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Bagheria. Grido d’allarme delle associazioni: “i poveri sempre più poveri”

martedì 18 settembre 2012, 19:32   Attualità  

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E’ un vero e proprio grido d’allarme quello che le associazioni sociali lanciano alla città. di Bagheria
In una lettera aperta, inviata al sindaco, al consiglio comunale e alla società civile, sottolineano che la situazione sociale è in continuo peggioramento.
“La situazione sociale è purtroppo peggiorata e l’Amministrazione resta impotente o sorda a ogni proposta e richiesta -si legge nella lettera-, trincerandosi nella frase che vorrebbe essere risolutiva: Non ci sono soldi. “La nota è firmata da Concetta Testa per la Caritas, Francesco Castronovo per la Co.Di.cons, Padre Francesco Michele Stabile per la comunità parrocchiale San giovanni Bosco, Arianna Castronovo per l’associazione di volontariato Arcoiris, Mimma Cinà, per l’associazione di volontariato Agape, Concetta Testa per l’associazione di volontariato Nuovo Millennio,  Gianluca Rizzo per l’associazione “la giostra della Vita”, Michele Balistreri per l’associazione Nevea.

Per l’importanza dell’argomento pubblichiamo per intero la lettera.

“In attesa ancora di risposte da parte dell’Amministrazione comunale alla nostra richiesta del tempo di estate per i ragazzi, avanzata nel mese di luglio, e di concrete realizzazioni come promesso a febbraio, ci siamo trovati invece in presenza di nuove scelte rigide  che tagliano fuori le fasce più deboli dai servizi sociali, abbiamo ritenuto più utile quindi rivolgere una lettera aperta alla amministrazione, al consiglio comunale e alla società civile su alcuni problemi di politica sociale. Siamo consapevoli  delle difficoltà finanziarie che attraversa l’Amministrazione comunale, ma vorremmo che non fossero i più poveri a pagarne il prezzo.
Preoccupati della crisi che si era fatta sempre più pesante per l’aumento della disoccupazione, degli sfratti, delle sofferenze delle famiglie più svantaggiate, e per il rischio di gravi lacerazioni sociali,la Caritase altre associazioni più volte sono intervenute con documenti e incontri per richiamare l’attenzione degli amministratori e della società civile sulla emergenza sociale. Ai primi di  febbraio 2012la Caritaschiese di istituire un tavolo di progettazione sociale per collaborare con l’amministrazione comunale nel fare fronte all’emergenza sociale che già da tempola Caritase alcune associazioni avevano denunziato. Vennero suggeriti alcuni nomi di tecnici della programmazione sociale che gratuitamente erano disposti a collaborare al tavolo di progettazione per elaborare progetti e ricercare fondi, a breve, a media e a lunga distanza.
Il 14 marzo il Sindaco convoca «un primo incontro del tavolo permanente di lavoro sulle emergenze sociali», come risulta dalla relazione pubblicata l’indomani in Archivio Comunicati stampa del Comune di Bagheria, a cui vengono invitate, oltre ai funzionari e assessori interessati, anche le forze sociali della città, dalle associazioni ai sindacati e alle comunità religiose.
In quella occasione il sindaco, poiché le casse comunali erano già in sofferenza, aprì i lavori, annunziando la necessità di rimodulare il Piano di zona 2010-2012 da dove ricavare fondi per venire incontro alle esigenze di contrasto alla povertà. Comunque ci teneva a dichiarare che «le somme inserite nel bilancio comunale al fine di garantire i servizi sociali essenziali ammonta[va]no a un totale di 3.160.000 euro». Si disse dai responsabili che si trattava di «piccole gocce». «Con le risorse che sono state rimodulate si potranno creare 225 posti di lavoro in tutto il comprensorio, ancora una piccola cosa – sottolineava la responsabile dell’ufficio Piano – non possiamo più procedere come una volta, con contributi a pioggia, mediante il criterio dell’assistenzialismo che non aiuta davvero le famiglie». È però chiaro che un semplice inserimento lavorativo per tre mesi, a 400 euro al mese, non può  essere considerato posto di lavoro, ma intervento assistenziale di sopravvivenza.
