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Bagheria. Intervista al prof. Russo. “Quando torno vado subito in corso Umberto”

mercoledì 26 dicembre 2012, 09:44   Attualità, L'Intervista  

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di Martino Grasso

E’ andato via da Bagheria più di 60 anni fa, ma ci torna ogni anno, dove ha una casa e dove ci rimane per parecchi mesi.
Ha scritto più di 20 libri, molti sui poeti futuristi bagheresi Giacomo Giardina e Castrense Civello. E’ anche autore di una delle prime guide su Bagheria negli anni 80. Parliamo di Antonino Russo, 76 anni, storico, poeta e scrittore.
Ha collaborato con diverse riviste, ha fatto parte del “Gruppo 70”, partecipando a diverse mostre di poesia visiva. Si è anche interessato della storia e della tradizione di di Bagheria.
Cosa la lega ancora a Bagheria?
Col paese natìo si crea un legame che raramente si riesce a sciogliere. Vi sono luoghi dell’infanzia, i parenti, gli amici.

Com’era la Bagheria che ha lasciato tanti anni fa?
La mia Bagheria era una cittadina di minori dimensioni. Passeggiando per il corso Umberto I° incontravi tutte persone di tua conoscenza. C’era la stradina come luogo di una piccola comunità. Nella bella stagione, la sera , tutte le persone che abitavano al piano terra tiravano fuori le sedie e si intrecciavano conversazioni. Qualche passante amico veniva invitato a sedere per partecipare al dibattito, a volte anche acceso, sul fatto del giorno. Nel caso di malessere di qualcuno, scattava subito la solidarietà: tutti si mettevano a disposizione per quello che poteva risultare utile alla bisogna. Per le strade circolavano ancora i pittoreschi carretti, con le loro ruote che sobbalzavano sull’acciottolato. All’alba, quando passavano i carretti carichi di limoni o i traini con le pietre dio tufo, il rumore delle ruote si faceva assordante, mitigato un poco dal canto accorato dei carrettieri. I due corsi principali da poco tempo erano stati ammattonati: prima avevano il fondo sterrato e quando passavano i rari e sgangherati pullman la polvere incipriava tutte le case.

Oggi la trova cambiata in meglio o in peggio?
Oggi di familiari mi sono rimasti solo alcuni luoghi, mentre l’ambiente umano è quasi totalmente cambiato. E’ meglio o è peggio? Non lo so. So solo che conservo un bel ricordo del tempo passato.

Quando viene quale è la prima cosa che fa e il primo posto dove va?
Per prima cosa vado in terrazza. Un tempo vedevo di fronte un frantoio, oggi vedo un palazzone di otto piani. Poi scendo e attraverso il corso Umberto: il cuore di Bagheria.

C’è qualcosa che avrebbe voluto che si realizzasse e non è mai stata fatta?
Sarebbe stato bello se il Comune avesse potuto acquistare tutte le ville settecentesche, rendendole vivibili. Dopo la fine ingloriosa degli agrumeti, il turismo potrebbe risultare una buona risorsa per la nostra cittadina.

Ha ancora molti amici a Bagheria?
Ho ancora qualche amico d’infanzia, qualcuno del periodo delle scuole elementari e medie, e quelli conosciuti nell’associazione cattolica San Giovanni Bosco, preso la chiesa Madre. Sfortunatamente alcuni sono venuti a mancare lungo tutti questi anni.

Perché se ne è andato da Bagheria?
Me ne sono andato nel novembre del 1959, dopo avere vinto il concorso magistrale a Napoli.

Perché non ha chiesto il trasferimento in Sicilia, come hanno fatto altri suoi colleghi?
A Napoli, pur non conoscendo alcuno, mi sono subito trovato bene, sia con i colleghi, sia con gli alunni e i loro familiari. Oggi, quando parte la nave dal porto di Napoli, provo la stessa sensazione di quanto parte da quello di Palermo. Insomma, oggi ho due piccole patrie.

Quando è nato il suo interesse per la storia e i costumi di Bagheria?
Tutto è cominciato quando nel 1956 ho avuto modo di conoscere e frequentare il poeta Castrense Civello. Mi ha chiesto se avevo un parente con una seppur biblioteca antica. Ho risposto di sì. Mi ha invitato a cercare tra quei libri qualcosa che riguardasse la vecchia Bagheria. Messomi all’opera, ho trovato: una copia un po’ malmessa della guida del 1911; il libro “la istituzione a Comune autonoma di Bagheria”; l’opuscolo di Baldassare Scaduto sull’apertura del rettifili per Aspra; un opuscolo su Palazzo Villarosa e altre carte di qualche interesse. Quando ho fatto vedere questo materiale, il poeta Civello ha esclamato: -Con questi pezzi la sua raccolta può dirsi iniziata!
Da quel momento ho cominciato a regalarmi tutti i doppioni di libri o ritagli di giornali che trovava, riordinando il materiale che affollava il suo studio. Man mano che passavano gli anni la mia raccolta andava aumentando, grazie al contributo di altri familiari e alla frequentazione di librerie antiquarie, dapprima a Palermo e poi a Napoli”.

Avrebbe qualche suggerimento da dare agli amministratori di Bagheria?
Non mi sono occupato in alcun momento di politica e continuo a non occuparmene.
Gli amministratori che si fanno eleggere per fare l’interesse dei cittadini, sanno cosa fare per migliorarne le condizioni di vita.

 

 
 
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