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Palermo. Ristoratore
nel mirino dei pizzo.
Arrestate 4 persone

mercoledì 27 febbraio 2013, 08:38   Cronaca  

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carabinieri-manetteI Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Palermo hanno arrestato  quattro persone estorsori di Cosa Nostra, su disposizione del G.I.P. presso il Tribunale di Palermo.
Le attività d’indagine, coordinate dal Procuratore Aggiunto Leonardo Agueci e dai Sostituti Procuratori della D.D.A. di Palermo Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli, hanno avuto origine dalla denuncia di un noto imprenditore locale, titolare di una società di ristorazione e catering.
In manette sono finiti Antonino Ciresi, nato Monreale, 70 anni, pregiudicato, Maurizio Lucchese, nato Palermo , 50 anni, pregiudicato, Alfredo Calogero Attilio Perricone, nato Palermo, 42 anni, incensurato e Giuseppe Battaglia, nato Palermo, 41 anni, incensurato.
Lo scorso marzo, la è stata contattata dagli aguzzini che le contestavano di aver intrapreso delle attività commerciali senza aver chiesto l’autorizzazione a  cosa nostra, ovvero di non essersi messo a posto, esigendo, quindi, la somma di 2.000 euro, da pagare sia a Pasqua che a Natale, per il sostentamento delle famiglie dei detenuti. E, usando il linguaggio degli estorsori: “a posto … significa che praticamente qua dentro non verrà più nessuno … perché praticamente siamo d’accordo tutti eee…  due a Pasqua più due a Natale” ovvero “… ma significa la pace però … la pace significa la pace assoluta … e ti levi questo pensiero …”.
Gli intermediari, dopo aver fatto intendere che non stavano scherzando, sottolineavano che il loro approccio era stato assolutamente benevolo, in quanto non avevano preannunciato il loro arrivo con danneggiamenti.
L’imprenditore manifestava di non essere nelle condizioni di soddisfare la richiesta estorsiva perché in difficoltà economiche, ma gli uomini del pizzo  gli rispondevano che erano certi che avrebbe cambiato idea.
Di li a poco, infatti, veniva recapitato alla vittima un biglietto anonimo con scritte minacciose (“mettiti a posto un fare u sbirru picchì ti finisci mali”), poi venivano perpetrati due danneggiamenti all’interno del suo locale e, da ultimo, quale chiaro e decisivo avvertimento, una tanica di benzina veniva collocata all’esterno dell’attività commerciale.
Ai quattro arrestati è stato contestato il reato di tentata estorsione aggravata dalle finalità mafiose.

 
 
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