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Voto di scambio e voto d’opinione.
La Sicilia al bivio

mercoledì 31 ottobre 2012, 09:44   L'Opinione  

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di Lorenzo Canale
(Consigliere Comunale Casteldaccia)

Alcune riflessioni sulle elezioni regionali 2012. Cifre e dinamiche che forniscono un quadro in chiaroscuro della Sicilia, in cui persistono ancora vecchie logiche e vecchi sistemi, ma dove allo stesso tempo ci sono i segnali – e questa volta segnali tangibili – di una possibilità vera di cambiamento.

A livello regionale la metà degli elettori non ha votato, mentre i numeri del Movimento Cinque Stelle – insieme alle preferenze ottenute da facce pulite come Fabrizio Ferrandelli (7.906 preferenze) – rappresentano un risultato chiaro e importante: in Sicilia il voto di scambio non è più forte come un tempo.

A Casteldaccia per esempio il movimento di Grillo ha ottenuto circa 900 voti per Cancelleri presidente e circa 700 per la lista provinciale. In questi numeri, e nei 200 voti disgiunti, ci sono altrettanti cittadini che hanno votato esprimendo un purissimo voto d’opinione, che non può essere ridotto a semplice voto di protesta.

110 voti a Ferrandelli e 211 al casteldaccese Bartolo Amato, altro volto nuovo della politica, candidato con Futuro e Libertà, che non ha raggiunto i numeri per un posto all’Ars, ma che ha ottenuto tutti i suoi voti senza promettere nessun favore personalistico e affidandosi dunque al voto d’opinione.

Astenuti, Movimento 5 Stelle, candidati al di sopra di ogni sospetto come Ferrandelli e Amato. Tutti elettori che, in un modo o nell’altro, non si sono piegati al voto di scambio.

Forse perché non c’è più niente da scambiare, i conti pubblici sono in rosso e i vecchi padroncini della politica clientelare – le vecchie facce, i vecchi nomi, gli esponenti dei vecchi blocchi di potere – non possono più considerare la borsa di Mamma Regione come un patrimonio personale grazie a cui elargire prebende e favori personali. Quel che è sicuro è che non possono più contare sul bacino di elettori di un tempo.

 Quel che si chiede alla politica, ora, è di pensare davvero al bene comune e al futuro di questa terra. Non di “dare lavoro” ma di creare le condizioni affinché si sviluppino imprese, produzione e occupazione. Di spendere in modo intelligente i fondi europei, tagliare gli sprechi e non fare più favoritismi a questo o quel potentato.

 Ma la vecchia politica ancora persiste e la strada per il cambiamento è difficile e piena di ostacoli. Il sindaco di Casteldaccia Giovanni Di Giacinto ottiene 3148 preferenze,  di cui 1.336 solo a Casteldaccia, e diventa l’unico deputato regionale eletto nella lista Crocetta di Palermo. Evidentemente la sua malapolitica degli ultimi dieci anni, fatta di clientelismo spinto, piccoli favori e appoggio ai blocchi di potere dominanti, ha pagato.

Chiaro che, nel suo caso, l’incidenza del voto d’opinione è bassissima, visti i suoi comizi frequentati soprattutto da gente interessata e non certo da elettori liberi di esprimersi.

Nella giornata delle elezioni, a Casteldaccia, i suoi mastini napoletani sostavano davanti ai seggi, appostati per controllare il buon andamento delle votazioni. Mentre Bagheria ha eletto due deputati grillini, Casteldaccia ha portato alla Regione il suo padre padrone che ha spadroneggiato nell’ultimo decennio.

Non basta pubblicare su Facebook le foto con Rosario Crocetta, col ridicolo slogan “La rivoluzione dei sindaci”, per rifarsi la verginità politica e garantirsi l’impunità da anni e anni di violazioni accertate dagli organi competenti.

Se il cambiamento arriverà, se “il rispetto della dignità” e la “rivoluzione” annunciata da Crocetta si attuerà veramente in Sicilia, i primi a cadere saranno politici come Giovanni Di Giacinto.

Ne vedremo delle belle.

 

 
 
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