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Non è vero che Bagheria…

martedì 30 luglio 2013, 16:53   L'Opinione  

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Di Nino Fricano

“Sgominata la banda, azzerato il mandamento, disarticolati i vertici della mafia”, legge Rosa dallo Smartphone. “Meno male che ci sono i magistrati che ogni tanto fanno un po’ di pulizia” dice Rosa.
Io la guardo estasiato perché lei è bellissima. Poi suona un clacson, giro la chiave e faccio altri due metri. Anche Rosa gira la chiave, accende la macchina e fa altri due metri.
“L’Italia è un paese di merda. E la Sicilia è l’Italia alla seconda” dice Rosa. “E Bagheria?” dico io. Lei sorride. Io sorrido. “Bagheria – dice lei – secondo me è il nostro specchio. Riflette lo schifo”.
Ecco di nuovo un clacson, un altro e un altro ancora, qualche bestemmione dei camionisti. Si gira la chiave e si riparte. Ce ne andiamo a casa. Ciao Rosa. A domani.

Non è vero quello che dice Rosa, ma non glielo dico. Sono perso nei suoi occhi e il mio cuore scoppia d’amore. Io sono italiano e ne vado orgoglioso. Sono siciliano e ne vado orgoglioso. Non è vero che la Sicilia è un paese di merda alla seconda. E se Bagheria è il nostro specchio, tanto meglio. Io non ci vedo nessuno schifo.
Io sono orgoglioso della mia Bagheria.
Baaria, la porta del vento. La città delle ville. Il paese di Renato Guttuso, Dacia Maraini e Giuseppe Tornatore.
Rosa dice un sacco di cose che non sono vere. Però è così bella che non le dico niente.
Da circa dieci mesi, ogni giorno, per una buona mezzora, restiamo imbottigliati nel traffico dello svincolo autostradale di Bagheria, dopo una giornata di lavoro, e ne approfittiamo. Cogliamo la grande occasione che ci è stata concessa.
Lei chiacchiera con me, io porto avanti il mio progetto di seduzione.
Finora siamo stati sempre separati. Io nella mia macchina, lei nella sua.
Venerdì prossimo il primo appuntamento. In macchina insieme.
Dice tante cose che non sono vere, Rosa, ma io non glielo dico perché lei è bellissima.
Per esempio, io sono laureato in lettere e non è vero che la mia laurea non serve a niente.
Il mio relatore è di Bagheria e mi prese subito a cuore. Veniva a mangiare a casa mia ogni domenica e si intenerì quando gli dissi che mia madre è vedova e io sono orfano. Disse che voleva essere il padre che io non avevo mai avuto.
Il mio relatore allora mi presentò a suo cugino che fa il forestale. Un pezzo di Marcantonio suo cugino, non c’è che dire, talmente forte e prestante che a suo tempo è riuscito a sedurre e sposare una brillante avvocatessa del Foro di Palermo che è nipote di un brillante magistrato della Procura di Palermo che a sua volta è in buonissimi rapporti con un pezzo grosso della Regione. Un Onorevole addirittura. L’Onorevole manteneva da tempo buonissimi rapporti col brillante magistrato perché ai tempi il brillante magistrato l’aveva tirato fuori dai guai non una, non due, non tre, ma tante di quelle volte che i buonissimi rapporti o li tiene o li tiene.
Il mio relatore mi prese così tanto a cuore che chiese a suo cugino di chiedere a sua moglie di chiedere a suo zio di chiedere all’Onorevole di fare qualcosa per me.
“È un ragazzo così intelligente – dissero tutti in coro – e ci è così caro”.
L’Onorevole, Sant’Uomo, mi prese pure lui a cuore. La prima raccomandazione utile l’Onorevole me la tenne da parte apposta per me.
Sono laureato in lettere, dicevo, e non è vero che la mia laurea non serve a niente.
Ho trovato un bel lavoro a Palermo, grazie alla prima raccomandazione utile dell’Onorevole, Sant’Uomo.
Siedo dietro una scrivania sei ore al giorno e sono riuscito ad aprire un blog di letteratura, uno di cinema e uno di notizie. La mia laurea in lettere mi serve molto. Sono molto seguito su Facebook e Twitter. La gente va matta per noi liberi pensatori.

