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Uscire dal fatalismo…

mercoledì 8 agosto 2012, 09:14   L'Opinione  

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di Maria Luisa Florio

Ho letto le amare considerazioni del professore Aiello in merito all’inamovibilità della “questione bagherese”e di ritorno dal Giffoni film festival mi piaceva condividere con voi alcune considerazioni. La prima riguarda l’inamovibilità della situazione non solo bagherese ma direi siciliana e la difficoltà di prendere decisioni impopolari. lasciando la patata bollente sempre a qualcun altro. Noi sappiamo, però, che ormai ridurre le spese insostenibili della pubblica amministrazione sicula non è più solo necessario ma improrogabile. Nessuno, però, vuole perdere le proprie clientele e lo stesso Lombardo alla vigilia delle sue dimissioni non pensa certamente di darsi, così come afferma da novello Cincinnato, a questioni di natura agricola. Dal grande al piccolo: la questione bagherese ruota anche attorno all’annosa vicenda Coinres dalla quale, malgrado sia stato nominato anche un commissario liquidatore, per ora non si riesce ad uscire con tutto quello che comporta una raccolta differenziata che non riesce a decollare e che ci pone in una situazione di inciviltà perpetua. Ma l’inamovibilità si vince con l’azione, di tutti, ognuno nel proprio piccolo. E diverse associazioni, anche bagheresi, lo dimostrano ogni giorno.

E qua arrivo alla seconda considerazione. Quando quarant’anni fa a Giffoni, paesino dell’entroterra campano di dieci mila abitanti, (mica in Finlandia) a qualcuno venne in mente di organizzare un festival cinematografico per ragazzi, credo che in molti abbiano pensato ad un visionario o ad un pazzo. Eppure da quasi mezzo secolo in questo piccolo paesino ad alta vivibilità ( parchi, punti di ritrovo, capillare raccolta differenziata, ecc.) è presente una realtà unica nel suo genere che ospita per dieci giorni all’anno, nella prima metà di luglio, uno dei festival cinematografici per ragazzi più importanti al mondo. Giungono registi e attori da ogni parte ed è davvero molto interessante vedere con gli occhi degli altri la realtà che ormai, nell’era della globalizzazione, tutti condividiamo

La giuria è composta da ragazzi provenienti da 54 paesi del mondo, i film, di livello davvero alto, sono visibili da tutti in strutture allestite per l’occasione. Attorno a questo festival ruota una fiorente .economia fatta anche di bed and breakfast, gelaterie, ristoranti, ecc. Un’esperienza culturale e umana importantissima. Ora, veniamo a noi. Cosa impedisce a Bagheria di avere un festival del cinema? Mi pare ci sia una bella tradizione in tal senso, ci sono registi, attori, professori, una sezione del locale liceo classico dedicata alla settima arte, un direttore artistico naturale, vincitore persino di un Oscar, ovviamente il nostro caro Peppucio. E anche gli sponsor alla fine si troverebbero. E allora cosa manca? Qualche visionario dovrebbe pur trovarsi o no? E qua arrivo all’ultima considerazione e mi ricollego a quanto scritto da Mimmo Aiello. Caro professore il problema sta nella natura stessa del baharioto: la mancanza assoluta di confronto. Lei mi risponderà che è forse un problema che anche Tomasi di Lampedusa aveva sollevato nel suo Gattopardo imputando tale caratteristica al siculo per eccellenza, io invece la ridurrei al palermitano con provincia annessa, che la Sicilia orientale mi pare più operosa e pragmatica. La mancanza di confronto porta al bahariocentrismo che miete molte vittime con la classica alzata di spalle…e il fatalismo da tragedia greca. Eppure questi, ma anche gli  altri amministratori, sono stati il meglio che abbiamo saputo esprimere e sono stati votati da noi. E allora come se ne esce? Proporrei una visione diversa della politica, una sorta di servizio civile obbligatorio: rimbocchiamoci le maniche e cerchiamo di esprimere il meglio di noi stessi. Comitati di quartiere, associazioni cittadine che propongano, oltre che criticare, spendendosi anche in prima persona. E’ uno sforzo che va fatto. Bisogna uscire dal fatalismo: da insegnanti e genitori dobbiamo continuare ad essere costruttori di speranza. In tutto questo il confronto è e rimane importantissimo e passa anche attraverso la crescita culturale della città. Che di certo non merita una festa del Santo Patrono- all’insegna del risparmio per carità-  condita di canzoni napoletane e balletti vari. Per questo c’è da qualche decennio la TV. E’ nei momenti di crisi che c’è maggior bisogno di cultura. La cultura e il confronto sono cibo per la mente. E chi lo sa, oltre le colonne d’Ercole di Punta Aguglia si potrebbe, forse, anche trovare una soluzione.

 
 
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