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Bagheria sull’orlo
di una crisi di nervi

giovedì 6 dicembre 2012, 11:41   L'Opinione  

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di Tonino Pintacuda

Gioimmo tutti (o quasi) quando le urne incoronarono Vincenzo Lo Meo. Ce lo ricordavamo tutti nell’esercizio delle sue precedenti funzioni, sempre in sella al suo vespino, sui banchi della cappella dei Gesuiti, con un sorriso e una buona parola per tutti. Un anno dopo eccolo sbiadito e incanutito dalle ‘budella fradice’ che gli han dato come contorno alla fascia tricolore.
Anche i suoi detrattori, ne siamo sicuri, pensarono: “male che vada, pianta qualche alberello in più”.

Perché il primo cittadino non ha mai nascosto il suo amore per Madre Natura e i suoi trascorsi di studio dedicati a capire i segreti di un’ecosistema vegetale. “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia”, scriveva l’immortale bardo. Ce ne sono ancora di più nella testa e nel cuore dei baarioti. Che cosa volevamo di più? Un regista premio Oscar, nostro illustrissimo concittadino, ci ha dedicato un film, un’intera pellicola che non ha vinto prestigiosi premi internazionali ma che non è riuscita a intensificare il turismo.

Nei miei verdi anni di cronista per il mai dimenticato 90011.it, ne scrissi spesso e volentieri. Non ci si può inventare su due piedi un piano di marketing turistico. Anni dopo, con dozzine e dozzine di convegni e workshop internazionali che ho seguito per le testate di marketing per cui lavoro a Milano, ne ho scritto ancora di più, analizzando, intervistando, sviscerando.

Partiamo da un dato concreto, a costo zero potremmo utilizzare l’imminente catastrofe a nostro vantaggio con l’affilata arma dell’ironia. Invece di far gli apocalittici catastrofisti che, come novelli Sangiovanniapostoli vanno in giro per il deserto a gridare sulla nostra imminente estinzione, potremmo realizzare un video da far diventare virale. ‘Vieni nel comune più dissestato d’Italia, fai una vacanza alternativa. Rivivi nella bella Sicilia la crisi che s’è già portata via la Grecia, la Spagna e il Portogallo!”. Corleone c’è riuscita cavalcando l’onda lunga del Padrino – e mica che il protagonista era uno stinco di santo, o era un film per famigliole felici, anzi! -, lì nel grigio Piemonte hanno spremuto ogni singola goccia da Elisa di Rivombrosa.

Invece leggo sulle varie testate online o sul sito di Bagheria solo di ‘catastrofi e atrocità’. E cercando cercando vedo che la felicità e la gioia sembra irrimediabilmente tramontata. Procediamo come scoraggiatissimi gamberi, ricordando sopite e tramontate gioie. La Puglia è la regione più vitale, l’Apulia Film Commission è riuscita a compiere un piccolo grande miracolo. E noi? Il romanzo popolare ‘Agrodolce’ doveva rilanciare tutta la zona di Termini Imerese. E invece i nostri cugini di Termini prima si son visti scippare Fiat e indotto, e poi pure Minoli, lasciando tutti orfani delle storie interpretate dal cast sicilianissimo. La casa di Montalbano è visitata come tappa fondamentale del viaggio in Sicilia. Bagheria merita tutt’al più una fugace toccatina per poi scappare subito via. Continuiamo come novelli Tafazzi a sprecar giorni sulla querelle vecchia come il cucco sul Corso aperto o il Corso chiuso. Ma che sia come sia, basta che sia un Corso vivo!

Mica che dobbiamo allontanarci di tanto, basta andare nei luoghi della movida palermitana. Lì c’è vita e passìo sino all’alba. Qui non c’è vita, non c’è nulla, solo deserto dopo una certa ora. E ora basta cercare su google o su un qualunque altro motore di ricerca il nome della città delle ville ed ecco comparire solo gli ultimi furtarelli dei vari scassapagliai che non hanno dignità e continuano ad appropriarsi di quel poco rimastoci, oltre agli immancabili debiti. Bagheria, piccola Grecia incastonata nel cuore della Sicilia, sembra proprio che il tuo 21 dicembre, maya o non maya, sia già arrivato.

 

 
 
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