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La metamorfosi
della democrazia

venerdì 8 febbraio 2013, 10:02   L'Opinione  

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puleo angelodi Angelo Puleo*

Nei prossimi giorni i Capi di Stato e di governo dell’Ue s’incontreranno a Bruxelles per un vertice che si annuncia difficile. Sul tavolo c’è il bilancio economico europeo dei prossimi sette anni, circa mille miliardi di euro da contendere e distribuire tra i ventisette eterogenei Stati membri dell’Unione sempre meno “unita”: chi vuole maggior rigore e tagli di spesa, cioè i Paesi del Nord guidati da Germania e Gran Bretagna, chi difende aiuti agricoli e fondi di coesione, che rappresentano l’80% del bilancio europeo, i Paesi del Sud con in testa Francia e Italia, e chi, soprattutto gli Stati dell’Est con maggiori difficoltà, è contrario a una redistribuzione dei fondi di sviluppo. Il pericolo che l’Italia certamente corre è che mentre i “galli” litigano, purtroppo non sui reali problemi degli italiani, nulla cambi e l’egemonia tedesca continui a determinare anche il nostro futuro.

A questa probabile, scongiurabile, circostanza, si somma la situazione, non certo rosea, del sistema politico italiano, in pieno fermento. Si attua in questo tempo di grandi sconvolgimenti gattopardeschi, il passaggio dal trasformismo così come lo abbiamo studiato sui libri di storia contemporanea, ai tempi dei governi di Depretis di fine Ottocento, al meschino opportunismo di questo esordio di terzo millennio. Assistiamo in diretta al riposizionamento continuo dei soliti “vecchi” politici, che come degli esperti piazzisti elemosinano il nostro voto per poi far ciò che vogliono.

Ci informiamo, seguiamo qualche dibattito televisivo, leggiamo qualche articolo di giornale, ci aggiorniamo sulle ultime notizie tramite internet e i social network … nihil sub sole novum (nulla di nuovo sotto il sole), è sempre e soltanto l’illusionistico populismo a fare la parte da leone in campagna elettorale e sotto molteplici sembianze: la pretesa prevalenza dell’interesse localistico propagandata dalla Lega Nord alla fine degli anni Ottanta; la presunta prevalenza della competenza gestionale vantata da Berlusconi al momento della sua discesa in campo da imprenditore ormai vent’anni fa; l’illusione di Beppe Grillo, secondo il quale basterebbe scegliere le soluzioni tecniche più adeguate che sicuramente i “suoi” esperti garantirebbero, fino alle più recenti intemerate di Ingroia.

Solo gli stupidi non cambiano idea: vero! Ma mi chiedo se sia “sobrio” e serio il fatto che il professor Monti abbia ribadito – qualcuno le ha contate – per ben quarantasette (47) volte negli ultimi mesi che non sarebbe mai sceso in politica dopo l’esperienza del “governo tecnico”, salvo poi, a ventiquattro ore dalla rassegna delle sue dimissioni da premier, salirci sopra con tutti e due i piedi ben saldi. E se Pietro ha rinnegato tre volte Nostro Signore, e già sembravano tante, di fronte al montiano “47”, è necessario erigere un monumento alla coerenza.

Nulla di nuovo sotto il sole, gli Italiani ormai c’hanno fatto il callo all’incoerenza dei propri politici. Se nulla può essere perdonato al Cavaliere, come al PD che ha mancato la rottamazione renziana, qualcosa sul “salvatore della Patria” (come si è autodefinito, Mario Monti) si deve pur dire.  Ma come – commenta lo sprovveduto elettore – il tecnico super partes, il nuovo con tanto di Agenda destinata a risanare il Paese, che fa? Si presenta agli italiani invece che nel segno della discontinuità, a braccetto dei sempiterni protagonisti della politica, quelli che da trent’anni sono in Parlamento incuranti del mutar del tempo e delle alleanze? (Casini e Fini, giusto per fare qualche esempio). Campioni di trasversalismo, i nostri: le hanno provate tutte pur di restare a galla, con il paradosso di ritrovarsi adesso nemici di chi ha condiviso lunghi anni di governo e di alleanze. Ancora di più, il “professore” imbarca un’accozzaglia di nomi ed esperienze eterogenee sotto la roboante etichetta della “società civile”, tenuti insieme da ampie dosi di collante doroteo. Perché l’uomo che godeva di così tanta fiducia e reputazione di super partes, ha compiuto questa scelta nefasta? Forse i poteri forti che si trovato oltralpe hanno deciso per lui? Ops … per noi? Parte di questa risposta nel prossimo bilancio economico dell’Ue.

E’ il capitale finanziario, che ha frantumato autorità, qualità e – si consenta – anche dignità umana di chi desidera fare politica: oggi la politica (impossibile usare la maiuscola) si presenta non più come l’arte del governare la società, ma come improduttivo strumento attraverso cui una “casta” custodisce la propria auto-conservazione. E siamo lontani anni luce dalla politica liberalsocialista che promulgava libertà e giustizia sociale come fari e colonne portanti di una società rinnovata: i giovani che desiderano fare politica difficilmente troveranno oggi ciò che l’amato Pertini auspicava, esempi – e non sermoni – di onestà, di coerenza e di altruismo.

Oggi, due sono i “circuiti politici”: quello dell’”altra” politica (di cui fanno parte sia la cosiddetta “antipolitica” di Grillo che la “società civile” arruolata da Monti) e quello del sistema dei partiti, o di quella pallida immagine che ne resta. Quale preferire? Prendiamo atto dell’esistente, scoviamo tra le pieghe delle tribune elettorali alla ricerca nuovi movimenti e partiti politici, realtà che saranno capaci di rappresentare, nuovi non solo nel nome, con volti nuovi, davvero! Ma soprattutto cervelli con qualche buona proposta per uscire dal pantano dove ci siamo ricacciati.

L’assenza di rappresentatività è la radice profonda della crisi dei partiti: ragion per cui passati diciotto mesi dall’inizio della mia esperienza politica comunale, sto ancora esaminando con attenzione e serenità il possibile incasellamento della mia esperienza all’interno di una famiglia valoriale più ampia, come dovrebbero essere i partiti. Quale partito avrà il mio sostegno elettorale alle prossime consultazioni? Magari sono già molto vicino a una meta, anche quando la “ricerca” si presenta sempre più ostica e instabile.

* consigliere comunale di Bagheria

 
 
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