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Casteldaccia. Positivo il bilancio dei due incontri
di Formazione Politica

lunedì 18 marzo 2013, 18:04   Attualità  

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Canale lorenzodi Lorenzo Canale

I primi due appuntamenti del Corso di Formazione politica hanno riscossa grande successo e sono stati apprezzati per la loro utilità e serietà. Anche se siamo in campagna elettorale, il comitato “Vivere Casteldaccia – Territori a confronto” è riuscito a organizzare incontri che siano veramente interessanti e formativi per tutti, senza risultare propagandistici o ipocriti.

Merito degli interventi di altissimo livello dei relatori: Francesco Fragale, Vittorio Fiasconaro, Calcedonio Li Pomi e Fara Pipia.
L’importanza strategica di un Comune, il suo funzionamento, le sue potenzialità e i suoi limiti sono stati esposti con una comunicatività e una capacità di sintesi ammirevoli, fornendo ai partecipanti – davvero – delle conoscenze e delle competenze che potranno essere utilissime per capire meglio cosa ci avviene attorno.

Ottimo anche la copertura informativa, grazie all’attività di Marisa Florio, Piero Canale e Nino Fricano, che ben utilizzano tutti gli strumenti a disposizione per diffondere l’evento.
Tutti gli aggiornamenti sulla bacheca dell’evento Facebook, su pagina e gruppo di Vivere Casteldaccia, sul mio blog www.lorenzocanale.it e su youtube, dove il comitato pubblica di volta in volta i video integrali degli incontri.

Tutto questo, per me personalmente, è una speranza per un modo diverso di fare politica e opinione pubblica, per una Casteldaccia in cui i casteldaccesi veramente siano liberi di esprimere la propria opinione, siano informati e siano partecipi alla vita pubblica.

Di seguito una breve sintesi – con la collaborazione di Nino Fricano – sull’intervento di ieri del dott. Calcedonio Li Pomi, di cui potete scaricare anche la dispensa:

Bilancio: non solo numeri

Il bilancio non è un contenitori di numeri, né una cosa “che si deve fare” soltanto perché “ce lo impone la legge”. Con le riforme degli anni ’90 – che hanno rivoluzionato la struttura dell’ente-Comune – il bilancio è lo strumento principale di programmazione della macchina amministrativa.

È il grimaldello grazie a cui si può rendere un Comune efficiente, utilizzare al meglio le risorse disponibili e fornire ai cittadini il migliore servizio pubblico possibile.

Il bilancio partecipato non è altro che l’espressione della politica “che sa ascoltare la gente”. E che stabilisce, insieme ai cittadini, le priorità dell’azione amministrativa. Niente di trascendentale.

Il bilancio (parliamo del bilancio di previsione) e i documenti ad esso legati (la relazione revisionale e programmatica e il piano esecutivo di gestione) servono in pratica a stabilire cosa si vuole fare, cosa si può fare e come lo si può fare.

Ma, ha spiegato Li Pomi, “senza programmazione, il bilancio non serve a niente”.

Ecco, la programmazione.

Se il bilancio di PREVISIONE viene approvato a fine anno, o addirittura l’anno successivo, l’essenza stessa della programmazione va a farsi benedire.

E non succede solo a Casteldaccia.

Nella maggioranza dei Comuni siciliani, il bilancio è visto più che altro come una scocciatura, un obbligo di legge, un intralcio. Sono cambiate le leggi ma non è cambiato approccio. Il bilancio si fa in fretta e in furia e la programmazione pure.

Nessuna efficienza, in questo modo. Solo “improvvisazione”, come ha più volte ribadito Li Pomi.

Improvvisazione che rimbalza in tanti settori, come nel particolare – e strategico – rapporto tra amministratori e burocrati. Politici e funzionari, in altre parole.

La fondamentale questione che il dott. Li Pomi ha spiegato chiaramente: L’amministratore, il politico, per definizione, non ha la competenza per portare avanti le azioni amministrative. Lui è lì perché è stato eletto, o nominato dal sindaco.

Agli amministratori spetta il compito di dare gli indirizzi ai tecnici, e di controllare successivamente il loro operato.

L’amministratore, quindi, fornisce gli obiettivi. Il burocrate (o funzionario, o “tecnico”) li realizza. Sui modi di realizzazione degli obiettivi di gestione, poi, i burocrati/tecnici/funzionari hanno ampia discrezionalità e quindi anche ampia responsabilità.

Una rivoluzione avvenuta con le riforme degli anni ’90 e del 2001.

“I funzionari, da esecutori della volontà del politico, si sono trasformati in manager con ampi margini di azione – spiega Li Pomi – Se prima erano “pagati per non pensare”, adesso hanno piena responsabilità di quello che avviene al Comune”.

Questo sulla carta, perché nella maggior parte dei comuni siciliani si opera ancora secondo le vecchie logiche. In mancanza di funzionari che hanno pienamente coscienza delle loro competenze, e quindi della loro responsabilità, il politico viene lasciato libero di fare quello che vuole. E si lascia così campo all’improvvisazione.

Li Pomi è categorico: “La maggioranza degli SFASCI dei comuni siciliani è dovuta a questa situazione”. A questo mancato coordinamento tra politica e gestione. A questa incuria nella programmazione.

Perché i politici si prendono troppe libertà e i burocrati si limitano ad eseguire le volontà del politico. E i burocrati – che hanno i titoli e le competenze delle azioni amministrative – continuano a non capire che la responsabilità della gestione è tutta loro.

Così avviene spesso che strumenti quali il bilancio previsionale e la relazione previsionale programmatica sono solo dei raffazzonati copia incolla ai quali non viene data nessuna importanza, così come il piano esecutivo di gestione, che regola una questione importantissima come “la gestione della delega”, i parametri dei rapporti tra amministratori e funzionari.

“Se questi parametri non sono chiari, l’amministratore non può CONTROLLARE l’operato dei funzionari che materialmente realizzano le azioni amministrative. E tutti si mantiene sotto un profilo informale e non regolamentato, che crea tanta confusione e riduce al minimo l’efficienza, o in termini più precisi: si allungano i tempi di gestione”.

Tutti questi strumenti, se utilizzati nel modo migliore, per come sono stati predisposti, possono permettere ad un Comune di “funzionare bene”, come un’azienda avviata. Procedere per obiettivi, ottimizzare tempo e denaro, fornire servizi efficienti ai cittadini.

E invece, nella stragrande maggioranza dei casi, non si fa.
Perché?

In tempi di crisi feroce, il settore pubblico rischia sempre di più di finire in rovina, e così la qualità della vita dei cittadini, il benessere delle persone.
La sua gestione non può essere lasciata all’improvvisazione. Bisogna aguzzare l’ingegno, fare quadrato, organizzarsi e sfruttare tutte le potenzialità degli strumenti che abbiamo.
Non farlo sarebbe un crimine.

 

 
 
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