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Quale futuro per
il dissesto di Bagheria

lunedì 16 dicembre 2013, 17:55   L'Opinione  

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benfantedi Nicolò Benfante *

A seguito della deliberazione 321/2013 con adunanza del 16/Ottobre/2013 della Sezione di Controllo della Corte dei Conti per la Regione Siciliana, pervenuta al comune di Bagheria in data 13/Novembre/2013 prot. 1477/pec ed alla Presidenza del Consiglio Comunale in data 14/Novembre/2013 prot. 1194, ho letto con molta attenzione ed oculatezza la relazione della predetta sezione , al fine di poter meglio comprendere in quali condizioni attualmente versa la nostra città e di capire quali alternative di ripresa o miglioramenti per l’Ente ci sono, se ce ne sono !.

Le condizioni in cui ci troviamo sono disastrose come se già non lo sapevamo!
Tutte le amministrazioni pregresse hanno condotto un modus operandi senza alcuna programmazione economica-finanziaria ma, ognuna di queste ha sempre raggiunto un primato, la capacità di mantenere in progressione quel trend a far insorgere e lievitare debiti fuori bilancio.
Mi chiedo se è’ stata mai data una VERA risposta alla cittadinanza sul perché esistono e lievitano questi debiti fuori programmazione.
Forse che, si pensa che non siamo ancora pronti a comprendere attivamente questa farraginosa ed ostica materia che regola l’ente?
Che qualcuno Ci spieghi cosa sta succedendo!
Forse è arrivato il momento di abbattere quel muro di gomma che da molti anni oramai persiste per lo scollamento tra l’ente ed i cittadini tutti?
Forse è arrivato il momento di spiegare a gran voce e con annesse responsabilità, perché siamo stati e diventati un ente strutturalmente deficitario e cosa significa e comporta ciò?
Tante domande tanti dubbi e nessuna risposta.
Cerchiamo allora di fare un po’ di chiarezza;
Durante il periodo di un normale andamento gestionale dell’ente, a fine dell’esercizio, l’Organo di Controllo dell’ente, da un apposita ed attenta analisi sul Conto Consuntivo di bilancio, nell’esaminare oltre le voci strutturali che determinano il Conto, rilevano anche quei parametri (attualmente dieci) o punti di criticità/allarme che indicano le cause, conseguenze, dinamiche, fattori, risultati etc…, che hanno inciso negativamente sul Conto.
Di norma vi sono dei parametri che fisiologicamente possono subire l’effetto negativo del periodo gestionale, ma non per questo disattenderLo anzi, mi riferisco ai residui attivi/crediti che vanta l’ente e che non riesce a riscuotere entro un congruo termine.
Ma la cosa ancor più grave per l’ente, si manifesta in maniera cronica per la presenza negativa di quel parametro che indica la criticità della liquidità, per cui l’Ente ricorre all’anticipazione di tesoreria (banca) per avere quell’illusorio benessere di liquidità che gli permette di poter far fronte relativamente e solo in parte ai suoi fabbisogni ad un prezzo che paghiamo con alti interessi bancari.
Quando si ha il valore della metà di questi indici/parametri la condizione di bilancio dell’ente si definisce strutturalmente deficitario per cui bisogna ricorrere a tutte le strategie (se c’è il tempo) economiche-finanziarie per ripianare, risanare ed intervenire repentinamente su quelle voci che ne hanno determinato la deficitarietà dell’anno trascorso/pregresso.

Ma perché adesso e non prima?
Perché a deficit dichiarato e non quando vi erano le possibilità attraverso/con interventi programmatici anche rigidi ed impopolari, che dessero l’opportunità di riequilibrare il bilancio dell’ente?
Una delle norme che caratterizza la gestione di bilancio, oltre alla trasparenza, veridicità, legittimità etc.., riguarda l’agire secondo le norme del buon padre di famiglia. Penso che da tempo oramai la cittadinanza di Bagheria è orfana del proprio padre e come tale vive secondo le norme dell’arrangiarsi quotidianamente.
Gestire un bilancio, a mio modesto avviso, richiede competenze professionali, settoriali e specifiche; in questi ultimi anni mi sono reso conto che tutto ciò non è vero, anzi diamo credito e valore a quelle professionalità che esulano di gran lunga la richiesta specifica del settore.

Ed i risultati hanno dato ragione ?
Da vendere, aggiungerei ! Anzi, nessun stupor o meraviglia !
L’edicolante con cui mi soffermo a discutere, sosteneva con molta semplicità, quell’arcaica tesi contabile, indiscutibilmente e verosimilmente sacrosanta, che quando i debiti sono maggiori dei crediti siamo insolventi o meglio quando i costi superano i ricavi siamo in perdita, figuriamoci per il bilancio del nostro Ente.
In un ambito societario in particolar modo commerciale, può anche accadere che la gestione economica possa avere un periodo gestionale negativo, sia per la crisi di settore sia per contrazione economica, sia per errate interpretazioni d’investimento. Ma l’anno successivo l’imprenditore, consapevole degli errori di percorso, ricorre a rivedere le strategie che gli consentano e permettano di riequilibrare l’andamento gestionale, consapevolmente il perdurare, l’insistere su un andamento negativo lo porta con coscienza alla decisione di porre fine al suo raggiungimento dello scopo sociale con conseguente default.
Il Bilancio di un ente, anche se di natura finanziario, non è dissimile, diverso, difforme.
La cosa che più mi colpisce della relazione della sezione della Corte dei Conti, che in maniera imperativa ha richiamato un orientamento espresso dalla Sezione delle Autonomie , che ha ritenuto che qualora alla decisione dell’ente di ricorrere all’approvazione di un piano di riequilibrio entro 60 giorni non pervenendo al risultato consequenziale, “ vengono a conclamarsi ex lege i presupposti di una situazione di grave precarietà della situazione finanziaria ed amministrativa che impongono il rimedio risolutivo previsto dall’ordinamento (dichiarazione di dissesto)”.
Una cosa è chiara e certa, bisogna rendere atto e plauso a quest’amministrazione che ha contribuito definitivamente a colmare quel gap che occorreva per il raggiungimento di quegli obiettivi utili e validi affinchè si avesse modo e possibilità di dichiarare il dissesto finanziario.
Perché nessuno spiega/informa la cittadinanza riguardo le conseguenze di un Ente che dichiara il dissesto?
Perché nessuno spiega/informa la cittadinanza degli artt. 244 e segg. del T.U.E.L. 267/2000 ?
Esiste un confronto ? Con chi ?
Spero tanto che si ponga fine a questa triste vicenda che ci vede indirettamente compartecipi di un illusorio, inesistente e vano tentativo di risanamento e riequilibrio di un ente dissestato, che attraverso artefici contabili impopolari procrastinano questa cancrenosa metastasi quando in realtà occorre intervenire senza indugio.
Un ulteriore primato spetta al Signor Sindaco che in questa Amministrazione ha superato, con grande plebiscito della società civile, la percentuale di quell’indice di impopolarità, ma penso che intenda continuare, determinato, su questo percorso intrapreso ed a breve potrà essere pienamente soddisfatto di aver raggiunto l’en-plein.

Dottore Commercialista – Revisore Contabile

 
 
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