f Bagheria. Bartolo Di Salvo: "Quale città vogliamo per i nostri figli?" | LaVoceDiBagheria.it

Bagheria ha la Sua Voce. La Voce Di Bagheria | LaVoceDiBagheria.it
Portale di news ed informazione della Città di Bagheria

Bagheria ha la Sua Voce. La Voce Di Bagheria. Portale di news ed informazione della Città di Bagheria

Bagheria. Bartolo Di Salvo: “Quale
città vogliamo per i nostri figli?”

mercoledì 9 gennaio 2013, 12:20   L'Opinione  

Letture: 1.352

di-salvo-bartoloPubblichiamo un’analisi sulla crisi economica che Bagheria sta attraversando, inviataci dall’assessore provinciale al turismo Bartolo Di Salvo.

“La situazione economica e sociale di Bagheria richiede una riflessione profonda. L’analisi politica dello scenario bagherese diventa conseguenza di tale riflessione.
A fornire argomenti di riflessione utile è stata una passeggiata consapevole lungo Corso Umberto I°: la constatazione dell’elevato numero di esercizi commerciali chiusi o di attività in cessione, mi ha portato a riconsiderare il valore dell’azione che la politica ha saputo sviluppare negli ultimi anni.
La premessa, doverosa, è che lo scenario economico mondiale fa sentire pesantemente i suoi effetti sull’organizzazione sociale della nostra nazione, che inevitabilmente si riverbera sugli enti locali. Ciò comporta un minore trasferimento di risorse da parte dello stato, con conseguente taglio di alcune “funzioni” dei comuni. Tale considerazione era doverosa e necessaria per evitare inutili polemiche.
Tale circostanza è vera a Bagheria come in qualunque altro posto. Inoltre Bagheria manifesta un’articolazione del tessuto socio-economico che rende la situazione, se possibile, ancora più drammatica. Infatti, la mancanza di un vero “motore” economico (non lo è più l’agrumicultura da almeno trent’anni, non lo è mai diventato l’industria ittico-conserviera, che delocalizza alcune fasi del processo produttivo, non è riuscito a diventarlo l’artigianato di qualità per l’oggettiva difficoltà nel programmare gli investimenti ed implementare i processi produttivi, non può esserlo l’industria dell’edilizia che “trasforma” ricchezza ma non la “produce”) non consente alcun processo virtuoso di offerta di “nuovi” e “migliori” prodotti, ne di ricerca di nuovi mercati su cui collocarli. Tale opportunità è ormai prerogativa di “singole” realtà produttive d’eccellenza, non sufficienti da sole a sostenere il tessuto socio-economico di una città di quasi 60.000 abitanti qual è Bagheria. L’economia della nostra città dipende in larga, larghissima, parte dal settore terziario e dal pubblico impiego. Ma il terziario ed il pubblico impiego da soli non possono rappresentare in alcun modo un futuro possibile.
Il dibattito politico degli ultimi mesi è stato sostanzialmente incentrato, forse sarebbe meglio dire cristallizzato, nella ricerca di soluzioni alla grave crisi economica e finanziaria dell’ente Comune, sull’altare della quale si sono sfaldate maggioranze e “poltrone” politiche. Abbiamo assistito, quasi in silenzio, ad un continuo ed incessante taglio della spesa pubblica, operata quasi esclusivamente a danno dei soggetti più bisognosi a cui sono stati sottratti e negati servizi “essenziali” quali: gli asili nido, il trasporto e l’assistenza igienico personale dei soggetti diversamente abili, i locali ricreativi della Pro-Handicap, i locali per la mensa dei poveri gestita dalla Caritas cittadina. Di contro, la fonte di maggiore spesa del comune (il COINRES), non subisce di fatto alcun taglio significativo. Si cerca di aumentare le entrare attraverso l’aumento al massimo delle tasse locali (raddoppio della TARSU, addizionale IRPEF, aliquote IMU), nella speranza di trovare un equilibrio di bilancio che ad oggi appare improbabile.
Il dibattito politico è, oggi, tutto incentrato sulle soluzioni necessarie a salvare “il Comune”. Trovare un modo per raggiungere l’equilibrio di bilancio, contenere le spese (prime su tutte quelle sullo stato sociale) ed aumentare le entrate, sembra questa, ora l’unica preoccupazione della politica, la condizione che giustifica “l’esistenza in vita” della politica locale. Oggi sembra che tutti gli sforzi siano mirati alla cristallizzazione della situazione attuale: salvarsi a tutti i costi, “costi quel che costi”, sembra l’unica missione. Apparentemente non ci si pone alcuna domanda su quello che sarà, sul futuro di questa nostra città. Siamo di fronte ad una politica autoreferenziale, che parla di se stessa e del “palazzo” e che si allontana dai problemi della gente. Appare in tutta la propria palese evidenza, la mancanza di una “DIREZIONE”, di un’idea strategica di sviluppo e crescita della città.
Riteniamo invece che compito della Politica sia più alto: deve gestire il presente, ma programmare il futuro, disegnare scenari che possano consentire ai nostri figli di scegliere se rimanere a Bagheria o andar via. Si, la Politica deve offrire scelte possibili. Scelte che oggi sono negate.
Mai come adesso il dibattito politico dovrebbe focalizzarsi sulle scelte per uno sviluppo sostenibile, ancora oggi possibile per Bagheria. Potrebbero e dovrebbero essere percorse “strade vecchie” e “strade nuove”: l’artigianato di qualità, l’industria ittico-conserviera, il comparto della sanità d’eccellenza, la valorizzazione del patrimonio culturale ed ambientale inserito all’interno di un’offerta “turistica per eventi”, sono questi alcuni dei temi su cui focalizzare i processi decisionali. Ma per fare ciò serve una città “pronta” ed “infrastrutturata”: accessibilità, percorrenza, aree artigianali strutturate ed attrezzate, servizi di hospitality, qualità ed igiene ambientale da città europea. Su nessuno di questi temi siamo pronti, neanche lontanamente.
Quello che stiamo vivendo è forse il periodo socio-economico più buio della nostra storia recente, ma sembra che la classe dirigente non se ne accorga. La sensazione che si avverte è di “distanza” (che si dilata esponenzialmente) tra la politica e il cittadino-elettore. Accettiamo come ineluttabile il destino di fratelli, di padri, di figli che partono, non più con le valigie di cartone, per cercare una speranza possibile fuori dalla nostra terra.
Serve uno spazio di riflessione, di confronto aperto e chiaro tra ogni componente della nostra città, sia essa politica, sociale, culturale, imprenditoriale, professionale. Serve un dialogo che superi le barriere dell’”appartenenza”, che porti alla definizione di scelte politiche che siano espressione di una sintesi dei bisogni esistenti della nostra città e che contribuisca a definire quale città vogliamo per i nostri figli.”

 

 

 
 
© Riproduzione riservata

 

 

 

 

Commenta l'articolo

Commentando questo articolo accetti le nostre regole e le nostre condizioni.