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Il Comune di Bagheria non è l’unico che rischia il dissesto. 5 lo hanno dichiarato

martedì 2 luglio 2013, 10:56   Attualità  

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corte dei contidi Martino Grasso

La difficile situazione economica in cui versa il Comune di Bagheria  è simile a tante altre amministrazioni siciliane. Sono 5 i comuni che finora hanno dichiarato il dissesto economico: Comiso, Caltagirone, Milazzo, Santa Maria di Licodia e Santa Venerina e almeno 26 hanno evitato il peggio solo attraverso i piani di rientro con aumenti fiscali molto pesanti. Rispetto agli anni passati,  gli enti locali in deficit sono complessivamente  22 e altri 45 sono a rischio. A diffondere le notizie è la Corte dei Conti nel bilancio annuale. In Sicilia  l’emergenza è legata soprattutto ai debiti. Uno dei passivi più consistenti è legato al sistema dei rifiuti che ammonta ad un miliardo e 300 milioni di euro. La Corte dei Conti scrive che sono “passività che creano una pesante incognita per l’intero sistema regionale e locale”.
Ci sono poi i debiti fuori bilancio che a Bagheria sono circa 35 milioni di euro, mentre tutti i Comuni hanno circa 130 milioni di euro di debiti fuori bilancio.
Ci sarebbero poi dei debiti non riconosciuti che ammontano ad oltre 264 milioni di euro.
Secondo Maurizio Graffeo, responsabile  della sezione di Controllo, si spende con molta facilità mentre le tasse si incassano con troppa lentezza.
Entra solo il 62% di quanto atteso ma si spende il 70% del bilancio.
Ciò provoca, da Graffeo, intervistato da  Giacinto Pipitone del Giornale di Sicilia  “uno squilibrio di cassa che genera una permanente carenza di liquidità che finisce per compromettere gravemente il funzionamento dell’ente e l’erogazione dei servizi indispensabili, conducendo così inevitabilmente verso il dissesto”.
A questo punto i Comuni sembra che siano indirizzati a fare “ampi programmi di dismissioni immobiliari, con un pericoloso depauperamento patrimoniale”.
A fronte di tutto ciò -scrive Pipitone- resta elevatissima la spesa per il personale, che pesa mediamente 378 euro pro capite. Una spesa tanto elevata e rigida «a fronte di una progressiva contrazione delle entrate da impedire significativi margini di manovra per il suo ridimensionamento». Di più. Pur di pagare il personale i sindaci violano (o provano a violare) il patto di stabilità: nel 2012 lo hanno fatto in 39 mentre l’anno prima solo in 16.”
In ultima analisi, la Corte dei Conti ricorda che occorreranno correzioni al bilancio e “responsabilità per le condotte elusive”.

 

 
 
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