Lavoro per un ente di formazione al lavoro. Prendiamo un sacco di soldi dall’Unione Europea.
Non è vero che in Sicilia abbiamo sperperato tutti i soldi dell’Unione Europea in corsi di formazione inutili. Non è vero che i corsi di formazione al lavoro in Sicilia non servono a creare lavoro.
È vero il contrario. Quei soldi sono stati ben spesi. E servono a fare lavorare la gente, tanta gente.
Da noi lavorano decine di amministratori, docenti, impiegati, fattorini.
Poi ci sono gli alunni dei corsi di formazione al lavoro. A loro va una piccola parte. Ma loro sono giovani e si accontentano della loro piccola parte. Cinque euro al giorno. Per comprarsi la birra la sera e mettere benzina al motore, quelli bastano e avanzano.
Poi, Rosa si lamenta del traffico. Cita Benigni, prima ride e poi si incazza. Non è vero che il traffico è un problema a Bagheria, in Sicilia e in Italia. Per me non è un problema, anzi. Se non ci fosse stato il traffico, io non avrei mai trovato il coraggio di chiedere a Rosa di uscire insieme venerdì prossimo, in macchina insieme.
Non è vero, poi, che per lo svincolo di Bagheria ci sono i progetti che non partono mai. Il mio progetto è partito, è andato avanti e oggi è arrivato a un punto cruciale. Il cronoprogramma è stato rispettato alla perfezione: occhiata di sfuggita, occhiata diretta, sorriso accennato, sorriso diretto, saluto con occhi, saluto con mano, conversazione superficiale,complimenti superficiali, conversazione approfondita, complimenti approfonditi, flirtino definitivo, confidenze, confessioni, pianti e risate pazze e “meno male che ci siamo conosciuti” e “io come farei senza di te”. Venerdì sera, dopo dieci mesi, finalmente, il primo appuntamento con Rosa, in macchina insieme.

Arriva venerdì sera. Lei è bellissima. Ci facciamo un giro per Bagheria e dintorni. Commentiamo i rifiuti in fiamme, i cassonetti ricolmi d’immondizia, il fumo nero di diossina che si staglia sul cielo, poi i topi e la puzza.
Lei parla di emergenza rifiuti, dice che la classe politica ci ha distrutto il territorio e il futuro, dice che avremo debiti per i prossimi trent’anni, dice che si sono mangiati cento milioni di euro in dieci anni, dice che la gestione rifiuti è un crimine collettivo e, se ci fosse giustizia, dovrebbero arrestare un po’ di persone.
Lei dice cose che non sono vere, io non glielo dico perché lei è bellissima.
Gli argomenti di conversazione non mancano, comunque, e io sono energico ed entusiasta.
“Tanta immondizia tanta ricchezza – dico io – Sono felice di abitare in un paese così ricco. E poi immondizia vuol dire lavoro. Mio cugino Vito per esempio ha trovato lavoro come spazzino perchè ha messo incinta la figlia del sindaco. Per comprare i pannolini al suo nipotino, il sindaco ha trovato un posto come spazzino a mio cugino. Ma il bambino non può mica avere un papà che puzza, ha pensato bene il sindaco. Così a mio cugino l’ha fatto mettere subito all’ufficio. Ora altro che puzza, mio cugino ora è dirigente, pagato profumatamente”.
“Ma dicono – esclama Rosa – che quelli che sono stati assunti con le raccomandazione ora li licenziano tutti”.
“Ma quando mai!”
“Dicono che sono 190 padri di famiglia sono stati illusi dalla classe politica e ora saranno buttati tutti fuori”.
“Tu pensi che il sindaco lascia il suo nipotino senza pannolini?”.
Rosa arriccia il naso e dice: “Che schifo! Ora lo dico ai grillini e quelli fanno bordello!”.

