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La neonata simbolo
dell’Autonomia Siciliana

giovedì 7 marzo 2013, 00:05   L'Opinione  

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balistreri micheledi Michele Balistreri*

Il Predidente della Regione Rosario Crocetta e l’Assessore regionale alle risorse agricole e Alimentari Dario Cartabellotta sono decisi ad andare sino in fondo sulla vicenda della pesca della neonata, riproponendo e riadottando  il decreto di autorizzazione alla pesca  del novellame e del rossetto.  Un Decreto  emanato e successivamente ritirato su sollecitazione del Ministero per le risorse agricole che paventava il rischio dell’avvio da parte dell’Unione Europea di una procedura d’infrazione per un provvedimento che derogava il divieto di pesca sancito dal giugno 2010.Un voto del Parlamento Europeo dove, allora  prevalsero le logiche del gruppo dei Verdi e dei Paesi del Nord Europa, a discapito degli interessi dei pescatori che operano nel Mediterraneo e che hanno visto i loro interessi non tutelati. Una riadozione che avverrà “previa comunicazione preventiva al Ministero e a Bruxelles”. Si farà valere, in sostanza,  l’art 14 dello statuto che sancisce la  competenza esclusiva in materia di pesca; e la decisione del 20 aprile 1988 della Corte Costituzionale che dichiara testualmente ‘che spetta alla Regione Sicilia la pesca del novellame di sarda e di anguille nel proprio mare territoriale’.

Ma al di là delle vicende prettamente giuridico-amministrative, va sottolineato un cambio di passo da parte della politica e della burocrazia  regionale decisi a non fermarsi davanti. ai diktat ed  alle intimidazioni che, sistematicamente, arrivano da Roma e da Bruxelles. Una politica comunitaria che molto spesso tutela gli interessi delle economie nord-continentali e delle lobbies della Pesca industriale, disconoscendo quelli della Marineria mediterranea, imponendo divieti e restrizioni e prescrizioni perlopiù inutili. Il Fondo per la Pesca in ambito comunitario, ad oggi, ha contribuito in maniera determinante alla crocetta cartabellottademolizione ed alla  rottamazione delle imbarcazioni dei pescatori, piuttosto che valorizzare e potenziare l’economia della pesca siciliana. In un momento contingente  in cui il mondo della pesca comunitario sta vivendo il momento di passaggio verso una nuova politica europea, fa bene la politica siciliana a rivendicare la propria Autonomia e specificità a tutela degli interessi dei propri pescatori. L’Autonomia oggi non può essere svenduta e svilita. Anzi occorre sottolineare che quella della neonata assume i contorni  di  una battaglia dai forti valori e connotati simbolici, di valenza strategica e che andrebbe estesa, in termini di metodologia e determinazione,  ad altri campi dell’agricoltura mediterranea, a tutela delle nostre produzioni tipiche e dell’economia e degli operatori economici siciliani.

D’altronde il provvedimento coinvolge solamente  circa duecentocinquanta piccole barche dedite alla pesca artigianale e le marinerie siciliane dedite perlopiù alla piccola pesca artigianale  (Porticello, Termini Imerese, S.Agata Militello, Capo Passero) a cui sarebbe consentitodi pescare novellame di sardina, rossetto e cicerello per 40 giorni e non 60 come nel passato. E, comunque, non nel Mediterraneo. Si tratta nello specifico di piccoli pescatori che spesso non hanno altra fonte di sostentamento. Un”attività tradizionale che tra l’altro non ha mai provocato alcuno spopolamento ittico, nel Tirreno e nello Jonio. Occorre ricordare che  la  grande  tradizione storica trova dimostrazione in  un Regio Decreto borbonico datato 11 neonatamaggio 1835  che regolamentava la pesca del novellame. La vicenda travalica i confini di un settore importante  quale la pesca e assume rilevanza di natura sociale e culturale e diventa simbolo e metafora di un Autonomismo e di una specificità siciliana che va difesa contro gli attacchi sistematici da parte dei regolamenti europei che come epilogo stanno  determinando la morte di uno dei  pochi settori vitali dell’economia isolana. La fine  di competenze, capacità professionali, di tradizioni, di manualità artigianali, in definitiva di un contesto sociale e culturale che una volta dissolto e disgregato sarà impossibile ricomporre e ricostituire. Fanno bene il Presidente Crocetta e l’assessore Cartabellota a difendere in punta di diritto, appellandosi a norme e regolamenti e Statuti, a ergere una diga a tutela della pesca siciliana contro il tentativo degli euro-burocrati europei di annientare la nostra economia e soprattutto la nostra cultura. A questo proposito è scandaloso l’appello del Commissario  Europeo alla Pesca Maria Damanaki, nei confronti del nostro scrittore Andrea Camilleri di eliminare dal menù del famosissimo Commissario Montalbano le polpette di neonata, che non solo rappresentano  uno dei punti di forza  della sana, gustosa e  genuina  tradizione gastronomica siciliana” ma soprattutto esportano   e rappresentano gli elementi fondanti della   nostra  storia e della nostra identità culturale.

Non vi è dubbio che la pesca al novellame deve essere disciplinata, studiata, regolamentata, monitorata e che sia opportuno che la Sicilia si doti di un’autodisciplina improntata al rigore ed alla certezza. Ma di contro è necessario che, facendo valere le norme ed i principi dello Statuto Autonomistico,  la  Regione Siciliana si riappropi del potere di decidere il destino del proprio territorio, della propria gente, e gli indirizzi guida degli asset principali della propria economia. Occorerebbe  ridiscutere e ricontrattare maniera e modalità di stare in Europa, tra costi, limitazioni, divieti, tempistica, articolazione,complessità  ed efficacia della  spesa dei fondi comunitari.  Una seria riflessione sull’utilità e convenienza di stare in Europa da parte della Sicilia, senza preclusioni e pregiudizi ideologici . Ma questa è un’altra storia di cui ci occuperemo in un’altra circostanza.

*Presidente dell’associazione “Altromare”

 

 

 
 
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