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Messaggio del Cardinale Romeo sulla marcia contro la mafia di martedì

sabato 23 febbraio 2013, 19:10   Attualità  

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Paolo-RomeoAnche il cardinale di palermo, Paolo Romeo, interviene sulla marcia contro la mafia di martedì, in occasione del trentennale della marcia del 26 febbraio 1983.
Di seguito il messaggio per intero.

In occasione della Marcia contro la mafia che, nel trentennale della sua storica edizione, viene rivissuta percorrendo il cammino da Bagheria a Casteldaccia, mi è gradito far giungere a tutti gli organizzatori e ai partecipanti il mio saluto di Padre e Pastore di questa Arcidiocesi e il mio apprezzamento per una iniziativa così densa di

motivi per sottolineare con forza la resistenza morale di ogni cittadino, credente e non, a qualsiasi forma di fenomeno criminale e, particolarmente, mafioso.

Trent’anni fa furono gli omicidi di mafia perpetrati nel territorio fra Bagheria, Casteldaccia ed Altavilla Milicia, a spingere tanti buoni cristiani e onesti cittadini e a manifestare contro la logica di morte che muoveva mani omicide ed efferate. Oggi, questa riedizione della Marcia è caratterizzata dal consolidarsi sempre più fermo di una mentalità nella quale uomini e donne del nostro territorio ascoltano, nel profondo della propria coscienza, l’anelito di giustizia sociale e di libertà da ogni oppressione, e seguono un sentiero già tracciato nei solchi della storia da quanti hanno lottato per la causa dell’uomo e per la sua dignità.

Tanto è stato fatto fino ad oggi in termini di educazione delle nuove generazioni, ed anche a livello ecclesiale sono stati notevoli gli sforzi compiuti per incarnare il messaggio evangelico nella quotidiana costruzione di una civiltà dell’amore e della pace, nei diversi ambiti ed ambienti abitati dai cristiani. Molto ancora, tuttavia, rimane come compito da sviluppare: non si possono chiudere gli occhi su una società

ancora profondamente segnata dalle conseguenze del peccato che, in ogni forma di disuguaglianza e di ingiustizia, di decadenza morale e sociale e in ogni fenomeno criminale e malavitoso, sfigura l’uomo e lo rende schiavo di un sistema complesso in cui è impossibile l’attuarsi di un’autentica freternità.

Per questo sulla scorta della testimonianza del Beato Giovanni Paolo II che in quel memorabile 9 maggio 1993, con voce forte, ad Agrigento, nella Valle dei Templi, gridava ai mafiosi: “Convertitevi!”, anche attraverso questa Marcia, ritorna ad essere necessario invocare un cambiamento sociale che parta dal cuore dell’uomo, da un radicale riorientamento al bene dei singoli, dalla responsabilità che ognuno può e deve nutrire nei confronti della costruzione di un futuro libero da ogni subdola prepotenza criminale.

Ribadire pubblicamente il “no” dei discepoli di Cristo a logiche perverse di sopraffazione e di morte, è anche impegnarsi tutti per chiedere, con maggiore determinazione, ai responsabili della cosa pubblica una molteplicità di interventi di amministrazione e di governo attenti e lungimiranti, lontani da ogni inerzia e decisamente orientati verso opportunità nuove da offrire soprattutto ai giovani e alle famiglie.

Questo perché, approfittando dell’humus dell’attuale crisi, che vede aumentare le fasce di povertà causate soprattutto dall’impressionante piaga della disoccupazione, le infiltrazioni tentacolari del male trovano largo spazio e causano drammi che si consumano a danno dell’intero tessuto sociale e – inevitabilmente – a danno delle singole coscienze. La nostra Arcidiocesi si prepara a vivere la Beatificazione di don

Pino Puglisi, sacerdote, che, il prossimo 25 maggio, verrà proclamato martire assassinato dalla mafia in odium fidei. Il riconoscimento del suo martirio, che pure non è una “canonizzazione dell’antimafia”, ci obbliga a riconoscere un presbitero,

e dunque uno stile ecclesiale, la cui fede deve diventare necessariamente autentica carità, che rigetta qualsiasi forma di male e che per questo è sempre scomoda. Una fede che “si” scomoda e “ci” scomoda perché richiama il banco di prova della sequela professata dalla Chiesa: l’amore.

Don Pino, riprendendo uno slogan del Centro nazionale Vocazioni di quel tempo, in uno dei suoi campi-scuola, diceva ai suoi giovani: “Venti, sessanta, cento anni, la vita. A che serve se sbagliamo direzione? Ciò che importa è incontrare Cristo, vivere come lui,annunciare il suo amore che salva. Portare speranza e non dimenticare

che tutti, ciascuno al proprio posto, anche pagando di persona, siamo i costruttori di un mondo nuovo”.

Abbiamo il diritto di pretendere, innanzitutto da noi stessi, che, attraverso iniziative come questa Marcia, non siano sprecate le opportunità di metterci accanto all’uomo per la sua liberazione da ogni forma di ingiustizia e di oppressione. Che l’oggi sia vissuto con illuminata responsabilità, e che possiamo essere tutti – ciascuno per la

propria parte – portatori di speranza e di libertà per questa nostra società, e come direbbe don Pino, costruttori di un mondo nuovo “anche pagando di persona”.

Palermo, 26 febbraio 2013

 

 
 
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