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Bagheria. Operazione “Argo”. Il pizzo lo pagavano molte attività commerciali

giovedì 9 maggio 2013, 11:43   Attualità  

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pizzoIl pizzo a Bagheria lo pagavano in molti. E’ quanto emerso dall’inchiesta Argo che ha portato all’arresto di 21 persone.
Almeno 11 sono i casi individuati dai carabinieri e di cui si fa cenno nelle intercettazioni, come viene riportato nell’edizione di oggi del Giornale di Sicilia.
Anche Vincenzo Lo Verso, figlio del collaboratore di giustizia Stefano, è tra le vittime del clan di Bagheria che volevano ostacolare la sua attività commerciale – gestiva un bar – per avvantaggiare un concorrente. L’episodio emerge dalle indagini che hanno portato al fermo di 21 presunti appartenenti alla cosca.
Lo Verso, il 22 febbraio scorso, ha denunciato un danneggiamento alla vetrina del suo bar ‘Cafe’&Caffe”, in via Libertà a Bagheria, imbrattato con della vernice. In quell’occasione Vincenzo Lo Verso ha ricordato che qualche giorno prima si era presentato nel suo locale Vincenzo Graniti, tra gli arrestati. Quel giorno Graniti gli chiese di non vendere più caffè o di aumentare il prezzo a un euro, per favorire un altro bar concorrente.

Anche gli imprenditori edili erano oggetto di minacce e richieste di soldi. Come Giuseppe Gagliano che stava eseguendo dei lavori proprio in casa di Sergio Flamia. Nel corso di una telefonata il presunto cassiere del mandamento di Bagheria intimava all’imprenditore di sistemare il terreno della propria abitazione e di consegnare subito un acconto di 20 mila euro prima di iniziare un nuovo lavoro.

Dall’inchiesta emerge che  sono molte le intimidazioni messe a segno ai danni delle varie attività commerciali.
Una ai danni del Bar Pizzeria Antica Caffetteria dell’Angolo in via Consolare a Santa Flavia. In quel caso venne ripreso  Giacinto Tutino intento a danneggiare la saracinesca.
Un altro incendio è quello ai danni dell’impresa funebre Mineo srl in piazza san Sepolcro e quello compiuto ai danni del supermercato “Il Centesimo” a Bagheria in via Bagnera.

 
 
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