascinato è riferita proprio alle ore, che – appunto – “passano (letteralmente: “muoiono”) e vengono imputate”.
Lo scorrere del tempo, le ore che “vanno morendo”, che “periscono”, perché inesorabilmente passano… La consapevolezza di questo fenomeno indipendente dalla nostra volontà richiede all’uomo la responsabilità che queste ore siano riempite di senso, di pienezza. Esse vengono appunto “computate” e “imputate”  al solo che ne può fare buon uso, l’uomo, al solo che può “rispondere” con intelligenza e cuore, alla scansione dei giorni.
Proprio la nostra fede ci dice che il tempo non passa mai in modo neutrale, semplicemente cronologico, piuttosto si presenta come una grande occasione per ricercare ed attuare il bene, per crescere nella santità personale e comunitaria.

3. Carissimi! Posta sopra il Palazzo di Città, così vicina all’immagine di Santa Rosalia, questa frase mi pare ci ricordi il modo in cui la nostra Patrona ha fatto fruttificare il tempo messo a sua disposizione dal Creatore, il modo sapiente in cui ha “risposto” alle ore e ai giorni della sua vita, il modo cioè in cui l’ha orientata e l’ha resa bella e nobile, più vera e più santa.
Come la sposa del Cantico dei Cantici, incontrata nella prima lettura, Rosalia ha ascoltato l’invito di Cristo: “Alzati, mia tutta bella e vieni!”. Ha saputo riconoscere il tempo di un incontro che ha cambiato la sua esistenza, ha voluto lasciare tutto e orientare e vivere il suo tempo scandendolo alla luce della priorità assoluta di Dio e del suo Amore.
Ha celebrato così le nozze con il suo Sposo divino, Gesù Cristo, ritirandosi nel tempo della solitudine e della preghiera, ascoltando l’invito di Cristo: “il tempo è già venuto…”. Comprese che quella era la strada che davvero avrebbe potuto qualificare il suo tempo, la sua vita.
Così fece della sua esistenza una attesa saggia dello Sposo. Non un’attesa inerte e passiva, rilassata ed inoperosa. Piuttosto un’attesa piena del Vangelo di Cristo e del senso che ne deriva per la vita degli uomini. Infatti, la vera questione che i santi ci mettono davanti, di capitale importanza, non sta tanto nell’attesa, ma nel modo di attendere l’incontro definitivo, nel senso da dare al tempo del nostro vivere quotidiano, nell’orientamento di ogni giorno, di ogni ora, di ogni istante.

4. Per dirla con il brano evangelico proclamato, Rosalia ha saputo presentarsi al suo Signore, con la “riserva” di olio, sapientemente accumulata nell’austerità e nella preghiera nelle grotte delle Quisquina e del Monte Pellegrino. Rosalia ha saputo riempire la sua quotidianità dell’olio del primato di Dio, sempre disponibile al compimento della sua volontà. Così Rosalia, non manca all’appuntamento perché ha vissuto bene un’attesa, ha vissuto il suo quotidiano in modo pieno e fecondo.
La grotta del Pellegrino, nella quale Rosalia si ritirò da eremita per vivere in pieno questo incontro è forse la vocazione per tutti? No! Di certo! Ma il tempo, quello sì! La quotidianità che ci viene consegnata dalla Provvidenza, le ore e giorni della nostra vita, negli impegni che assumiamo nei confronti di noi stessi e nei confronti degli altri, e dell’intera comunità: queste sono le occasioni nelle quali deve essere evidente l’incontro con il Signore, la fede che professiamo, il bene che crediamo di promuovere. Solo la santità, che è incontro con Cristo, ritorno a Cristo, dona un senso al nostro tempo, alla nostra quotidianità! E Rosalia lo ricorda a tutti, questa mattina, partendo proprio da questo Palazzo.

