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Santa Flavia. D’Amato trovava l’esplosivo in fondo al mare. Proveniva da residuati bellici

lunedì 12 novembre 2012, 16:31   Cronaca  

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Cosimo D’Amato, 57 anni, pescatore di Porticello, è accusato di avere fornito in modo continuativo l’esplosivo utilizzato per le stragi del 1993. Secondo gli investigatori trovava l’esplosivo in fondo al mare.  Di lui hanno parlato i pentiti Gaspare Spatuzza e anche Pietro Romeo.
Pare che D’Amato, che faceva la pesca a strascico, nelle reti trovava anche mine, siluri, bombe di aereo finite in fondo al mare; da queste bombe i pescatori ne ricavano il tritolo utilizzato per la pesca, però le accuse dicono che D’Amato avrebbe fornito centinaia di chili agli uomini del mandamento di Brancaccio guidato da Giuseppe Graviano.
“Circa un mese e mezzo prima della strage di Capaci – ha detto Spatuzza – vengo contattato da Fifetto Cannella, mi dice di procurare una macchina più grande che dobbiamo prelevare delle cose.
A piazza Sant’Erasmo, ad aspettarci, c’erano Cosimo Lo Nigro e Giuseppe Barranca. Noi aspettavamo anche Renzino Tinnirello. Quindi siamo andati a Porticello, ci siamo avvicinati alla banchina e c’erano tre pescherecci ormeggiati: siamo saliti sopra uno di questi e nei fianchi erano legate delle funi, quindi abbiamo tirato la prima fune e c’erano praticamente semisommersi dei fusti, all’incirca mezzo metro per un metro. Quindi, abbiamo tirato sulla barca il primo fusto, poi il secondo e li abbiamo trasferiti in macchina”.

 
 
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