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Bagheria
non deve rassegnarsi

domenica 13 gennaio 2013, 23:48   L'Opinione  

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puleo angelodi Angelo Puleo *

Prima di presentare i contenuti che ho pensato di condividere con Voi lettori nel momento in cui mi sono messo a scrivere, desidero rivolgere un pensiero di solidarietà e affetto a tutti i miei concittadini che hanno – di questi tempi – un’oggettiva difficoltà di vita, a chi non ha lavoro o pur avendolo non ha il necessario per sostentare se stesso e i propri cari e si ritrova a ragionare sulle necessità materiali, che toglie il gusto sano della scelta e porta al sapore amaro dell’imposizione.
Tornare indietro per andare avanti?
E’ questa la domanda che mi sono posto quando ho ricordato il dinamico e produttivo convegno organizzato nell’estate del 2009 a Palazzo Cutò dall’Ass.ne BAGHERING – di cui sono socio fondatore – dal titolo: “Realizzare una Bagheria glocalizzata: nuovi sentieri di sviluppo del territorio”.
Oggi siamo nel 2013, sono consigliere comunale di una Bagheria imprigionata in un periodo storico-economico a dir poco sconfortante, che trova almeno conforto nella relazione della Corte dei Conti sulla gestione finanziaria degli Enti Locali negli esercizi 2010-2011, depositata il 2 agosto scorso, ove emerge che i risultati della finanza locale hanno pesantemente risentito delle manovre anti-crisi. Da questo, il ricordo e la personale rivalutazione della glocalizzazione (termine introdotto dal sociologo Bauman), che sintetizzo nella frase “tornare indietro per andare avanti”.
Tornare indietro in una Bagheria che non c’è più, con un’agricoltura specializzata, una Bagheria produttiva, sempre capace di risollevarsi dalle cicliche crisi economiche: la coltura della canna da zucchero, poi quella del sommacco, sostituita da quella della vite e poi il limone, grazie al quale Bagheria fa il suo ingresso nel commercio internazionale, cresce, si espande e vive in un eldorado.
Sembra, allora, che il passato suggerisca a Bagheria di tornare a riconsiderare l’agricoltura, il lavoro nei campi, la produzione di frutta, ortaggi e non solo.
E’ un valido suggerimento? Perché mai ritornare a coltivare gli appezzamenti di terreno, da ormai un trentennio, abbandonati? Quali vantaggi o aiuti economici possiamo aspettarci dall’agricoltura?
Tornare al presente e ricordarsi come e quanto i rincari sui prodotti alimentari siano riusciti a condizionare le scelte alimentari di tre italiani su quattro, i quali hanno deciso di mutare (al ribasso) il menù familiare, prestando più attenzione in primis al prezzo, poi alla provenienza dei cibi a favore di quelli locali.
Ricordandoci, poi, che la spesa alimentare è la seconda voce, dopo l’abitazione, che assorbe più del 30% della spesa mensile totale famigliare e domandiamoci perché si è verificato quest’aumento dei prezzi sugli alimenti. Cosa e quanto incide sui rincari che quotidianamente ognuno di noi subisce al supermercato? … altro che spread o indice della Borsa di Milano … ciò che il popolo avverte è la crescente difficoltà nel portare a casa ciò che occorre per soddisfare i bisogni primari personali e dei propri familiari.
La responsabilità degli aumenti è da attribuire in Italia ai troppi passaggi intermedi che i prodotti alimentari fanno per arrivare dal produttore al consumatore (+66%). Ma sotto accusa sono anche i rincari, spesso eccessivi, applicati dai commercianti e dalle catene di distribuzione (+37%), mentre sono del tutto scagionati gli agricoltori.
Andare avanti … utilizzando il “passato” bagherese per risollevare o quantomeno alleviare le attuali difficoltà quotidiane, ricorrere alla glocalizzazione: il fondamento della società in ogni epoca è stato ed è la comunità locale, che pone al centro la persona umana, il patrimonio locale materiale e immateriale della persona e del gruppo di appartenenza.
Buoni propositi, avvincenti informazioni, ma passando alla pratica, Vi chiederete, cosa fare a Bagheria?
Credere nell’investimento in tante, magari piccole, “fabbriche” di ambiente: i frammentati possedimenti terrieri bagheresi che producono in modo naturale, recuperano i sapori dimenticati e offrono la possibilità di un ritorno al lavoro a tempo pieno, risollevando (almeno questo è il tentativo) l’economia di molte famiglie bagheresi.
Non è utopistico, anche se molti a Bagheria lo pensano e lo dicono, sostenere che si dovrebbe tornare a essere contadini. E’ un’opzione di grande civiltà, neanche tanto difficile da mettere in pratica. E’ certo impegnativa, visto l’errata interpretazione del retaggio storico-culturale bagherese, ma come tutte le cose più ardue, è in grado di regalare grandi soddisfazioni (anche economiche).
Bisogna iniziare a coltivare su ordinazione!
Non sono così fantasioso, Vi sto presentando qualcosa che esiste già, che funziona in altri territori, è il community supported agricolture: è una forma di partecipazione comunitaria all’agricoltura in cui il produttore lavora la terra per conto dei consumatori che conosce, che si suddividono i costi aziendali e il rischio di variabilità nei raccolti, ma anche i profitti derivanti da raccolti abbondanti venduti fuori dal circuito. Con la vendita diretta ai membri della comunità, che hanno anticipato il capitale liquido, il produttore agricolo ottiene un prezzo migliore, conta su una maggior sicurezza finanziaria e azzera i rischi connessi a difficoltà di commercializzazione. La comunità col suo sostenere economicamente l’azienda, la trasforma in un’azienda della comunità: con il loro anticipo monetario, che in ogni caso spenderebbero per prodotti da supermercato, i sostenitori coprono i costi di gestione e garantiscono il reddito dell’agricoltore, ottenendo in cambio prodotti con un rapporto qualità-prezzo migliore, la gratificazione di essere parte attiva in una comunità locale coesa, il mantenimento della tradizione e della cultura rurale nel proprio territorio e la propria quota pro-capite del raccolto, realizzato pensando al consumatore e alla qualità dell’ambiente del territorio in cui vive.
Pensate che il territorio bagherese non abbia le caratteristiche per realizzare quanto sinteticamente presentato sopra? Ritenete che la comunità bagherese non abbia necessità di riscoprire un’attività che ridona lavoro e che consente di soddisfare almeno i bisogni primari e quotidiani?
Ogni forma di avvicinamento alla terra è e deve essere benvenuta e invogliare, in qualche modo, tutti a essere più contadini ma, come dice il regista Ermanno Olmi, prima di tutto dovremmo tornare a essere “ortolani di civiltà”: il senso civico prima di tutto, come suggerisco da qualche tempo.
Io mi auguro di aver trasmesso positività, spirito propositivo e voglia di rialzarci e iniziare a far risplendere il nostro territorio, questo mi è d’obbligo prima da cittadino, poi anche da Vostro rappresentante politico in Consiglio comunale.

*consigliere comunale Bagheria

 

 

 
 
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