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Il San Giuseppe della chiesa Madre di Bagheria

lunedì 21 gennaio 2013, 17:10   L'Opinione  

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bongiovannidi Gaetano Bongiovanni*

Il recente restauro della grande pala posta sul primo altare della parete destra della Chiesa Madre di Bagheria ha fornito l’occasione per rimeditare su un momento particolarmente fruttuoso della pittura tardo-barocca siciliana nei suoi intrecci con tre grandi centri della cultura figurativa settecentesca: Palermo, Roma e Napoli. Proprio l’intervento conservativo, conclusosi nel dicembre del 2012, ha dato la possibilità di leggere con più perspicacia sia il tessuto iconografico che l’impianto compositivo, senza tuttavia tralasciare la bella conduzione stilistica. La pala – olio su tela –  che raffigura San Giuseppe con il Bambino tra Sant’Antonio di Padova e San Francesco di Paola circondati da angeli a figura intera e da testine di cherubini, indicherebbe come suo autore un pittore già formato che sebbene riveli la conoscenza della pittura accademica del Settecento romano – Maratti, Conca e Giaquinto – ma anche dei retaggi della lezione coloristica del tardo-barocco partenopeo tra Luca Giordano e Francesco Solimena. Il pittore può identificarsi con uno dei pittori siciliani del pieno Settecento noto per aver ricevuto importanti committenze artistiche non solo in Sicilia ma anche a Torino, Roma e Caserta: Mariano Rossi (Sciacca, 1731 – Roma, 1807).

pala d'altare matriceBasti confrontare la testa del nostro San Giuseppe con quella dello stesso Santo nel Sogno, pala principale della Chiesa di San Giuseppe della Lungara a Roma, dipinta dal Rossi tra il 1764 e il 1774 e ancora quello del Riposo durante la fuga in Egitto, opera dello stesso autore, già sul mercato antiquario. L’intensità espressiva del volto di San Giuseppe raffinatamente animata da una pennellata morbida e dal ritmo spezzato si ritrova anche nella testa di San Pietro nella pala dello stesso autore nella Chiesa di Santa Lucia del Gonfalone a Roma raffigurante il Commiato di San Pietro e San Paolo, conosciuta anche attraverso il bozzetto preparatorio. Mariano Rossi dalla natia Sciacca si trasferì già alla fine degli anni Quaranta a Napoli dove guardò alla pittura del grande Solimena e dei suoi principali allievi, subito dopo si trasferì a Roma, accolto nella bottega di Marco Benefial e vicino quindi all’ambiente artistico classicistico-barocco dell’Accademia di San Luca. Intorno alla metà degli anni Sessanta ricevette la commissione per numerosi dipinti della Chiesa romana di San Giuseppe alla Lungara ed al suo rientro a Sciacca intorno al 1767-68 gli furono commissionati alcuni importanti dipinti, tuttora esistenti nelle chiese della città siciliana. L’impianto compositivo delle opere di Sciacca come pure di questa bagherese si sviluppa lungo diagonali incrociate che consentono al pittore “di sbrigliare la sua verve cromatica e la concisione esecutiva”(T.VIscuso, 2002) che indubitabilmente si palesa come una delle caratteristiche costanti del suo stile. Contestualmente alle fasi di costruzione della Chiesa Madre di Bagheria e  della sua successiva ornamentazione, la pala può essere datata intorno al 1770-71 e non è improbabile che la sua esecuzione sia da collocarsi nella città pontificia da cui il Rossi potrebbe averla spedita a Bagheria. Come peraltro non è da escludere che la sua commissione si possa legare ad un aristocratico di antico lignaggio presente nel contado bagherese con una sua grande “casena” per la villeggiatura. L’intervento conservativo dei restauratori Giuseppe Traina e Sophie Bonetti con la collaborazione delle signore Badagliacca e Giambatino ha cagionato una nuova attenzione su un’opera pittorica del Settecento tardo-barocco siciliano che riflette altamente la dimensione figurativa della cultura artistica del tempo con opere che forniscono pure la dimensione storica della committenza artistica.

* Funzionario direttivo storico dell’arte Soprintendenza per i  beni culturali di Palermo

 
 
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