5. Se questo richiamo ad una santificazione del tempo che ci è stato affidato è valido per ciascun cristiano, è particolarmente urgente ribadire, proprio tra le mura di questo Palazzo di Città, che “horae pereunt et imputantur” – “le ore passano e vengono imputate” soprattutto a coloro che sono stati posti a ben amministrare la cosa pubblica.
Nella facciata del Palazzo di Città, l’orologio con l’epigrafe latina, come dicevo, è collocato sotto l’effige marmorea della Santuzza. Vi chiedo di scorgere in questo accostamento quanto lei stessa, Patrona della nostra Città, sta oggi venendo a chiedere a questa nuova Amministrazione, facendosi voce dei suoi concittadini palermitani.
Per Palermo c’è ancora tempo? Cronologicamente rispondiamo di si: le ore passano. Ma è un tempo che deve diventare ottimismo, speranza, opportunità di bene… E questa trasformazione è affidata soprattutto ad una molteplicità di interventi di amministrazione e di governo attenti e lungimiranti, lontani da ogni inerzia e decisamente orientati verso opportunità nuove da dare soprattutto ai giovani e alle famiglie.
Ogni sforzo deve essere compiuto perché il tempo presente sia autentico servizio a questa Città: tutte le componenti civili ed amministrative, in sinergia con quelle ecclesiali e morali, si adoperino prontamente a vantaggio del bene di questa Palermo felicissima!
Non si può perder tempo, mai! Meno che mai in questo Palazzo! Meno che mai in questo particolare momento storico che ognuna delle componenti della società sta attraversando! E non ci si può nemmeno chiudere in sterili polemiche che riguardano il passato e che rischiano di vanificare l’attenzione al presente e gli sforzi per un costruttivo impegno al servizio del bene comune.
Ed oggi la vergine saggia Rosalia ci invita a fuggire la stoltezza del perder tempo! La misura alta della sua vita, la santità che lei ha vissuto, per gli Amministratori di questa Città passa – come indicato dall’epigrafe nella facciata – da un tempo qualificato, attento al progresso e allo sviluppo della realtà sociale, economica, morale di Palermo.
Non ci possono essere divisioni, frammentazioni, dispersioni. Palermo attende una grande assunzione di responsabilità. Né il bene può essere delegato, né il tempo può essere perduto!

6. Concludo. La nostra Città e tutta la nostra Arcidiocesi hanno ricevuto nei giorni scorsi il dono della pubblicazione del Decreto sul martirio di don Pino Puglisi, sacerdote di questo presbiterio assassinato dalla mafia in odium fidei, fulgido esempio che continua la schiera gloriosa dei santi della nostra Terra.
Il suo martirio è il coronamento di un’esistenza che è stata un “perdere la vita” nella sequela del Maestro Gesù. Un “perdere la vita” che ha trovato spazio prima di tutto nel suo quotidiano spendersi come pastore, nel suo umano incontrarsi con i bisogni della gente, nella sua condivisione semplice e spesso sofferta di tutte le problematiche dei fedeli a lui affidati.
La sua sacrilega uccisione, quasi venti anni fa, non fa altro che sigillare in modo cruento un sacrificio quotidiano, un’offerta continua ed umile, un vivere il quotidiano dando senso al tempo, orientando, cioè, mente e cuore di sé e dei fratelli alla “vita buona del Vangelo”.
Per questo don Pino, riprendendo uno slogan del Centro nazionale Vocazioni di quel tempo, in uno dei suoi campi-scuola, diceva ai suoi giovani: “Venti, sessanta, cento anni, la vita. A che serve se sbagliamo direzione? Ciò che importa è incontrare Cristo, vivere come lui, annunciare il suo amore che salva. Portare speranza e non dimenticare che tutti, ciascuno al proprio posto, anche pagando di persona, siamo i costruttori di un mondo nuovo”.
È il mondo nuovo che Palermo ha visto nella prodigiosa liberazione dalla peste per intercessione della sua Santuzza Rosalia, nel 1624.
È il mondo nuovo che Palermo vuole – fortemente vuole! – vedere ed abitare con l’impegno e la responsabilità di tutti per debellare ancora mali pestilenziali antichi e nuovi, attanagliati nel territorio ma – soprattutto – nel cuore dei cittadini.
Per intercessione di Santa Rosalia chiediamo di non sbagliare direzione… Chiediamo di non sprecare opportunità… Chiediamo che, orientando bene il tempo che Dio mette a nostra disposizione, vivendo con illuminata responsabilità l’oggi, possiamo essere tutti – ciascuno per la propria parte – portatori di speranza e di libertà per questa nostra amatissima Città, e come direbbe il Servo di Dio don Pino, costruttori di un mondo nuovo “anche pagando di persona”.

Paolo Romeo
cardinale di Palermo 

 
 
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