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Sciolto il consiglio di Reggio Calabria per mafia

mercoledì 10 ottobre 2012, 14:55   Attualità  

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Si insedieranno lunedì prossimo con pieni poteri i tre commissari che per 18 mesi guideranno il Comune di Reggio Calabria, sciolto ieri dal Consiglio dei ministri per contiguità con la criminalità organizzata, su proposta del ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri. I tre – Vincenzo Panico, Giuseppe Castaldo e Dante Piazza – secondo quanto prevede la legge che regola lo scioglimento dei consigli comunali per mafia, eserciteranno le attribuzioni spettanti al Consiglio, alla giunta ed al sindaco.

LEONIA, IL VERO AFFARE ERA LA MANUTENZIONE DEI MEZZI – La manutenzione dei mezzi meccanici della società Leonia, partecipata del Comune di Reggio Calabria, era il vero e proprio affare della cosca della ‘ndrangheta Fontana. E’ quanto emerso dalle indagini di polizia e Guardia di Finanza che stamane hanno portato all’arresto del direttore operativo della società Leonia e di altre sette persone tutti esponenti della cosca. La famiglia Fontana è titolare della società Semac alla quale è stata affidata la manutenzione dei mezzi della Leonia. La manutenzione dei mezzi, secondo gli investigatori, ha garantito alla cosca Fontana un costante flusso di denaro. I collaboratori di giustizia sostengono che il denaro ricavato dall’attività era diventato un ‘fondo cassa’ a disposizione delle cosche reggine. Una sorta di “rimessa di denaro contante” proveniente dall’acquisto sovra stimato di pezzi di ricambio e componenti meccanici dei mezzi utilizzati nel ‘Comparto rifiuti’ che, attraverso un sistema di fatture gonfiate, venivano sostituiti dalla Semac con assoluta facilità e senza una preventiva autorizzazione della Leonia, registrando altissimi costi aziendali.

PENTITI SVELANO SISTEMA DI FATTURE GONFIATE – Tre collaboratori di giustizia, Nino Lo Giudice, Roberto Moio e Consolato Villani, hanno svelato il sistema di fatture gonfiate utilizzato dalle cosche della ‘ndrangheta nella societa’ Leonia. I tre pentiti sono state sentiti in diverse occasioni dai magistrati della Dda di Reggio Calabria e le loro dichiarazioni sono state poi riscontrate attraverso una serie di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Durante gli interrogatori i collaboratori di giustizia hanno raccontato anche vicende relative alla società. Verso la fine del 2007 e gli inizi del 2008, la società Leonia è stata, secondo i pentiti, al centro di un passaggio storico di consegne che ha segnato la fine del ‘governo’ della cosca Fontana con il subentro delle famiglie De Stefano-Tegano-Condello. Secondo quanto riferito da Nino Lo Giudice e da Consolato Villani, per volere di Pasquale Condello, Giovanni Fontana e la sua cosca non doveva ‘prendere niente’ perché aveva già avuto la “manutenzione della Leonia” e nonostante ciò “non dava conto a nessuno” motivo per cui, a seguito di una riunione tra Pasquale Condello, Giuseppe De Stefano e Giovanni Tegano fu deciso di agire nei confronti di Giovanni Fontana attraverso alcune intimidazioni ai compattatori della società. In particolare gli episodi avvennero il 9, 13 e 16 gennaio del 2008.

CONSIGLIERE ACCUSATO DI ESSERE REFERENTE COSCA – Referente politico della cosca Caridi all’interno del Comune di Reggio Calabria: questa l’accusa mossa al consigliere Giuseppe Plutino (poi sospeso), prima dell’Udc e poi del Pdl, in carica da tre legislature, arrestato nel dicembre 2011 per concorso esterno in associazione mafiosa e oggetto dell’accertamento antimafia sul Comune. Plutino, secondo l’accusa, avrebbe garantito la copertura politica alla cosca venendo gratificato con i consensi elettorali. (ansa.it)

 
 
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