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Sulla pesca
della neonata

venerdì 15 febbraio 2013, 11:57   L'Opinione  

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2di Ciccio Zizzo*

Singolare quello che sta accadendo in sicilia in merito alla, oramai, notissima vicenda sul decreto assessoriale n° 9/13 che autorizza la pesca speciale al bianchetto/rossetto per l’anno 2013. Da un lato il Governo regionale, che rispondendo al grido di sofferenza della piccola pesca artigianale che da due anni non pesca il bianchetto, perchè la deroga del regolamento mediterraneo è scaduta il 31/05/2010 e per responsabilità da non attribuire ai pescatori ma esclusivamente ad una classe politica che non ha saputo mettere in essere gli strumenti necessari propedeutici ad una ulteriore deroga (concessa alle regioni Liguria e Toscana) da parte dell’UE.
Governo che mi sento di ringraziare per l’assunzione di responsabilità. Dall’altro il ministero (mipaaf) e il comando gen.le delle capitanerie di porto che dichiarano “illegittimo” il disposto regionale e intimano alle imprese di pesca autorizzate, “che saranno perseguite a norma di legge”. Siamo in pieno conflitto di attribuzione. Spetta alla regione siciliana – che in materia di pesca ha competenze specifiche, come da statuto autonomo-. legiferare in merito. Tant’è che a differenza del resto d’Italia, la sicilia ha sempre normato con proprio decreto la pesca al novellame. Mentre in tutto il resto, si applica un decreto ministeriale.
Vero è che bisogna rispettare le direttive comunitarie. Altrettanto vero è però. Che non può essere leso un diritto insindacabile, come quello al Lavoro, rivendicato dalla categoria che è e rimane affamata dall’applicazione di direttive UE che nulla hanno a che fare con il disagio sociale di una categoria, oramai, allo stremo. Nel mentre, si consente l’arrivo nei nostri mercati ittici di prodotto Pugliese (Manfredonia) che spacciato per rossetto, viene commercializzato in barba ad una autorizzazione che è solo per scopo scientifico e quindi, non consente la vendita. Ma pare che di questo gli organi di controllo, non abbiano notizia. Affermiamo con forza, che il dettato del DA 9/13, tutela la categoria e ne rispetta le istanze sociali, tenendo conto anche di quelle ecosostenibili.
E’ facile vietare, limitare o proibire. Difficile è dare risposte occupazionali, in un mezzogiorno d’Italia in cui le multinazionali del crimine organizzato, sfruttano questi disagi. Se si vuole il rispetto delle regole, si garantisca, prima il diritto al lavoro ai pescatori. Nel mentre la pesca illegale, non autorizzata e regolamentata continua a imperversare – tanto quella non va soggetta a regole.

* Direttore Anapi Pesca

 
 
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