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Mafia. 21 arresti. Disarticolato il mandamento di Bagheria. Tutti i nomi

mercoledì 8 maggio 2013, 08:57   Cronaca  

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carabinieri-notteSono 21 le persone arrestate questa mattina ad opera del Comando Provinciale di Palermo e del Ros. Le accuse sono associazione mafiosa, estorsione, rapine, detenzione illecita di armi da fuoco, scambio elettorale politico-mafioso e traffico internazionale di stupefacenti. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dai pm Francesca Mazzocco e Caterina Malagoli, ha disarticolato il mandamento mafioso di Bagheria, storica roccaforte di Cosa nostra. Oltre ai capi della cosca sono stati arrestati il reggente e il cassiere del mandamento e i capi delle famiglie mafiose di Villabate, Ficarazzi e Altavilla Milicia.
I militari hanno  bloccato i nuovi padrini fra cui Gino Di Salvo che per l’accusa aveva assunto il ruolo di reggente del mandamento di Bagheria.
Questi i nomi dei 21 fermati nell’operazione condotta dai carabinieri del Comando provinciale di Palermo: Giacinto Di Salvo, 70 anni, nato a Bagheria; Sergio Flamia, 50 anni, di Palermo;  Silvestro Girgenti, 42 anni, di Palermo; Salvatore Bruno, 36 anni, di Bagheria; Driss Mozdahir, 26 anni, di Palermo; Francesco Centineo, 29 anni, di Palermo; Vincenzo Gagliano, 49 anni, di Palermo; Vincenzo Graniti, 48 anni, di Bagheria; Pietro Liga, 47 anni, di Palermo; Salvatore Fontana, 63 anni, di Misilmeri; Michele Cirrincione, 29 anni, di Palermo; Atanasio Leonforte, 58 anni, di Ficarazzi; Salvatore Lauricella, 37 anni, di Palermo; Pietro Granà, 72 anni, di Altavilla Milicia; Rosario La Mantia, 49 anni, di Palermo; Raffaele Purti, 47 anni, di Palermo; Vincenzo Gennaro, 56 anni, di Palermo; Umberto Guagliardo, 24 anni, di Palermo; Pietro Tirrena, 38 anni, di Palermo; Giuseppe Carbone, 44 anni, di Palermo; Settimo Montesanto, 31 anni, di Casteldaccia.Le indagini hanno dimostrato come ancora l’organizzazione mafiosa sia strutturata secondo il tradizionale assetto verticistico. Continuano ad essere usati inoltre i vecchi rituali di affiliazione: la ‘punciuta’ e la presentazione dei nuovi affiliati ai mafiosi più anziani.

In un’intercettazione ambientale, un uomo d’onore, discutendo con un altro affiliato, paragona le nuove leve a giovani cavalli da trotto, da addestrare – se necessario – anche ricorrendo alle maniere forti: “Quando vedi che nella salita fanno le bizze… piglia e colpisci con il frustino… sulle gambe… che loro il trotto non lo interrompono… purtroppo i cavalli giovani così sono”, dice. Le indagini hanno inoltre messo in luce una mafia aggressiva e sempre più camaleontica che, se da una parte continua a vedere nell’imposizione del pizzo la manifestazione più visibile della sua autorità sul territorio, dall’altra è consapevole che, complice anche la crisi economica, è più che mai necessario ricorrere ad altre fonti illecite di guadagno, come, ad esempio, la gestione del gioco d’azzardo.

Resta forte la capacità del clan di condizionare le dinamiche politico-elettorali locali. E’ stato accertato, infatti, un patto tra alcuni mafiosi di Bagheria e un candidato alle scorse elezioni amministrative regionali che aveva ad oggetto la promessa di voti in cambio di danaro. Dall’inchiesta, infine, condotta con la collaborazione della Royal Canadian Mounted Police, è emersa l’esistenza di un raccordo operativo nel settore degli stupefacenti tra Cosa nostra bagherese e la famiglia mafiosa italo-canadese dei Rizzuto. Documentata, inoltre, la situazione di instabilità interna alle organizzazioni canadesi, degenerata negli ultimi anni in numerosi omicidi.

 
 
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