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Trent’anni fa moriva
Beppe Viola

martedì 16 ottobre 2012, 17:05   Attualità  

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Beppe Viola mi manca, eravamo diventati amici, con lui era facile esserlo. Abbiamo condiviso parecchio di ciò che voleva dire il calcio in quel periodo”. A 30 anni dalla morte del giornalista Rai che inventò un modo nuovo, e soprattutto diverso nel senso di scanzonato, di vivere il calcio (“aveva un humour naturale e beffardo – disse di lui Gianni Brera – Una innata onestà gli vietava smancerie in qualsiasi campo si trovasse a produrre parole e pensiero”), Gianni Rivera ricorda con nostalgia “uno che era un poeta del nostro sport, un innovativo, dal quale accettavo ogni critica, perché sapevo che lui era sempre in buona fede”.

Trent’anni anni dopo Beppe Viola – che un ictus si portò via improvvisamente a 43 anni mentre era negli studi Rai di Milano durante il montaggio della partita Inter-Napoli – continua a essere un modello, un punto di riferimento, un esempio: assieme a quel giornalista ‘sui generis’, Rivera diede vita a un pezzo che è rimasto nella storia del giornalismo sportivo in televisione, quell’intervista del cronista in loden al Golden Boy fatta a bordo del tram numero 15 a Milano, in mezzo ai passeggeri, brano di un giornalismo così diverso dal solito, “perché lui era un tipo anti-convenzionale come quell’intervista – dice Rivera -, non solo giornalista ma anche autore di commedie e testi per il cabaret, e amico di artisti e scrittori. Anzi, artista e scrittore lui stesso”. (ansa.it)

 
 
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