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La Scuola conta?

venerdì 12 luglio 2013, 16:05   L'Opinione  

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vittoria casadi Vittoria Casa

Parlare di diritti ed in particolare di diritto allo studio e all’integrazione scolastica sembra stia diventando un lusso che la città di Bagheria non può più permettersi.
Come ho avuto modo di sottolineare in diverse occasioni ufficiali e non, nei momenti di crisi economica e sociale è sulla scuola, istruzione, innovazione e ricerca che bisognerebbe investire.
Da oltre un ventennio si leggono eccellenti propositi espressi in un linguaggio ineccepibile sulla prerogativa indiscutibile della Scuola come soggetto istituzionale formale che pone le basi culturali e formative per lo sviluppo dell’individuo.
Una miriade di documenti nazionali ed europei sono stati prodotti per ribadire a più riprese che solo chi saprà investire sulla formazione e sull’istruzione delle nuove generazioni porrà le premesse per lo sviluppo del futuro della nostra società.
Tutti concordi.
Troppe volte però abbiamo dovuto registrare con amarezza un dato di fatto: non da ora la Scuola è considerata un fanalino di coda dai vari governi nazionali, regionali e locali di qualsiasi schieramento e colore e come tale invece che essere difesa, supportata e sostenuta viene lasciata ogni giorno più sola ad affrontare nuove problematiche educative, disadattamenti sociali e familiari, sintomi di un’emergenza che non è ormai più solo scolastica e che sta avviluppando in modo lento ed inesorabile in una spirale vischiosa di degrado, incuria, indifferenza e rassegnazione anche la nostra città.
Ma c’è un limite a tutto questo.
Quando si toccano diritti inalienabili sanciti dalla Costituzione e per di più nei confronti di persone deboli e fragili, credo che non si possa più sottacere, ma occorre reagire assumendosi le proprie responsabilità, ognuno secondo il proprio ruolo e funzione.
Ed è per questo che in qualità di cittadina che occupa un ruolo delicato di dirigente scolastico e di coordinatrice della rete di scuola bagheresi non posso non esprimere le mie riserve per come l’Amministrazione comunale stia gestendo una problematica legata ad un servizio delicato ed essenziale quale l’assistenza igienico personale agli alunni diversamente abili.
Spiace dirlo.
Non è inviando alle istituzioni scolastiche ed ai genitori una “fredda” comunicazione a firma del dirigente del settore con la quale si comunica che a partire dal prossimo anno scolastico l’amministrazione comunale non garantirà più il servizio igienico personale ai bambini diversamente abili, che si affronta un tema così delicato e complesso.
Non è aprendo un conflitto di competenza tra istituzioni scolastiche ed amministrazione comunale (la L.R. n.15 del 5/11/2004 all’art.22 stabilisce che tale servizio in Sicilia, in forza dell’autonomia regionale, è a carico degli Enti locali); che si potrà trovare soluzione per assicurare un servizio essenziale ed obbligatorio.
Né, cosa ancora più grave, le istituzioni preposte possono agire abdicando al loro ruolo davanti la collettività tutta, lasciando da soli i genitori a lottare e a ricorrere alla magistratura ordinaria per ottenere per sentenza il riconoscimento di diritti sacrosanti per i loro figli.
E’ con il coinvolgimento di tutte le parti coinvolte che si doveva e si deve intervenire, esplorando tutte le strade, trovando le risorse finanziarie e professionali necessarie, elaborando un accordo di programma che preveda un serio ed articolato piano di integrazione ed inclusione.
Il diritto di un bambino diversamente abile alla piena realizzazione come persona è un fatto indiscutibile e deve trovare la sua affermazione.
E tale affermazione passa attraverso il diritto allo studio e all’integrazione.
Sempre e comunque. Perché per noi la Scuola conta e contano ancora di più i diritti degli alunni.

 

 
 
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