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Mercato Ittico di Porticello: sogno di una notte
di mezzo inverno

sabato 20 ottobre 2012, 23:54   L'Opinione  

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di Beppe Zaso
Lo spunto per questa mia noterella mi è stato dato dalle recenti notizie locali che parlavano di un sequestro, effettuato dalla Capitaneria di Porto di Porticello. Il sequestro, ben consistente, è stato di una certa quantità di pesce “non idoneo al consumo umano è in cattivo stato di conservazione”. Il sequestro è avvenuto sia all’interno del mercato sia, cosa singolare, all’esterno, nello spiazzo antistante al mercato.

A questo punto è inevitabile porsi una domanda: cosa ci faceva una consistente partita di pesce in quello spazio? Aspettava di essere posto in vendita nel mercato o si trattava di una vendita illegale? Allora avete il diritto che io vi racconti la mia storiella. Siamo nel febbraio del 2010 ed io, a quel tempo, stavo compiendo, per conto dell’Università di Palermo, una ricerca antropologica sui riti astatori della vendita del pesce. La ricerca era tesa ad accertare la sussistenza, ancora, delle regole di vendita, con la tradizionale asta, molto affascinante. Quindi, esaurita la fase di ricerca documentaria e delle interviste agli attori locali mi restava la parte più immediata e importante del lavoro: le riprese video delle fasi di vendita. Immaginate una serena e tiepida serata d’inverno ed io in attesa dell’apertura del mercato, mi trovavo serenamente stravaccato in una panchina di fronte a quello che io ritenevo fosse l’ingresso principale. Lo sciabordio della risacca e il silenzio assoluto m’inducevano a una sorta di rilassamento vegliante.

Erano circa le due di notte e a parte solamente un fulmineo passaggio di una camionetta dei Carabinieri, i quali si allontanavano ben presto in direzione di Santa Flavia, non transitava apparentemente anima viva, le luci del mercato erano spente e nulla disturbava questa serena rilassatezza. All’improvviso mi vedo sfilare davanti una ben strana coppia: un ometto, basso, tarchiato e molto anziano che spingeva un cigolante carrettino che trasportava un piccolo gruppo elettrogeno, sormontato da una sorta di lampara. Il compagno, alto, segaligno e molto giovane spingeva a sua volta un altro carrettino, simile al primo e altrettanto cigolante, che trasportava una modernissima pesa elettronica. Il quadretto era curioso e i due, dopo aver costeggiato il muro di cinta del mercato, svoltarono nello spiazzo retrostante il mercato stesso. Io abbastanza incuriosito li seguii e svoltai insieme con loro. A questo punto mi si presentò uno scenario inimmaginabile, nel silenzio più assoluto vidi una sorta di corridoio che portava al cancello del mercato.

Il corridoio era formato da una ventina di camion frigoriferi disposti e ben allineati nello spiazzo stesso.

