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Si devono vergognare di infierire sui più deboli

martedì 13 novembre 2012, 08:43   L'Opinione  

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di F. Michele Stabile

Non possiamo essere contenti del dissesto del Comune che peserà ancora una volta sulle famiglie. E sappiamo quali conseguenze porterà il fallimento della politica di questa amministrazione e di questo consiglio sulla città. Perché di fallimento si deve parlare e di delusione. E per due motivi dal nostro punto di vista.

Il primo è la mancanza di coraggio nel risanamento della finanza. Avevamo chiesto coraggio. Invece di intervenire su alcune distorsioni di spesa, delle quali tante volte abbiamo parlato con sindaco e assessori, si è trovato il coraggio di intervenire per poche migliaia di euro contro le fasce più deboli della popolazione che già soffrono perché non c’è lavoro e nessuna politica sociale di contrasto alla povertà. I servizi sociali infatti, come già abbiamo denunziato, da tempo non sono in grado di fare interventi perché non ci sono fondi per loro.
Finalmente il coraggio è venuto nel tagliare circa 15 mila euro l’anno di spese di affitto dei locali della Caritas di via S. Flavia dove c’è la mensa sociale che ogni giorno permette a più di trenta persone di ricevere un pasto caldo, e tra questi una decina di bambini, dove c’è il Centro ascolto che accoglie le istanze delle persone in difficoltà, dove c’è la possibilità di una doccia e di un cambio di biancheria. Viene tagliato inoltre il contributo per l’affitto del locale dell’Associazione Pro Handicap, che riunisce più di cento famiglie, nel quale viene offerta l’opportunità di una momento di svago e di socializzazione ai disabili adulti con l’aiuto di volontari, e anche per l’affitto dei locali per gli anziani.
Se queste sono le scelte dell’amministrazione, dobbiamo dire che funzionari e dirigenti di settore, che hanno proposto, e amministratori, che hanno approvato queste misure, si devono vergognare di infierire sui più deboli, per pochi denari.
Il secondo motivo di delusione è nel metodo seguito dagli amministratori. Inviti, incontri, dichiarazioni di disponibilità di sindaco e assessori a discutere per trovare insieme con la società civile soluzioni, fino alla proposta di indire una assemblea delle forze sociali, associazioni e sindacati per discutere su un bilancio partecipato in cui l’amministrazione avrebbe fatto le sue proposte “coraggiose” di risparmio per far digerire meglio alle famiglie, si diceva, i possibili sacrifici a cui sarebbero state chiamate in conseguenza delle scelte sbagliate dei politici che hanno amministrato, ieri e oggi, questa città.
Gli amministratori si sono limitati a lavare la coscienza dichiarando che non avrebbero preso stipendi, ma la cosa più grave è che hanno preso in giro tutti Caritas, sindacati, associazioni promettendo un bilancio partecipato. Mancando alla parola data, il 22 ottobre, periodo in cui si prometteva di indire una assemblea pubblica dove presentare il piano strategico di Bagheria e la proposta di stipulare una patto sociale con la città, programmando un bilancio condiviso, la giunta aveva già deciso la sua proposta e i suoi tagli. E come è possibile che il sindaco che ha firmato la delibera non sapesse che vi fosse incluso il taglio dell’affitto dei locali della mensa della Caritas? Assessori e sindaco, sollecitati a indire l’incontro pubblico così decantato come esaltazione di democrazia, mettevano tempo e non avevano coraggio di dire la verità, che tutto era già stato deciso. Dove la serietà e il rispetto per le persone che erano state coinvolte e per la comunità?
Se questa è la politica e lo stile, mi pare che si sia persa credibilità e affidabilità. Lo scollamento con la gente infatti è totale. Ci siamo illusi che si potesse trovare insieme una strada condivisa per uscire da questa situazione gravissima della città. Non basta dire che si è tentato di evitare il collasso e che altri hanno la colpa. Il fatto è che non si è voluta la partecipazione delle forze sociali, e l’amministrazione era ed è rimasta sola. Una amministrazione dalla vista corta ha come conclusione il suicidio di se stessa e la responsabilità di allontanare chi aveva creduto che si potesse costruire una politica e una città diversa.

 
 
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