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Casteldaccia. Salvatore e Mariano uccisi perchè videro Provenzano?

domenica 7 aprile 2013, 08:39   Cronaca  

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farina-e-collettaSalvatore Colletta e Mariano Farina sono stati uccisi perchè hanno visto nel 1992, in una delle ville del litorale di Casteldaccia, il superlatitante di allora,  Bernardo Provenzano? E’ l’ultima ipotesi che pare prendere corpo.
Un articolo di Riccardo Lo Verso, nel sito Livesicilia, rende noto che un pentito starebbe raccontando che in alcune ville di Casteldaccia abitate dai mafiosi, all’inizio degli anni Novanta, si svolgevano summit alla presenza di Bernardo Provenzano. In quelle ville, i due ragazzi, avrebbero potuto imbattersi in qualcosa che non dovevano vedere come  un summit con il capo dei capi. 

provenzano 11Del collaboratore di giustizia si sa solo che che si tratta di un palermitano, ma il suo nome resta top secret. Lo Verso scrive: “è agli atti dell’inchiesta riaperta nel 2011 su istanza dei familiari di Colletta, assistiti dall’avvocato Marco Lo Giudice. Non contiene circostanze precise, ma si parla di una voce che circolava con insistenza negli ambienti di Cosa nostra. Nelle ville sul lungomare di Casteldaccia, abitate da boss del calibro di Masino Spadaro, Michele Greco e Filippo Marchese, Bernardo Provenzano radunava i capimafia per stabilire le strategie della mafia. L’incarico delle convocazioni era affidato al suo braccio destro, Ciccio Pastoia, boss di Belmonte Mezzagno morto suicida in carcere. Casteldaccia si trova nel cuore della provincia palermitana che per due decenni ha protetto la latitanza del padrino corleonese.”

Il collaboratore di giustizia sarebbe l’unico a parlare della scomparsa di Salvatore e Mariano.
Un silenzio che potrebbe non essere casuale -continua l’articolo- visto che tra le regole di Cosa nostra vigeva quella di non fare del male ai bambini. E dunque un delitto così efferato, se davvero sia stato commesso, doveva essere tenuto nel più stretto riserbo. D’altra parte fu la stessa mafia a dimostrare che le regole dell’organizzazione potevano essere infrante. La terribile vicenda del piccolo Giuseppe Di Matteo ne è la triste conferma. E su questo fronte che le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo, coordinate dai pubblici ministeri Marzia Sabella e Francesca Mazzocco, si stanno concentrando. Molto di più di quanto non sia accaduto per la testimonianza di una donna. L’ex moglie di un personaggio contiguo alla mafia bagherese tre mesi fa ha raccontato che il marito, nel 1992, ricevette una misteriosa telefonata notturna. Era stato incaricato di seppellire due corpi. Ha indicato pure il punto dove sarebbero stati seppelliti. Lungo il muro di cinta di una strada a Bagheria i carabinieri hanno trovato un’intercapedine. Gli esperti del Ris hanno prelevato alcuni campioni di terriccio. L’sito delle analisi deve ancora arrivare. La donna ha raccontato altre circostanze, non legate alla scomparsa dei ragazzini, sulle quale sono ancora in corso le verifiche.”


 
 
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