Improvvisamente come a un silente ordine furono aperti i portelloni posteriori, e ordinati con le lampare e le pese furono scaricate un’incredibile quantità di cassette di pesce. A questo punto il piazzale si animò di una consistente folla, eterogenea e vociante, che immagino dovessero essere i dettaglianti del circondario. Il mercato, illegale, aveva iniziato la vendita. Naturalmente tutto questo era documentato dalla mia attrezzatura da incosciente! Con il senno di poi. Io nell’aggirarmi in questa sorta di mercato vedevo ogni specie di pesce – credo anche fuori misura – e che sicuramente nessuno aveva sottoposto a un qualsiasi controllo sanitario. Mi ricordo che mi accorsi subito degli sguardi malevoli e incuriositi di tutta quella folla vociante, ma non me ne curai più di tanto (incosciente!). Intorno alle tre e mezzo del mattino le luci del mercato ittico ufficiale si accesero, un vigile percorrendo, incurante di quella folla, il corridoio, aprì il cancello del mercato e i posteggiatori, in ordinata fila indiana, iniziarono a entrare, trasportando, ormai quel poco di pesce che era rimasto dalla vendita – illegale – di poco prima, fuori orario e…fuori mercato. Anch’io terminai le riprese all’interno del mercato (sempre circondato da quel palpabile fastidio da parte dei presenti) e documentai purtroppo, che di aste secondo la tradizione non ve né era proprio traccia. Questa singolare notte di mezzo inverno avveniva circa due anni fa. Operatori locali mi confermano che sia prima – al non voler andare lontano, subito dopo la riapertura del nuovo edificio, avvenuta circa dieci anni fa – che adesso, anche subito dopo il recente sequestro, la vendita illegale continui ancora, alla faccia delle autorità e di chi ha, come necessità prioritaria, quella di arricchire il suo curriculum delle attività svolte. Ogni dubbio a questo punto è legittimo e lascio a voi la fantasia di formularne alcuni: uno, potrebbe essere – ma questa struttura mercatale ha una commissione mercato operativa? Oppure è un mercato senza commissione mercatale? Due:- ma questo mercato, ha un presidio sanitario, preposto al controllo del prodotto ittico immesso all’interno? Oppure questo mercato ne è sprovvisto?

Statene certi che quasi una qualsiasi ipotesi potrebbe trovare riscontro nella realtà. Anche, per esempio, di un possibile traffico di armi e di un imponente traffico di droga, il tutto naturalmente è alimentato da questo paradossale clima d’illegalità diffusa, all’interno del quale, però, ci sentiamo di affermare, che l’operosa e umile categoria dei pescatori porticellesi, ne è vittima, magari con qualche complicità ma vittima. Un’ultima provocazione, tra le tante, me la consentirete: immagino che come tutti noi anche voi, pazienti lettori, avete comprato del pesce per i vostri figli, per un vostro parente di salute cagionevole o per vostro diletto e quant’altro, e siete stati, giustamente, attirati da dei filetti, rosei, diliscati e di aspetto oltre che invitanti anche di una sorta di rassicurante apparenza di un prodotto sano e igienicamente sicuro. Ebbene; molto probabilmente avrete, anche acquistato, dei filetti di quello che comunemente è denominato pesce persico o delle sogliole invitanti dall’aspetto delicato, o della neonata che non poteva essere che deliziosamente fresca e invitante. Sappiate che, molte di quelle varietà, che ho descritto, e commercializzate in quest’anarchia di controlli, dai nostri bravi commercianti porticellesi (di fatto “proprietari” del mercato e creatori di genie di sindaci del luogo) sono importati, molto spesso, se non quasi totalmente, da importatori cinesi. I quali si approvvigionano nelle zone di pesca internazionali, senza aver alcun rimorso, pur sapendo che una delle zone, per esempio, è il delta del fiume Mekong. Il Mê Kông è il fiume più lungo e importante dell’Indocina e uno dei maggiori dell’Asia, è l’undicesimo fiume più lungo del mondo e nella classifica dei fiumi inquinati è invece il primo con tutte le possibili porcherie che esso contiene (mercurio, metalli pesanti ecc.). Termino affermando che non possiamo far’ altro che aspettarci un deciso e risolutivo intervento sulla questione. Questione che da qualche tempo è continuamente sollevata anche da alcune Cassandre locali, vedi uno per tutti, dall’impegnato è  informato Direttore tecnico dell’ANAPI Pesca, il caro Ciccio Zizzo. Questi pongono, in termini scientifici e normativi, una stabile soluzione che ancora non arriva. Da parte nostra non possiamo che promettervi che seguiremo, come sempre, gli sviluppi della questione.

Dimenticavo le copie delle riprese sono state immediatamente, allora, fornite agli Organi Inquirenti. Mi risulta che sono state molto apprezzate e sinceramente ne attendiamo gli effetti.

 
 
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