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Sulla radiazione
del “Città di Bagheria”

sabato 24 agosto 2013, 14:56   L'Opinione  

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martorana nuovodi Giuseppe Martorana

Durante i novant’anni dell’attività calcistica bagherese – anno di nascita è il 1919 – si sono registrati diversi periodi di crisi più o meno gravi, descritti puntualmente nel mio volume Storia del calcio bagherese, pubblicato nel 1982.

Tralasciando il periodo fino al 1930, durante il quale l’attività era di carattere amatoriale, nel decennio 1930-1940, pur con i brillanti risultati conseguiti in campo regionale, ci sono stati periodi di rilassamento per la mancanza di entusiasmo, dovuta anche alla scarsità delle risorse. La Società, a volte, pur essendo invitata dal Direttorio Siculo della F.I.G.C, ad iscrivere la squadra al Campionato di Divisione superiore rispetto a quello spettante,  anche se sollecitata e spronata dalle Gerarchie fasciste, non trovava i mezzi finanziari per le tasse di iscrizione e per le costose trasferte, ed era costretta a rinunziare.

Nel dopoguerra, dopo la costruzione dello stadio comunale e la promozione in Serie D, si arrivò al meraviglioso, e forse mai più ripetibile, campionato dell’anno 1957-58 che, purtroppo, non si vinse per una serie di circostanze sfavorevoli; la principale riguardò la inopinata sconfitta subita nella gara di recupero a Crotone,  con la locale squadra già salva, e a soli tre giorni dalla fine del campionato, quando non c’era più il tempo di recuperare, dovendosi disputare una sola gara; solo che il giocatore palermitano Costa ci castigò con una tripletta, il che significò regalare la promozione all’Enna per un solo punto di differenza.

La mancata promozione in serie C – allora costituita da due soli gironi – determinò l’inizio di una crisi societaria (si trattava di una società per azioni solo sulla carta) che non doveva più arrestarsi. Intanto, considerato che in Serie D i calciatori avevano il contratto economico e poiché non venivano pagati puntualmente gli stipendi, né ai tecnici né ai giocatori, si creò, nell’arco temporale di cinque anni, un deficit di circa 15 milioni con la Lega Nazionale Semiprofessionisti che garantiva il detto contratto economico stipulato.

Intanto (dal 1962-63 e 1963-64), il Bagheria  disputa due campionati di I Categoria (allora non si chiamava Promozione), ma le risultanze furono la retrocessione nel campionato di II Categoria, anche se poi c’è stato il ripescaggio. Tra l’altro, oltre al debito federale ce n’era uno con il Banco di Sicilia di quattro milioni che con gli interessi era lievitato a venti milioni. Inoltre, il dott. Domenico Arnone, presidente nella stagione 1957-58, era creditore di circa cinque milioni.

A questo punto, sarebbe stato meglio non iscrivere la squadra al campionato e far radiare la società. Il sindaco di allora, Erasmo Lo Piparo, viste le pressioni della tifoseria locale, mi nominò, su segnalazione del farmacista Arnone, Commissario straordinario, carica che ho mantenuto fino al campionato 1967-68, disputando quattro discreti campionati di Promozione. Non c’erano, però, prospettive per il futuro ed era subentrata una certa stanchezza, anche perché, durante i quattro anni trascorsi, si era stati soggetti al prelievo coattivo della Lega Sicula per i debiti federali di cui ho detto sopra. Cosi, assieme ad altri miei collaboratori, decidemmo di non iscrivere la squadra, mandando tutto a carte quarantotto. Così avemmo una radiazione pilotata, in quanto creammo i presupposti di far trasferire nella nostra città la Juventina di Palermo di Renzo Barbera, che giocava in serie D, facendola fondere con la Stella Azzurra di Bagheria. La fusione, infatti, non era conveniente farla con il Bagheria, visto l’elenco dei debiti esistenti. Nacque così la Juve Bagheria con alla presidenza Renzo Barbera.

Non è qui il caso di parlare dei campionati fino al  1998-99 che, tra  luci ed ombre, hanno visto la nostra squadra disputare campionati della Lega Nazionale Dilettanti, di Eccellenza e di Promozione, ma proprio nell’estate del 1999, Mimmetto Gagliano,  responsabile della Società in quel periodo, non riuscì a trovare le somme necessarie per iscrivere la squadra, e, con grande disappunto, si ebbe la prima vera radiazione dai ruoli federali.

Nel 2000-2001, sfruttando i titoli di tre squadre bagheresi (San Cataldo, San Pietro e Lannari), che nel frattempo si erano fuse, il Città di Bagheria riuscì a ritornare anche in Eccellenza. Dopo più di dieci anni di alti e bassi e con notevoli sacrifici da parte dei dirigenti che si sono succeduti nell’ultimo decennio – Vincenzo Lamia Caputo, Agostino Lo Medico, Giuseppre Castronovo, Angelo Cirafici, Antonio Pace, Agostino Damiano, Gaetano Donnina, Rosario Belcamino, Peppuccio Provenzano, Salvo Bartolone, Bruno Ferraresso, Francesco Raspanti e qualche altro di cui mi sfugge il nome – senza mai ottenere la minima collaborazione dall’amministrazione comunale di Bagheria, alla quale si chiedeva solamente di avere assegnata la gestione dello stadio comunale, non si poteva tirare più a lungo la corda.  Secondo me, bene ha fatto il signor Raspanti, dopo averlo preannunciato più volte, a non iscrivere la squadra. Non aveva, del resto,  obblighi di sorta con nessuno, nemmeno col la tifoseria assenteista.

Al Comune di Bagheria si seppe parlare di calcio solo alcuni anni fa, quando si discusse ampiamente (!!!) della intitolazione dello stadio comunale a Pasquale Alfano, ma non solo si bocciò la proposta che era stata avanzata da alcuni consiglieri, e nemmeno fu intitolato ad uno dei nominativi che erano stati proposti e che non odoravano di mafia. Povera Italia! Povera Sicilia! Ma soprattutto povera Bagheria!

Ed allora perché continuare un’attività, quando i nostri amministratori, anziché aiutarti, ti ostacolano? Perché dopo tanti anni non si è riusciti a rendere agibile la tribuna? Perché non affidare, provvisoriamente, la gestione dello stadio alla prima società calcistica bagherese, in attesa della emanazione del fantomatico bando pubblico? Ciò non mi stupisce, e non deve stupire i cittadini bagheresi, perché anche negli anni sessanta, quando ricoprivo la carica di Commissario straordinario della società, toccò a noi dirigenti dover provvedere ad effettuare le prove di carico della pensilina. E non parliamo delle pressioni e delle raccomandazioni a cui  dovemmo far ricorso per ottenere la sistemazione del fondo campo. Ed era già tanto quando ci riuscivamo! E quante volte ho dovuto attendere, per delle ore, dietro la porta di un consigliere comunale, o assessore, o Sindaco o funzionario, prima di essere ricevuto, per esporre semplici problemi!

Se qualcuno nel futuro volesse svolgere attività calcistica, si ricordi di farla solo per e passione, dedicandosi principalmente alle attività giovanili, perché per avere una squadra di categoria superiore occorre tanto ma tanto denaro che solo un mecenate, alla Zamparini, può assicurare, non per un solo campionato, ma con continuità.

 

 
 
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