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Cattive abitudini…

lunedì 5 novembre 2012, 22:28   L'Opinione  

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di Domenico Aiello

L’abitudine, diceva Aristotele, è una seconda natura che scaccia la prima. Lasciando stare quale sia la prima natura dell’uomo, su cui la discussione è sempre aperta, vorrei fare qualche considerazione sulla seconda, e in particolare sulle abitudini baariote. Consideriamo le abitudini appunto come dettate dalla natura e viene da pensare che  non si possano mutare eppure le abitudini si possono cambiare… volendo! Perché sono solo frutto della consuetudine. Esse possono essere buone o cattive e ciò dipende dal valore morale o politico che  ad esse assegniamo. Come cittadini riteniamo collettivamente di poter discernere le buone e le cattive abitudini nostre e di chi ci  rappresenta e ci governa? credo che nella situazione in cui ci troviamo  (ad un passo dal fallimento) sia necessario ripartire da concetti e pratiche elementari per ritrovare, forse, la bussola.

Riflettiamo sulla rappresentanza democratica. I cittadini eleggono i loro rappresentanti sulla base di motivi vari e sembrerebbe che l’appartenenza politica non c’entri per nulla: infatti  molti tra gli eletti cambiano continuamente partito e gruppo consiliare e in mancanza fanno parte a se stessi; gli eletti non intrattengono con i loro elettori nessun rapporto pubblico: assemblee, rendiconti di quanto fatto, articoli su giornali online… quasi niente! Anche quando qualche rendiconto è obbligatorio per legge nessuno misura i mesi o gli anni di ritardo. Il politico baarioto risponde solo, e non sempre,  quando si sente attaccato o criticato. Ma noi elettori possiamo comunque andarli a trovare per un aiuto, un bisogno… certo! Possiamo criticarli per l’assenza di un progetto complessivo della città e dei suoi problemi? No! Ciò spetta solo a chi rappresenta  gli elettori… candidatevi, fatevi eleggere… e poi parlate nelle Commissioni consiliari e nel Consiglio; anzi persino vi pagheranno per la vostra partecipazione!

Si delinea così un rapporto subalterno e insidioso tra eletto ed elettore che distorce  la rappresentanza popolare creando aggregazioni personalistiche  sulla base di interessi individuali seppur legittimi. La difficoltà di tutti i partiti che continuano a frantumarsi e a perdere i contatti con la realtà degli elettori è spesso originata da tale impostazione politica della rappresentanza. Un normale dialogo con la cittadinanza basato sulla chiarezza  pubblica  dei comportamenti e delle scelte operate dai politici locali  aiuterebbe tutti.

Poi c’è l’inconcludenza ovvero le  troppe chiacchiere e  i pochi fatti. Sicuramente amministrare è difficile e una legislazione  che afferma tutto e il contrario di tutto rende quasi impossibile determinazioni efficaci ma l’impressione che abbiamo del Palazzo della politica è che si discuta all’infinito di regolamenti e si perdano di vista i bisogni dei cittadini. Centinaia di riunioni in commissione e in Consiglio : manco nella  Rivoluzione francese si è arrivato a tanto. Ai cittadini interessano i risultati e, per fortuna , ora cancellano subito il politico inconcludente “ tutto chiacchiere e distintivo “.La munnizza è sempre là, la città è in pieno declino e i baarioti fuggono dal loro paese mentre i politici discutono … la sfiducia verso i politici diventa totale! I fatti dove sono?

I bagheresi però, malgrado tutto, la voglia di aggregarsi e di fare non la vogliono perdere: c’è un fermento di iniziative che conforta, un nutrito gruppo di persone di talento in vari campi, una rete scolastica vivace e propositiva, una comunità ecclesiale che diventa soggetto interlocutore della città;la tradizione culturale resiste nonostante il degrado e l’assenza di senso civico. In un contesto difficilissimo si continua a pensare, a studiare, a creare cose nuove ed interessanti. I cittadini mostrano di costituirsi in nuove formazioni politiche che privilegiano la democrazia interna e la partecipazione costante …forse nell’acquario della vita politica bagherese qualche pesce nuovo può smuovere le acque.

Spesso mi chiedo se il ruolo della pubblica opinione ha veramente un effetto positivo sui politici perché ci si sforza di riflettere sulla città e sul suo destino oppure risulta un boomerang perché non sembra  avere effetti rilevanti sulla classe o ceto politico amministrativo. Sono stato educato al dialogo in politica però, di fronte ad un sistema bloccato e sordo ad ogni sollecitazione e suggerimento , comincio a pensare che la crisi economica farà saltare le normali dialettiche politiche  con risultati inaspettati e al di là delle analisi da salotto televisivo. E’ già accaduto nel 1989: i grandi analisti prevedevano la fine del comunismo europeo non prima del 2030! solo l’almanacco di frate Indovino azzeccò l’anno giusto. Mizzica che bella scienza la politologia! Meglio na passiata no’ stratonieddu! almeno lì si parla di politica ma gratis!

 
 
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