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Caccamo. Arrestato l’ex sindaco Capitano e l’ex ragioniere capo La Rocca

mercoledì 20 marzo 2013, 09:56   Cronaca  

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Caccamo ex sindacoI carabinieri della Compagnia di Termini Imerese hanno arrestato l’ex sindaco di Caccamo, Desiderio Capitano, 52 anni, impiegato presso l’ufficio anagrafe del comune di Caccamo e Giuseppe La Rocca, 63 anni, pensionato, ex capo ufficio ragioneria dello stesso comune.

I due sono accusati di peculato in concorso continuato, concorso in falsità ideologica commessa da Pubblico Ufficiale in atti pubblici e abuso d’ufficio in concorso continuato, commessi a Caccamo tra il 2010 ed il 2012, quando erano rispettivamente Sindaco pro tempore e Responsabile pro tempore dell’Ufficio di Ragioneria del Comune di Caccamo.

La vicenda, che trae origine da una serie di anomalie ed irregolarità riscontrate presso l’Ufficio di Ragioneria di quel Comune, dalla nuova amministrazione all’atto del suo insediamento, rappresenta una vicenda di vero e proprio “saccheggio” di denaro pubblico. Infatti gli accertamenti espletati nel corso dell’attività d’indagine hanno permesso di acclarare che i due gestivano denaro pubblico in forme palesemente illegittime e sprezzanti di qualsivoglia norma contabile, amministrativa e penale.

La Rocca CaccamoNello specifico gli arrestati, al fine di appropriarsi di denaro pubblico, peraltro riuscendovi, formavano o disponevano di formare, attestando false causali, sottoscrivevano e successivamente riscuotevano, mandati di pagamento emessi in favore di se stessi o di soggetti terzi, in assenza di qualsivoglia documento autorizzativo o giustificativo e senza che nessuno degli interessati potesse vantare alcun diritto di natura economico-patrimoniale nei confronti dell’amministrazione comunale di Caccamo, quindi senza alcuna legittima giustificazione e senza alcuna ragione istituzionale. In taluni casi i mandati avevano ad oggetto anche contributi “sociali”, ma venivano assegnati arbitrariamente, senza che venisse avviata alcuna istruttoria presso i competenti uffici del Comune finalizzata a verificare se i beneficiari dei contributi fossero in concreto legittimati a ricevere gli emolumenti assistenziali. Pertanto le risorse pubbliche venivano impiegate in modo illegittimo, calpestando altresì manifestatamente i diritti e gli interessi di quei cittadini che effettivamente, stando ai regolamenti comunali, avrebbero avuto accesso alla contribuzione sociale.

 

 
 
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