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La migliore offerta.
La solitudine violata

lunedì 7 gennaio 2013, 12:27   L'Opinione  

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aiello domenico nuovadi Domenico Aiello 

La migliore offerta di Giuseppe Tornatore. La solitudine violata

Quando ognuno di noi entra  in un cinematografo e scosta le pesanti tende della sala di proiezione stringe un tacito patto con se stesso:per un breve lasso di tempo parteciperà ad un viaggio in un mondo completamente diverso che è fatto soprattutto di luce e di storie che ci riguardano.
Le immagini che scorrono sullo schermo diventano il nostro specchio o un nuovo sguardo sulla vita…ognuno vive ciò che vede secondo la sua esperienza e sensibilità. Durante la visione capiamo se il meraviglioso artificio che chiamiamo cinema ci consente di trascendere per poche ore lo spazio e il tempo, facendoci vedere quali speranze e paure riponiamo nel profondo della nostra coscienza.
La coscienza appunto … come dice Amleto: lo spettacolo ecco la cosa con cui catturerò la coscienza del Re.
Il cinema di Tornatore ci cattura perché riesce a creare, nei suoi film, un mondo tutto suo. Un mondo incredibilmente umano, con le sue regole e le sue forme: lo spettatore può entrarvi e godere della sua bellezza e dei suoi drammi oppure restarne fuori e non apprezzarlo.

Anche La migliore offerta, l’ultimo dei mondi che Tornatore ci regala, mantiene interamente la promessa di catturare le coscienze presentandoci una storia che ci pone molte domande: Che valore hanno per noi le persone? Che cosa sono gli oggetti e quali desideri scatenano? Siamo disposti a rischiare il fragile equilibrio della vita quando le emozioni diventano passioni forti e sconvolgenti? Esiste un modo per vivere senza ferirsi o ferire?
Il film, come nelle antiche tragedie greche, inizia con un prologo che presenta il protagonista e il filo che ordisce la trama del film e continua con una vicenda ricca di colpi di scena e di eventi raccontata assumendo sempre il punto di vista del personaggio principale. Il pubblico sente e prova tutte le emozioni di Virgil Oldman,  grande esperto d’arte e battitore di aste importantissime, affabile ed astuto nel lavoro ma soprattutto gelido con le donne alle quali non rivolge manco lo sguardo.

Sembra privo di passioni ma scopriremo che ne ha una predominante :come il Don Giovanni mozartiano tiene un suo personale catalogo di donne sotto forma di una raccolta, imponente e straordinaria, di ritratti femminili dipinti dai migliori pittori di tutti i tempi . In una stanza blindata e monacalmente arredata Virgil Oldman colleziona e ammira, solo e felice, tutte le donne del mondo. Virgil, antiquario nell’anima, tocca e accarezza con le sue mani solo quei ritratti e gli oggetti d’arte. Con il resto degli oggetti e dell’umanità usa invece guanti di tutte le fogge per non avere nessun contatto fisico.

Tra Oldman e il mondo comune  c’è un velo invisibile ma potente che lo salva dal caos. Anche il luogo dove si svolge l’azione è spiazzante:un mosaico di città europee barocche e moderne. La vera casa di Virgil è la cripta blindata con i ritratti.
Un critico intelligente ha scritto che Tornatore è un Nomoteta cioè imprime nel nome del personaggio quasi il sigillo e il nucleo della storia…magari non è sempre così… però Virgil Oldman è Virgilio… non un banale Gino bensì un Virgilio, vecchio e saggio, che non soffre e che sta sulla soglia dell’inferno e del paradiso.
Virgil è bravissimo nel suo lavoro, persino scaltro e furfante quando c’è da soddisfare il suo collezionismo, ma la sua solitudine beata ha piedi d’argilla. Come è giusto presto incontra un’anima opposta e gemella: una ragazza, Claire , che violerà la solitudine di Virgil. Pure il nome di Claire contiene tutta la storia… anzi persino nel cognome Ibbetson (un  amico mi suggerisce che forse rimanda al film di Hathaway appunto Peter Ibbetson del 1935).

Con l’incontro-scontro tra Virgil e Claire scatta un dramma narrativo che conduce al di-svelamento circolarmente perfetto della vicenda.
Notava il buon Aristotele che attraverso peripezie e riconoscimenti il racconto deve suscitare pietà o paura producendo purificazione nello spettatore :nel caso de La migliore offerta sia Virgil che il pubblico restano avvinti dalle straordinarie geometrie emotive  mostrate da  immagini visivamente stupende  congegnate e montate da Tornatore con una cifra formale e narrativa che sintetizza il miglior cinema d’autore insieme al genere giallo/thriller (psicologico aggiungerei). Quanto cinema ci sia nei film di Tornatore è materia ovvia come chiedersi quanta letteratura ci sia nei romanzi di Mann o Tolstoj: ogni artista parla la lingua della sua arte e la buona conoscenza della grammatica filmica e della storia del cinema non costituisce di per sé una garanzia di stile  ma per fortuna non è mai il caso di Tornatore. Il regista bagherese respira aria di cinema da sempre e tutta la sua opera è ispirata da uno sguardo stilistico che rende i suoi personaggi e le sue storie  diversi e sempre fedeli ad un’idea del cinema come il grande spettacolo nel quale attirare la coscienza del pubblico per farlo vivere in un mondo  artisticamente diverso ma tanto più vero della realtà quotidiana.

Non è la sede adatta per discutere con buone ragioni (che ci sono) l’autorialità di Tornatore nel cinema mondiale però chiunque  può notare come la galleria di personaggi e di storie raccontate e mostrate in tanti film abbiano spesso una valenza interessantissima e quasi sempre presente: una polarità tra ordine e disordine esistenziale che è dell’intelligenza e delle passioni e che ha come teatro di guerra gli spazi dell’esistenza individuale  e le strutture della società oppressiva sia nelle strutture architettoniche che  sociali.

Anni fa scrissi a proposito de La leggenda del pianista sull’oceano che molti dei personaggi che Tornatore ha creato sono spinti da una tensione tra il principio Speranza, che è il sogno di una vita compiuta e perfetta, e la disperazione causata da eventi non sempre prevedibili e difficilmente controllabili che sconvolgono il loro equilibrio interiore.
Ne La migliore offerta l’irrompere dell’amore sgretola la maniacale esistenza di Virgil Oldman provocando in lui reazioni contrastanti e dolorose. Qual’è la migliore offerta?

Tutti siamo chiamati a fare offerte nell’asta della vita: Virgil ci osserva e aspetta solo un nostro cenno; lui la migliore offerta l’ha già fatta!

 
 
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