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Santa Flavia. I carabinieri hanno arrestato i presunti assassini di Antonio Zito

lunedì 29 luglio 2013, 09:41   Cronaca  

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cadavere-carbonizzato2Il corpo carbonizzato di Antonio Zito era stato ritrovato in contrada Spedalotto Valdina, alle prime luci dell’alba del 18 dicembre 2012, al confine fra Bagheria e Santa Flavia.
Dopo circa 8 mesi i carabinieri sono risaliti ai presunti assassini.
I militari, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Termini Imerese: Sabina Raimondo, su richiesta della Procura della Repubblica guidato da Alfredo Morvillo e dai procuratori Bruno Brucoli e Francesco Gualtieri.
In manette sono finiti Carmelo Ferrara, 33 anni, Pietro Mazzara, 35 anni, Maurizio Pirrotta, 38 anni, tre pregiudicati palermitani, residenti nella via del Bassotto del quartiere Bonagia di Palermo.
I tre arrestati sono gravemente indiziati di essere gli autori dell’omicidio.
Le attività investigative furono avviate già il 18 dicembre 2012, quando i familiari di Zito ne denunciarono la scomparsa: il giovane non farà mai rientro presso la sua abitazione.

Alle prime luci dell’alba, di mercoledì 19 dicembre 2012, un contadino segnalò, nel territorio del comune di Santa Flavia, in contrada Spedalotto Valdina, una zona agricola nei pressi dell’abitato di Bagheria, la presenza del corpo carbonizzato di un uomo. Il cadavere, reso irriconoscibile dal fuoco, risultò essere proprio quello di Antonino Zito, identificato grazie ad alcuni tatuaggi e, soprattutto, alla fede nuziale. Il giovane palermitano era già noto alle forze dell’ordine per alcuni precedenti penali, in quanto legato al traffico e allo smercio di sostanze stupefacenti. Il corpo presentava, agli esiti dell’esame autoptico, un foro alla testa, segno di un unico colpo di arma da fuoco, sparato dall’alto verso il basso, risultato fatale alla vittima che si trovava, presumibilmente, seduta o in ginocchio al momento dell’omicidio. L’autopsia escludeva dunque che Zito fosse deceduto per le fiamme che ne avevano avvolto il corpo, riconducendo la combustione ad un momento successivo alla sua morte, verosimilmente ad opera degli autori dell’omicidio, al fine di eliminare tracce del crimine e ostacolare l’identificazione del cadavere.
Le testimonianze dei parenti della vittima hanno permesso di localizzare la presenza del congiunto, ancora in vita, nel tardo pomeriggio del giorno precedente, martedì 18 dicembre, presso una baracca di ridotte dimensioni con annesso gazebo, sita a Palermo in via Del Bassotto, angolo via del Levriere, molto popolare e frequentata nella via del Bassotto di Palermo, ove venivano somministrate cibo da strada, quali “caldume e frattaglie”, e bevande, la cui proprietà e gestione riconducevano alla persona di Carmelo Ferrara. Circostanza, questa, ritenuta sin da subito rilevante, nonché inscindibilmente collegata alla scomparsa dello Zito poiché la perdita delle sue tracce, tra le ore 18.30 e 19.00, risulta contestuale all’incendio che alle ore 18.45 avvolge quello stesso gazebo, distruggendolo completamente.

Le attività investigative, sviluppatesi principalmente nella periferia est del capoluogo siciliano, notoriamente ostica alle forze dell’ordine e contraddistinta da omertà e distacco rispetto alle Istituzioni, sono consistite in tradizionali servizi di osservazione e pedinamento nonché in attività di intercettazione telefonica e ambientale. Proprio le intercettazione, malgrado i tentativi di elusione posti in essere dagli indagati, consentivano di individuare, oltre al già citato Ferrara, anche le figure di Mazzara Pietro, cognato del predetto e Pirrotta Maurizio. I tre, presenti nel chiosco insieme a Zito, nelle ore immediatamente precedenti alla scomparsa, mostravano sin subito un interessamento sospetto sull’andamento delle indagini e un’evidente preoccupazione per le numerose persone sentite dai Carabinieri nei giorni successivi al rinvenimento del cadavere.

Le investigazioni sinora condotte portano a considerare che i tre abbiano agito in concorso, uccidendo Zito nel chiosco, utilizzando un’arma illegalmente detenuta, allo stato ancora non rinvenuta, provvedendo poi all’incendio del chiosco, per cancellare ogni traccia del delitto, dando poi alle fiamme il cadavere sempre al fine di ostacolare eventuali indagini e impedire l’identificazione.
Sono ancora in corso serrate indagini per chiarire sul movente dell’omicidio.
Le indagini, inoltre, hanno fatto luce anche sui traffici di stupefacenti nella piazza di spaccio di Bonagia, tuttora oggetto di approfondimento investigativo.

 
 
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