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Lavora a Bagheria il poliziotto aggredito a Palermo

domenica 11 novembre 2012, 17:23   Cronaca  

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Spedizione punitiva contro il poliziotto che aveva cercato di fare arrestare un tunisino, autore di una rapina a un turista. Sarebbe questo il motivo del pestaggio che ha visto vittima, venerdì notte, un sovrintendente del commissariato di Bagheria. E. B., 39 anni, è stato pestato a sangue da quattro uomini – così ricorda la vittima – davanti a un bar di piazza Giulio Cesare. Gli aggressori gli hanno fratturato a calci uno zigomo, ma anche un dito e l’occhio sinistro ha subito un grave trauma.
Due degli autori di quella che a prima vista sembrava una rapina sono stati arrestati da una volante della polizia che passava da piazza Giulio Cesare. Si tratta dell’italo-tunisino Mahamud Landoulsi, 27 anni, pregiudicato, e Zine Abidine Belgassemi, 32 anni, nato in Francia e senza fissa dimora. Entrambi sono accusati di rapina aggravata in concorso, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale. Addosso a uno dei due arrestati è stato trovato il tesserino del poliziotto, le chiavi di casa e il portafogli. Il cellulare del sovrintendente è rimasto in mano ai complici fuggiti.
Con il viso tumefatto e con le impronte degli scarponi dei suoi aggressori ancora impresse sulla pelle, E. B. si aggira tra i corridoi dell’ospedale Civico. E racconta: “Ma quale rapina. È stata una vendetta degli amici di un tunisino che più di un anno fa avevo cercato di arrestare. Ero già stato minacciato, ma poi tutto era tornato alla calma. Ma questi non dimenticano e me l’hanno fatta pagare”.

Venerdì, pochi minuti dopo la mezzanotte. Il sovrintendente, che abita nella zona della stazione centrale, entra nel bar Ferrara per acquistare una bottiglia d’acqua. “Mi stavo ritirando dopo una serata trascorsa con gli amici”, racconta. Poco dopo entra nel bar Landoulsi. “Puoi uscire un attimo? Dovrei parlarti”, gli chiede il tunisino. Il poliziotto decide di seguirlo, conosce quel ragazzo. Nel luglio del 2011, quando ancora si trovava alla squadra volanti di Palermo, il sovrintendente aveva chiuso un’indagine sulla rapina a un turista portoghese. Uno degli autori sarebbe stato l’amico del tunisino, un suo connazionale, che però non finì agli arresti perché non individuato in flagranza di reato. Qualche giorno dopo, sempre al bar Ferrara, Landoulsi si presentò mentre nel locale c’era anche il poliziotto. “Non mi spavento della polizia”, aveva detto il tunisino al titolare del bar e poi rivolgendosi a E. B.. “Questa storia non finisce qui”.

La polizia ha già sequestrato le immagini delle telecamere esterne del bar ed è a caccia dei complici dei due arrestati. Il sovrintendente ammette sconfortato: “Attorno alla stazione centrale c’è una banda di tunisini che detta legge sul territorio e hanno deciso di farmela pagare perché volevo fare rispettare la legge”. (palermo.repubblica.it)

 
 
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