Bagheria è bella. I falò di rifiuti e le nuvole di diossina creano la giusta atmosfera per un’uscita romantica. Decidiamo comunque di scendere a Palermo, per variare un pò. Da noi ci sono quasi esclusivamente sacchetti Simply, Todis e Eurospin. A Palermo invece i cumuli di immondizia sono pure Conad, Auchan, Ipercoop e tanti altri.
Scendiamo a Palermo, parcheggiamo e c’è un casino. Ci sono due negri che si urlano contro. Poi arrivano altri tre negri, si mettono a fianco di uno dei due e cominciano ad urlare contro l’altro rimasto. Poi uno gli da un pugno in faccia, all’altro rimasto, e questo scappa tenendosi il muso insanguinato con la mano.
Io mi lamento un po’ perché non c’è il posteggiatore abusivo e non so a chi dare la moneta che ho in mano. Poi arriva un negro – quello che ha dato il pugno all’altro negro che poi è scappato – e si scusa per il disagio.
“Tutto bene amico?” gli dico. Lui sorride e dice che va tutto bene, amico.
Io spiego a Rosa che probabilmente il negro che è scappato voleva approfittare del temporaneo vuoto di potere e sostituire la Libera Concorrenza alla Mafia. Ma il mercato del posteggiatori abusivi è una delle poche cose che funziona a Palermo. Meno male – le dico io – che questi negri sanno autogestirsi, almeno finchè non nominano il nuovo boss della zona.
Rosa arriccia il naso e dice: “Che schifo! Ora lo dico ai grillini e quelli fanno bordello!”.
Andiamo a bere qualcosa, chiacchieriamo, io le prendo la mano, lei non toglie la mano. Però non siamo arrivati ancora all’ultima fase del progetto di seduzione. Stasera è la fase esplorativa.
Si fa l’una e io devo andare. Domani mattina tutti i dipendenti dell’ente di formazione dobbiamo incontrarci alle nove a Palermo.
“Ma sabato non avevi giorno libero?” mi dice Rosa, mordendosi un labbro.
“Si, ma domani ci sono le votazioni per l’elezioni regionali”.
“E perché dovete incontrarvi tutti i dipendenti alle nove?”.
“Perché il capo deve darci le indicazioni di voto”.
“Cioè?”.
“Cioè che il capo ci dice a chi votare”.
“Dio mio, è terribile”.
“Terribile magari no, ma certo è una scocciatura. Alle nove di mattina di sabato. ”.
“Una scocciatura? In questo modo la democrazia non vale niente”.
“Può darsi, comunque le volte scorse andava benissimo. Tutti dovevamo votare un deputato. Ora invece il capo ha deciso di dividere i suoi voti a quattro deputati diversi, però ce lo dice solo all’ultimo momento perché dice che deve chiudere gli ultimi accordi. Comunque sia, domani mattina il capo ci dirà, uno per uno, a chi dobbiamo votare”.
Che schifo, ora lo dico ai grillini, e quelli fanno bordello, dice Rosa.
Però questa volta è più triste delle altre volte.
Torno a casa. Rosa l’ho lasciata davanti al portone di casa sua. Lei ha provato a poggiare le sue labbra sulle mie, io mi sono spostato un attimo e l’ho baciata sulla guancia. Mica posso rifare tutti i calcoli del progetto.
Torno a casa. C’è mia madre a letto col mio relatore. Lui mi porta i saluti di suo cugino, della moglie di suo cugino, dello zio della moglie di suo cugino e infine dell’Onorevole.
“Sei un ragazzo così intelligente – mi dicono tutti in coro – e ci sei tanto caro”.
Vado a letto soddisfatto, affacciandomi dal balcone e dando un’ultima occhiata alla mia Bagheria, così bella con i bagliori dei falò di rifiuti e le nuvole di diossina che si spandono nel cielo.

Bagheria. Baaria, la città delle ville, la porta del vento.
La città di Giuseppe Tornatore, Renato Guttuso e Dacia Maraini, che – non capisco proprio perché – hanno fatto presto a cambiare residenza.

(pubblicato su Tutta colpa della Maestra)

 
 
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