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Arrestato Giuseppe Saggese, si sarebbe tenuto 100 milioni dai comuni

giovedì 4 ottobre 2012, 11:34   Attualità  

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Una società di consulenza fiscale con sede legale a Roma ma operativa da Chiavari (Genova) per anni ha riscosso imposte in nome e per conto di almeno 400 Comuni italiani. Solo che, invece di versarle nelle casse pubbliche, le ha fatte sparire con artifici contabili e altri sistemi.

Le accuse nei confronti di Giuseppe Saggese, amministratore di fatto della ‘Tributi Italia spa’, sono peculato, dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, omesso versamento di ritenute certificate e omesso versamento Iva. Saggese è stato arrestato dalla Guardia di finanza, che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Chiavari.

Secondo l’accusa la società, in amministrazione straordinaria con un commissario, avrebbe operato fino al 2010 riscuotendo imposte, mai versate ai Comuni, per oltre cento milioni. Saggese, in particolare, avrebbe personalmente sottratto alla società circa 20 milioni. Contestualmente all’arresto di Saggese, la procura ha anche disposto il sequestro per equivalente di otto milioni e diverse perquisizioni a Rapallo, Recco, Cogorno (in provincia di Genova), Genova, Roma e Borgonovo del Tidone (Piacenza) nei confronti di altri soggetti indagati, tra cui quattro nei confronti dei quali è stato disposto l’obbligo di dimora.

TRIBUTI ITALIA, SOCIETA’ FANTASMA PER RISCUOTERE LE TASSE – Tributi Italia, la società di consulenza registrata come una spa e facente capo a Giuseppe Sagggese, 52 anni, di Rapallo, era di fatto una società fantasma, già dichiarata fallita dal Tribunale di Roma. Dal 2006 al 2009 non solo ha riscosso tasse comunali in nome e per conto di 400 Comuni italiani, senza versare loro i relativi importi; ma ha anche licenziato gran parte dei suoi mille dipendenti, oppure ha messo altri in cassa integrazione. Tutto ciò ha consentito a Saggese di vivere nel lusso. La Guardia di Finanza di Genova ha precisato che l’amministratore di fatto di Tributi Italia era il vero ‘dominus’ della frode, e che lui si è appropriato certamente di 20 milioni, se non di più. Nei suoi confronti sono stati accertati prelievi bancari anche di 10mila euro al giorno, in contanti. Quindi yacht, aerei privati, autovetture di lusso, soggiorni in località prestigiose, feste mondane. In tutto la società ha sottratto 100 milioni ai Comuni. Oltre a Saggese, arrestate altre quattro persone, mentre altre quattro sono state denunciate a piede libero. Grazie agli artifici contabili da lui elaborati, le somme incassate in nome e per conto dei Comuni venivano poi distribuite in altre società, tutte legate a Tributi Italia, e solo in minima parte finivano nelle casse comunale. Anche per questo – ha precisato la Guardia di Finanza – alcuni Comuni sono arrivati sull’orlo del dissesto finanziario. I Comuni vittima dalla frode sono in tutte le regioni italiane. Nove le persone coinvolte: mentre nei confronti di Saggese è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, ordinanze che prevedono l’obbligo di dimora per altri quattro amministratori di società collegate con Tributi Italia. Altre altre quattro persone sono state denunciate a piede libero. Tributi Italia, essendo entrata in stato di insolvenza, è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Roma, e la Procura di Roma procede per violazione della legge fallimentare.

FILCAMS: 1200 LAVORATORI A RISCHIO – L’arresto dell’amministratore di Tributi Italia spa “é il triste epilogo di una lunga controversia che ha visto più di 1200 lavoratori coinvolti in una vicenda di mala gestione”. E’ quanto afferma il numero uno della Filcams-Cgil Franco Martini. “La sottrazione indebita di milioni di euro non versati ai comuni, un grave indebitamento e la mancata corresponsione della retribuzione per svariati mesi ad oltre 1200 lavoratori – sottolinea in una nota – hanno portato la società ad un regime di amministrazione straordinaria. Chi ha fatto le spese della condotta illegale degli ex amministratori, come spesso accade in situazioni di questo genere, sono stati i lavoratori”. “La notizia di oggi – dice – conferma la cattiva e irresponsabile gestione del servizio, che ha portato alla crisi aziendale, e lasciato in difficoltà molti lavoratori. Questo, come gli scandali politici emersi negli ultimi giorni, devono portare a un cambio di rotta: gli interessi e i profitti personali non possono prevalere sugli impegni presi davanti all’elettorato e ai cittadini o rispetto alle funzioni assegnate dalle istituzioni. Dobbiamo impegnarci tutti a combattere ogni forma di illegalità”. (ansa.it)

 
 
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