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La festa di San Giuseppe…

giovedì 2 agosto 2012, 14:49   L'Opinione  

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di Antonino Russo

Anticamente si svolgeva nel mese di maggio ed era chiamata “festa di maggio”. Nei giorni che la precedevano le persone tinteggiavano le pareti interne ed esterne delle abitazioni e le donne lucidavano le pentole di rame.
L’abbigliamento doveva essere assolutamente nuovo. Specie alle donne necessitava preparare vestito e scarpe da mettere in mostra alle corse o durante la passeggiata serale. Alcuni provvedevano in paese, ma i più partivano per Palermo, tornando stanchi, ma soddisfatti, con i preziosi pacchetti.
E arrivava il giorno della festa.
Fin dal sabato pomeriggio il pezzo forte era costituito dalle corse di cavalli dalla Punta Guglia al palazzo. La partenza era data da uno scampanellio seguito dallo scoppio di un petardo. Due ali di folla si aprivano e si richiudevano al passaggio di tre o quattro cavalli con fantino. Le ringhiere ai marciapiedi d’erano, ma nessuno ne teneva conto. Balconi e terrazze erano ricolmi di gente con binocolo. Un vociare scomposto saliva lungo il corso accompagnando i cavalli che giungevano al Palazzo sfiniti dalla continua salita.

Un altro momento importante era quello della processione. Il simulacro di san Giuseppe veniva portato a spalla da falegnami e altri operai per le vie del paese. Nel punto in cui erano predisposte due torri avveniva “la volata dell’Angelo”.
Un ragazzo in veste di angelo, assicurato a una corda, scendeva all’altezza del simulacro e recitava “la parte”, poi tra grida festanti, risaliva la torre opposta. La sera le luminarie.

Sul palco, sistemano in piazza Madrice, una qualificata banda eseguiva sinfonie liriche. I marciapiedi del Corso Umberto I ospitavano bancarelle dei “caliara”, dei “tirrunara” e di altri venditori, mentre la passeggiata si svolgeva nella sede stradale.

La mezzanotte del lunedì il gran finale con i fuochi d’artificio. Un colpo secco ne dava l’avviso.
Così tra il crepitio dei mortaretti, il tuono dei mortai e il gioco aereo di colori, con uno scintillio che si apriva a ombrello, la gente spendeva le ultime briciole di allegria.

Ultima modifica sabato 9 marzo 2013, 13:50

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