Si sa invece che i posti di lavoro nascono se si creano le condizioni per lo sviluppo, investendo sulle risorse del territorio.  Intervennero allora  tecnici del comune e assessori per presentare futuri progetti di sviluppo. «Occorre intercettare tutti i finanziamenti possibili ed utilizzabili a livello regionale, statale, comunitario – disse un dirigente  – la regione Sicilia è ancora nella fascia delle Regioni Obiettivo Convergenza finanziate dai fondi FESR, FSE e dal Fondo di coesione. Come ufficio programmazione abbiamo intercettato alcuni bandi e realizzato progetti che riguardano anche le politiche sociali». Si fa riferimento a progetti come E-inclusion, sportello unico delle attività produttive comprensoriale,  distretto turistico “Costa Normanna”, GACgruppo di azione costiera, aree artigianali di Contrada Monaco e Aspra, GAL (gruppo di azione locale) legato all’agricoltura, Giovani, Città, Futuro”, «una sorta di centro polifunzionale le cui attività sono volte a sconfiggere la marginalità e dove lavoreranno psicologi ed orientatori. L’intenzione per tale progetto è quella di aprire ai quartieri, coinvolgerli grazie alle parrocchie e alla associazioni e cooperative che lì operano». «Sono tutte azioni di pianificazione che produrranno sviluppo» – spiega poi un assessore.
Negli interventi dei rappresentanti delle forze sociali vengono sottolineate infatti la gravità della situazione, la disoccupazione dilagante, l’esiguità delle risorse nel contrasto alla povertà, la disponibilità di interagire insieme per affrontare la crisi e per creare uno stile di collaborazione democratica tra Amministrazione e forze sociali che devono essere riconosciute come parte integrante del tessuto vivo della città.
Il sindaco dichiara che l’amministrazione si impegna nella lotta all’evasione, nella semplificazione delle procedure, nel verificare l’affidamento diretto a realtà bagheresi nel rispetto delle norme vigenti, e per l’attivazione di conferenze di servizi al fine di accelerare le pratiche, non ultima la lotta agli sprechi.  «Questo è il primo incontro – concluse il sindaco – fare il processo alle intenzioni non aiuta nessuno, essere propositivi con questo tavolo di confronto permanente invece può e deve essere utile…L’incontro di oggi è servito per gettare le basi per confrontarci serenamente, per analizzare insieme i dati sulla povertà, per verificare tutte le proposte non chiudendoci in una stanza, ma confrontandoci con le persone che operano sul territorio per prospettive, spunti ed azioni concrete».
Sono passati sette mesi dal «primo incontro del tavolo permanente di lavoro sulle emergenze sociali», ma nonostante l’Assessore alla comunicazione assicurava la piena comunicazione e accessibilità all’azione dell’amministrazione, non sappiamo nulla di ciò che è accaduto in questi mesi delle politiche sociali. Nulla sappiamo dei progetti futuri che sono rimasti futuri, nulla delle buone intenzioni e nessuna ricaduta di questi progetti annunziati abbiamo potuto constatare nel territorio. Se è vero che non ci si deve affidare all’assistenzialismo «che non aiuta davvero le famiglie», quali sono, a parte gli annunci, i progetti di sviluppo per la città che possono dare lavoro reale e non per finta? Rimane solo la speranza?
La situazione sociale è purtroppo peggiorata e l’Amministrazione resta impotente o sorda a ogni proposta e richiesta, trincerandosi nella frase che vorrebbe essere risolutiva: Non ci sono soldi. Questo è lo slogan che viene ripetuto dal Servizio sociale e dall’Assessorato a chi chiede attenzione ai suoi problemi. Ma non può essere risolutiva questa risposta. Sarebbe dichiarare il fallimento e l’inutilità della politica. Quale è il compito della politica? Quale il ruolo del Consiglio Comunale e dell’Amministrazione in una Città? Quali sono i problemi che stanno a cuore ai Consiglieri e alla Amministrazione? Solo il Coinres.
Nel frattempo, perché i poveri non diventino sempre più degli emarginati, ci contentiamo di porre richieste che riteniamo consapevolmente assistenziali, a meno che non ci si dica quali le alternative di fronte ai bisogni primari di chi vive nell’incertezza del quotidiano. Chi ha la pancia e il portafoglio pieni può discettare su assistenzialismo si o no, noi non ce lo possiamo permettere e con noi tante famiglie con bambini piccoli a carico e i troppi disoccupati.
Ci permettiamo pertanto di richiamare alcune soltanto delle nostre preoccupazioni che richiedono risposte politiche  immediate:

