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Bagheria. Arrestate due persone in un’operazione antimafia sul Coinres

lunedì 25 marzo 2013, 19:25   Cronaca  

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Di Bella-Lo ParoCon la denominazione di “operazione “Baghdad” i carabinieri  del Comando Provinciale di Palermo hanno concluso nel mattino una  operazione antimafia, con l’arresto di due persone.  In manette sono finiti Antonino Di Bella, 57 anni, detto Nino, considerata persona stabilmente inserita nel contesto mafioso bagherese e Diego Lo Paro, 63 anni, responsabile amministrativo del Coinres di Bagheria.
Secondo i militari l’operazione ha reciso il canale di infiltrazione del mandamento mafioso di Bagheria nel Coinres di Bagheria.
I carabinieri non escludono che nei prossimi giorni ci siano ulteriori sviluppi, visto che ci sono coinvolte almeno 20 persone.
L’arresto di Di Bella e Lo Paro è stato chiesto  dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ed emesse dal Giudice per le indagini preliminari, e fanno riferimento a gravi fatti di estorsione e truffa, consumati in un contesto chiaramente mafioso. L’operazione è il frutto di una prolungata attività investigativa avviata, dal 2009, dalla Compagnia Carabinieri di Bagheria, prendendo le mosse dall’operazione Perseo, compiuta il 16 dicembre 2008.

Secondo i carabinieri Di Bella si è reso autore di una numerosa serie di reati, che potevano trovare esecuzione grazie alla influenza della locale consorteria mafiosa e che finivano anche con il condizionare le determinazioni dell’amministrazione comunale.
Scrivono i carabinieri nel comunicato stampa “sono stati così realizzati, da parte degli indagati, svariati profitti illeciti,  in danno dell’ente pubblico, che hanno certamente influito sul successivo dissesto economico. Non va dimenticato in proposito che l’instabilità economica del consorzio, da cinque anni pressoché permanente, ha determinato allarme sociale, seri problemi di ordine pubblico e frequenti emergenze sanitarie, per la mancata raccolta dei rifiuti, che hanno messo in pericolo l’incolumità e la salute pubblica dei cittadini, turbando gravemente  la vita della comunità.
E’ emerso, ancora una volta, come il sistema dello smaltimento di rifiuti, fonte di ingenti guadagni nonché di posti di lavoro da distribuire, costituisca oggetto di infiltrazione da parte dell’associazione mafiosa, che è solita trarne alimento per il consolidamento dei propri interessi.”

I carabinieri sottolineano che è accertato che Di Bella, “forte della appartenenza alla famiglia mafiosa, era riuscito a sfruttare il consorzio per il soddisfacimento dei proprio interessi, tutt’altro che pubblici, e a svolgere opera di condizionamento sulla sua complessiva gestione.  E’ stato in particolare dimostrato che il Di Bella, con la complicità del dirigente amministrativo del Coinres, Lo Paro riusciva a condizionare le ditte in rapporti contrattuali con il consorzio, pretendendo somme di denaro a titolo di estorsione , come è avvenuto ai danni di un imprenditore del luogo, titolare di mezzi dati in locazione al consorzio, al quale sono state chieste somme di denaro, evocando la classica raccolta di fondi per il mantenimento dei detenuti mafiosi. E’ emersa anche una truffa in danno del Coinres, attuata attraverso il noleggio di un mezzo meccanico, di fatto appartenente allo stesso Di Bella, pur intestato a prestanome, per il cui utilizzo si è fatto risultare un numero maggiore di giorni lavorativi rispetto a quelli in cui il mezzo veniva realmente impiegato.
Sono stati così quantificati profitti illeciti, ammontanti a circa seicento euro al giorno, per un totale pari a diverse centinaia di migliaia di euro, considerato che il meccanismo fraudolento è andato avanti per anni.”
Sarebbe stato anche accertato l’assoggettamento del titolare di un distributore di carburante di Bagheria, presso cui il Co.In.R.E.S., in virtù di una convenzione, riforniva i propri mezzi e quelli dei suoi dipendenti  al quale veniva imposto di rifornire di carburante, a spese del consorzio, terzi estranei, tra i quali propri parenti e amici, adottando a copertura una contabilità parallela, utilizzando fittizi buoni di benzina,  sottraendoli dalla fornitura del mezzi cui erano destinato e “gonfiando” a tale scopo le bolle di consegna.
I carabinieri aggiungono che il medesimo sistema è stato utilizzato dal Di Bella anche per rifornire il mezzo meccanico nella sua disponibilità  le cui spese, a norma di contratto, dovevano essere a carico della ditta fornitrice.
Infine, secondo i militari, in diversi casi, sarebbero stati alterati i fogli di presenza dello stesso Di Bella e di dipendenti da lui favoriti per consentire la percezione di emolumenti per ore lavorative non svolte.

“Non v’è dubbio -concludono i carabinieri- che la facilità, con cui i due arrestati ed i loro complici hanno potuto sistematicamente operare, all’interno del consorzio, per realizzare i propri illeciti proventi, sia stata consentita proprio dalla capacità intimidatrice che derivava dal loro conclamato riferimento a “cosa nostra”.”
Le indagini sono ancora in corso per delineare le ulteriori responsabilità, sia interne che esterne al Coinres, che gli accertamenti fin qui effettuati hanno fatto emergere e che attualmente coinvolgono a vario titolo oltre venti persone, nonché per ricostruire nella sua interezza il contesto mafioso nel quale sono stati consumati gli specifici fatti illeciti oggetto del provvedimento.

(fonte ufficio stampa Carabinieri Palermo)

 

 

 
 
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