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Lumia e Alfano in cella da Provenzano e scoppia la polemica sulla visita

giovedì 9 agosto 2012, 21:26   Attualità  

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E’ polemica sulla visita compiuta da  Giuseppe Lumia e Sonia Alfano a Bernardo Provenzano.
Ad innescare il caso ci ha pensato dalle sue colonne il “Corriere della Sera”, raccontando di come il parlamentare dell’Idv, Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe, morto per mano mafiosa nel ’93 ed il Pd Giuseppe Lumia, ex presidente, ora componente, della commissione parlamentare antimafia abbiano condotto una vera e propria tournée delle carceri italiane che ha fatto tappa da boss del calibro di Provenzano, del casalese Bidognetti e dei siciliani Graviano e Cinà. Durante gli incontri i due esponenti politici hanno tentato di spingere i loro interlocutori a parlare con i magistrati. Con discussioni nella lingua madre, il siciliano, con gli slogan “un uomo con la schiena diritta sta con lo Stato e la legge dello Stato”: così avrebbe detto Lumia a “Binnu” Provenzano, più preoccupato, in verità di interloquire con i propri figli che con gli inquirenti.

Scarsi sarebbero stati i risultati ottenuti dai colloqui effettuati dalla coppia di politici che ha collezionato “non ricordo” e dichiarazioni di innocenza, come nel caso di Nino Cinà, balzato alle cronache come il medico della mafia. Puntuali dunque sono giunte le polemiche e le contestazioni da più parti. I rappresentanti di organismi elettivi, infatti, sono sì autorizzati a colloquiare con detenuti, ma esclusivamente al fine di verificare le condizioni della carcerazione e delle carceri. Il ministro della Giustizia Paola Severino, verificato che le relazioni di servizio nelle quali si segnalavano le peculiarità dei colloqui fossero state trasmesse all’autorità giudiziaria competente, ha richiamato Lumia e la Alfano. Sollecitando l’interruzione degli incontri “qualora travalichino i limiti e si trasformino in colloqui su procedimenti in corso”. Meno diplomatiche, tuttavia sono state le reazioni di altri deputati. “I parlamentari – ha dichiarato in una nota il deputato del Pdl Maurizio Paniz – Giuseppe Lumia e Sonia Alfano si infilano nelle maglie della delinquenza peggiore, per captare un accondiscendete appoggio alla logica del più abbietto pentitismo così violando la norma che consente al parlamentare l’accesso in carcere al solo fine di controllare le condizioni di vita dei reclusi e cercando di impadronirsi di quel diritto a saggiare la volontà collaborazionistica da dei delinquenti di mafia che spetta solo ai magistrati o alle forze di polizia”. “La gravità della vicenda che ha visto due parlamentari proporsi nel ruolo di evangelizzatori di giustizia ‘in partibus infidelium’ è di una gravità senza precedenti – ha aggiunto il capogruppo Pdl alla Camera Osvaldo Napoli – Siamo di fronte a un salto di qualità nella manipolazione politica della giustizia, Il ministro Severino deve fare subito chiarezza sulla vicenda”.

Le repliche degli interessati, Sonia Alfano
Sonia Alfano ribadisce che continuerà le visite alle carceri che svolge da oltre tre anni. “Fanno bene ad aver paura – ha detto la Alfano – di quelli che definiscono i miei tour in carcere. La prova di questi timori è che qualcuno ha fornito al giornalista del Corriere le trascrizioni e questo è, in Italia, ancora un reato. Chiedo alla magistratura di intervenire e chiarire”.

Parla Giuseppe Lumia
“E’ incredibile: avere richiamato la legge dello Stato sulla collaborazione di giustizia, ripeto una legge dello Stato, getta nel panico molti esponenti del centrodestra – dice dal canto suo Giuseppe Lumia -. Chi ha paura della collaborazione di Provenzano? Meglio la più terribile e amara verità che l’omertà e il silenzio. Non mi sfugge che queste reazioni espongono noi e i nostri cari. Sono un condannato a morte di Cosa nostra e so che in questa battaglia bisogna essere pronti a tutto. Nessuno mi fermerà, andremo avanti rispettando le regole. Non mi lascerò intimidire”

Il comunicato congiunto
“La sortita del giornalista Bianconi di oggi rappresenta una grave rivelazione di segreto d’ufficio, evidentemente propagata da qualche apparato istituzionale. Auspichiamo che l’Autorità giudiziaria si attivi per risalire ai pubblici ufficiali che hanno fornito al giornalista del Corriere della Sera la notizia e il contenuto dei colloqui effettuati presso il carcere di Parma nell’esercizio delle nostre prerogative parlamentari con alcuni detenuti, tra i quali il boss Bernardo Provenzano. Vorremmo sapere qual è l’obiettivo di questa operazione, oltre a quello di mettere in pericolo le nostre vite. Forse l’obiettivo è quello di dire ai boss mafiosi, a partire da Provenzano, che non devono fidarsi dello Stato e che deve essere esclusa ogni ipotesi di collabozione con la giustizia?”. (licesicilia.it)

 
 
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