  1. Perché è stato tagliato più di un milione dal bilancio sociale? Non avevamo previsto che dei 3.160.000, spesi per i servizi previsti dalla legge, non sarebbe rimasto nulla per il contrasto alla povertà? E non avevamo previsto per questo motivo che il Piano di zona 2010-2012 non era rispondente alla nostra realtà territoriale?
  2. Che fine ha fatto la rimodulazione del Piano di zona che dal sindaco veniva data a marzo come già quasi fatta? Quali fondi sono stati ricavati, da dove e per cosa?
  3. Perché non rendere pubblica una relazione dettagliata sullo stato di realizzazione del Piano di zona, dal momento che noi non ci siamo accorti della ricaduta nel territorio, e noi nel territorio ci siamo davvero, degli interventi previsti, finanziati e già affidati a favore delle famiglie e dei minori?
  4. Perché non vengono convocate le associazioni per il rinnovo dei loro rappresentanti nel Gruppo Piano di zona? Che fine hanno fatto le osservazioni fatte dalla associazioni alla bozza di regolamento del Gruppo Piano?
  5. Non sarebbe opportuno anticipare i tempi della Regione e avviare i tavoli tematici per arrivare per tempo ad un Piano di Zona che risponda alle reali esigenze del territorio, colmando laddove possibile, i servizi che sono venuti meno a causa delle minori risorse presenti nel bilancio comunale?
  6. Perché non è stato istituzionalizzato, come da noi proposto, il tavolo di progettazione sociale con l’apporto di tecnici, che offrivano la collaborazione gratuita, e perché non sono state fatte le nomine di questi tecnici, limitando l’attività a soli due incontri informali?
  7. Perché non si è fatto il tempo d’estate per i ragazzi che sono rimasti in mezzo alla strada per tutto il periodo estivo? I contatti che abbiamo avuto con l’amministrazione sono stati deludenti tra promesse vaghe e indifferenza. La Caritas  ha fatto qualche iniziativa estiva per piccoli gruppi di ragazzi e per breve tempo, grazie anche alla generosità di alcuni privati. Ci chiediamo però che fine ha fatto nel Piano di zona il Progetto Liberamente Giovani che doveva creare animazione nel periodo estivo per i minori?
  8. Si chiede per l’accesso all’asilo nido una attestazione lavorativa dei genitori e una retta proporzionale al reddito come prevede il regolamento approvato recentemente. Ammesso che tutto sia secondo la legge, che cosa pensa di fare l’amministrazione per la donne senza reddito che vivono con qualche lavoretto occasionale in nero e che non potranno lavorare se non avranno possibilità di tenere i bambini al nido? Perché il Servizio sociale non può più fare la relazione di accompagnamento delle richieste di inserimento dei figli al nido di queste donne in difficoltà lavorativa? I bambini saranno “scartati” secondo regolamento solo perché poveri?
  9. Anche per la mensa scolastica viene chiesto un contributo delle famiglie secondo reddito. Stranamente proprio i bambini, senza reddito, che hanno bisogno di un pasto sicuro saranno messi alla porta?
  10. Libri di testo per la scuola dell’obbligo. Poiché le librerie non intendono dare i testi scolastici senza anticipare il pagamento, che fare per i ragazzi le cui famiglie non hanno reddito? Se è vero che per le scuole elementari si deve fare riferimento al Provveditorato, chi deve perorare la causa presso il Provveditorato? Il singolo bambino o l’assessorato comunale? Per i libri della scuola media già lo scorso anno il Comune non ha stampato le cedole per i libri da dare ai ragazzi con reddito insufficiente o nullo. È ancora un diritto oltre che un dovere l’istruzione? In compensola IV commissione del Consiglio ha proposto come soluzione di chiedere alla cittadinanza di portare libri scolastici alla biblioteca comunale che dovrebbe poi provvedere a darli ai ragazzi che non hanno possibilità economiche per comprarli. Non pare sia questa la risposta “politica” che ci si aspetta da amministratori. Lasciamola a quelli che sono accusati di assistenzialismo.

Esisteva un fondo per venire incontro a emergenze improvvise e urgenti. Il fondo è stato eliminato nei capitoli del presente bilancio. Cha cosa si pensa di fare nel prossimo bilancio? A chi ci si deve rivolgere comunque in queste situazioni?
Scopo di questo nostro intervento è di provare, se nonostante le difficoltà finanziarie del comune, sia possibile trovare altre strade per reperire fondi per le politiche sociali come abbiamo già proposto in passato. Ciò che è stato fatto purtroppo si è rivelato insufficiente se raffrontato alla gravità del disagio. Ci vuole una amministrazione più coraggiosa, un consiglio comunale più propositivo sui problemi veri della Città, non ultimi quelli sociali, e una società civile più attenta e più partecipe.”

(foto d’archivio)

 

 
 
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