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Amministrare
o Governare

mercoledì 15 gennaio 2014, 11:44   L'Opinione  

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Benfante nuovodi Nicolò Benfante

Amministrare o Governare. Già! sembrano avere lo stesso significato, quasi figli della stessa derivazione, ma pur essendo sinonimi per affinità di contenuto, hanno paternità diverse.
Per l’appunto, “amministrare” deriva dal latino administrare derivazione di minister , cioè colui che cura sotto la propria responsabilità l’ordinamento di un’attività pubblica o privata per il conseguimento di determinati scopi.
La parola “governare”, invece, deriva dal latino gubernare, cioè colui che ha/possiede la direzione politica e amministrativa di uno stato, regione, ente…
Ebbene sulla disamina delle predette, possiamo chiaramente affermare che l’amministrare è in stretta simbiosi/correlazione con il governare.
Non a caso l’epiteto indicato per il nostro Presidente di Regione è appunto Governatore.
Quante volte abbiamo sentito parlare, usare queste parole come uso comune da parte dei nostri politici/amministratori.
Bisogna saper distinguere un linguaggio appropriato dall’uso corretto e finalizzato dei termini indicati.
Per chiarezza di contenuto, focalizziamo per un momento l’analisi di questo pensiero dalle aspettative prettamente positive a quelle “rosee” vissute nella nostra città.
Viviamo un momento epocale tra crisi e diseguaglianze, tra poteri forti e comuni mortali, tra caste e cittadini inermi; quante volte sussurriamo la classica ed obsoleta frase “si stava meglio quando si stava peggio”.
Eppure il benessere dei nostri tempi è più diffuso rispetto al passato e stiamo meglio di quanto pensiamo.
D’altronde, se facciamo affidamento ad un ipotetico termometro di vita, osserviamo che il consumismo è sovrano in tutte le sue forme; la gente muore meno di fame; la crescita dell’istruzione ha abbassato il livello di analfabetismo; riconosciamo i nostri diritti e vantiamo i nostri doveri attraverso quelle leggi e codici che  se veramente “applicati” sanciscono il riconoscimento del pensiero democratico di Civis del proprio tempo.
Diciamo che ci siamo evoluti o per meglio dire Eretti !
Eppure, nella nostra cellula Bagheria, riflesso per certi versi di quel raggio di luce fioca che si rispecchia nello statalismo centrale, le condizioni di vita dell’ultimo ventennio stanno assumendo caratteri e contorni inversamente proporzionali alla crescita ed espansione economica rispetto agli altri paesi.
Perché tutto questo ?
Forse non esistono più quelle classi di amministratori che si assumevano le responsabilità delle scelte in pectore?
Forse viviamo dietro quella manifesta illusione di una tecnica apolitica, dettata da “amministratoriIncompetenti, Inetti, Incapaci di prendere buone decisioni perché privi delle conoscenze necessarie?
A = 3 I; sembra quasi aver trovato la formula del perfetto politico.
Forse non c’è politica senza cultura ! (Norberto Bobbio).
Assistiamo più che mai indifferenti ad una involuzione culturale della nostra città, ad un manifestato  depauperamento territoriale, ad un regime vessatorio arrogante che svilisce sempre più la dignità del cittadino onesto.
La VERITA non è figlia del reato !
E’ inammissibile accettare da questa classe di amministratori, ragionamenti viziosi o procedimenti illogici e falsificatori che ci guidano,  attraverso la ricercata abilità delle parole, verso quell’oblio del nulla di problemi che non sono attualmente o essenzialmente risolvibili in termini di verità/ falsità assoluta.
Oggi più che mai si richiede quel cambiamento di rotta che si riassume in una precisa richiesta di porre la conoscenza e la cultura al centro delle decisioni pubbliche.
Penso vivamente che sia giunto il momento di un pensiero nuovo;
Servirebbe una mente giovane che produca nuove idee  rispetto a questa generazione di pseudo-politici che, per  tutelare interessi e scopi personali ha paralizzato e penalizzato un’intera classe sociale.
Una classe di amministratori  che non vede oltre il proprio naso, il futuro presente dei nostri giovani, destinatari di una politica becera e gretta del “do ut des” che ha privilegiato una scelta  stanziale ad una crescita nel medio lungo-termine.

 

 
 
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