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Grazie di tutto, Preside!

mercoledì 17 aprile 2013, 18:39   L'Opinione  

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Antonino-Pintacudadi Tonino Pintacuda

Il preside Galati era uno di quegli uomini tutti d’un pezzo, uno di quelli che si fanno rispettare indipendentemente dal loro ruolo o dalla quantità di capelli bianchi. Serafico con la folta chioma d’argento era in grado di tenere a bada i suoi ragazzi anche nei momenti più turbolenti.

Me lo ricordo ancora la prima volta che l’ho incontrato. Era il 1995, venne nella nostra classe a darci il benvenuto. E noi che venivamo dalle medie imparammo subito a rispettarne l’autorevolezza ancora prima che l’autorità. Era sempre presente e cordiale, sempre pronto ad ascoltare le legittime rimostranze di noi del liceo scientifico che studiavamo nei box riconvertiti lì nella sede di via Città di Palermo, a un tiro di schioppo dai moffoletti del signor Mineo’s.

Anche nei momenti più duri quando le sigarette fumate nel bagno e i capelli a mezzocollo ci trasformarono tutti in bohémien, lui ci continuò ad ascoltare, con ancora negli occhi i timidi e brufolosi adolescenti che eravamo stati appena tre calendari prima.

In occasione della ciclica occupazione ci consegnava le chiavi dell’istituto con l’unica raccomandazione di non fare inutili danni e appoggiando la nostra giusta protesta.

Dei tanti ricordi che mi legano alle frequenti visite all’ufficio di presidenza dove il Preside era sempre elegante, raffinato e orgoglioso dei successi del laboratorio teatrale che furoreggiava a Palazzolo Acreide mi ricordo con più di un sorriso quella volta che mi chiamò per chiedermi delucidazioni su uno dei primissimi pezzi che avevo scritto per quel foglio ciclostilato, primo timido tentativo di dar vita a un giornalino del liceo scientifico. Lo chiamammo Carpe Diem!, sperando che il monito oraziano filtrato dalla visione dell’Attimo fuggente fosse il nostro grido di battaglia.

Il Preside poteva dirigere tranquillamente un liceo prestigioso, sarebbe stato perfetto pure al timone di una delle otto prestigiosissime università dell’Ivy League.

Quella volta avevo appena 15 anni e tanta voglia di vincere la mia timidezza con spacconate gratuite. Il Preside presentò Giancarlo Caselli facendo una delle sue famose introduzioni. E io – non so proprio perché – con in testa uno dei tanti libri di Stephen King da cui non mi separavo mai in quegli anni verdi – iniziai il pezzo con un innocuo sfottò alle barzelette di quel galantuomo del preside. Che né se la prese, né mi fece frustare dai bidelli come m’ero immaginato, sperandoci un po’ con tutta la stupidità dei miei 20 anni per diventare popolare in quanto riconosciuto ribelle. Perché – come canta Guccini – “a vent’anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell’ età”. E manco a 16 anni si babbìa! La barzelletta me la ricordo ancora, l’ho conservata. Faceva all’incirca così: “Mio Signore, in Sicilia ci sono orrende brutture: mafia, violenza, tangenti e chi più ne ha, più ne metta! Bisogna porvi rimedio!” Dio ci pensa su, e poi dice:
“Forse ho capito dove ho sbagliato: ho dato ai siciliani troppa intelligenza e così, anche se sono simpatici, fanno troppo i furbi. Ho deciso, toglierò loro metà intelligenza e vedrai che tutto si sistemerà!” Macché… Passa qualche tempo e San Pietro ritorna da Dio: “Signore, purtroppo anche con metà intelligenza, i siciliani si comportano malissimo, e tremendi delitti sono all’ordine del giorno. Bisogna assolutamente fare qualcosa!” Dio riflette, e poi prende una importante decisione: “Se è così, toglierò ai siciliani tutta l’intelligenza: a mali estremi, estremi rimedi!” E così avviene.
Passa qualche mese, e Dio, non avendo più avuto notizie dei siciliani da San Pietro, lo manda a chiamare. “San Pietro, dimmi, come va adesso in Sicilia?” “Signore mio, ora va bene: i siciliani, privati dell’intelligenza hanno smesso di compiere delitti, la corruzione è cessata, gli omicidi sono finiti…” “E cosa fanno ora?” chiede Dio. “Signore, cantano tutto il giorno ‘O mia bella Madunina’…”. Ora, che da tre anni ho la residenza milanese quella barzelletta mi fa sorridere malinconicamente. Dovunque sei, Preside, ti ringrazio a nome di tutti noi per tutto quello che ci hai insegnato nel migliore dei modi possibili: con l’esempio.

 
 
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