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Bagheria. Lettera aperta del sindaco Lo Meo sul rischio di dissesto economico

sabato 4 gennaio 2014, 11:50   Politica  

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lo meo nuovaCon una lettera aperta alla città, il sindaco Vincenzo Lo Meo fa alcune precisazioni in riferimento alla possibilità di evitare il dissesto finanziario, grazie all’emendamento approvato recentemente.
Lo Meo elenca una serie di problemi che il dissesto comporterebbe, come il rischio di vendere alcuni beni immobili del Comune o aumentare le tasse per almeno 7 anni.
Il sindaco sottolinea inoltre che con il dissesto non si condannerebbe la classe politica ma l’intera città.
Ecco di seguito il testo integrale della nota del sindaco.

“Cari bagheresi
Ho deciso di scrivere questa lettera aperta solo dopo l’approvazione degli emendamenti al Tuel (testo Unico degli Enti Locali), recentemente varati dal parlamento e che danno al Comune di Bagheria la possibilità di riproporre il piano di riequilibrio finanziario pluriennale ed evitare così il dissesto finanziario.
Il risultato ottenuto è decisamente storico, e questa opportunità abbiamo tutti il dovere di non  sprecarla in nessuna maniera. Riconosco al Consiglio Comunale  la funzione propulsiva che ha svolto nel corso di alcune sedute che hanno spinto, tramite appositi ordini del giorno, la Giunta di governo a promuovere, nelle opportune sedi, una variazione della normativa poi accolta nelle legge di stabilità.
Nel corso di questi ultimi mesi ho assistito, in silenzio, al dibattito che si è acceso in varie sedi politiche, e soprattutto nei social network e nei media locali. La mia scelta di esiliarmi temporaneamente dal dibattito politico deriva  dalla consapevolezza che il periodo che abbiamo trascorso dal 7 giugno in poi è stato delicatissimo, specie dopo la deliberazione della Corte dei conti del 16 ottobre 2013 e la successiva nomina degli ispettori da parte della Regione Siciliana.
In questi mesi, in silenzio, ho preferito  puntare tutto sulla variazione della normativa, che nella precedente formulazione, dopo il diniego del Consiglio comunale, non ci avrebbe consentito in nessun modo di riproporre un nuovo piano di riequilibrio.
Ora che abbiamo ottenuto questo storico risultato ritengo sia arrivato il momento di intervenire e chiarire meglio il mio pensiero, che tra l’altro non ho mai nascosto.
Io e la mia Giunta ci siamo convinti che la via del risanamento finanziario dell’ente fosse quella giusta e da perseguire ad ogni costo per il bene di Bagheria, e che il dissesto finanziario dell’ente dovesse in tutte le maniere essere evitato. Questo convincimento non nasce da questioni politico/elettorali (questioni relative all’incandidabilita), ma dal vissuto ultimo recente che mi ha fatto maturare la consapevolezza del clima che si instaurerebbe subito dopo la dichiarazione di dissesto: un clima nel quale per assenza di risorse finanziarie, sarebbe impossibile amministrare il Comune; senza contare la strisciante paura che si innescherebbe nei dipendenti comunali a rischio stipendio e licenziamento.
A tal proposito voglio raccontarvi quello che è accaduto il giorno dopo la diffusione della notizia della sentenza della Corte dei conti: Intorno alle 12,00 del 18 ottobre, avvisato da una telefonata del mio assessore al Bilancio, ricevo i dirigenti del Monte dei Paschi di Siena, tesoriere comunale, senza conoscere il motivo della cortese visita.
Motivo che scopro immediatamente dopo, la visita del nostro tesoriere non è  affatto di cortesia, ma  serve a conoscere la reale situazione del Comune e principalmente a sapere se esiste lo stato di dissesto finanziario.
Con la stessa identica cortesia il tesoriere ci fa sapere che nell’eventualità il Comune dovesse dichiarare  il dissesto.  lo stesso Comune si vedrebbe azzerato l’affidamento bancario (anticipazione di cassa). Qualche giorno dopo capisco che le intenzioni del tesoriere non sono affatto disponibili, dopo la visita riceviamo infatti la notizia che la pratica per una fideiussione di importo molto contenuta ci viene respinta.
Ho voluto raccontare quanto è accaduto per dimostrare cosa accade solo dopo la diffusione di una notizia di stampa. Non oso pensare infatti cosa accadrebbe dopo la dichiarazione di dissesto. Il tesoriere ovviamente fa il suo lavoro e al contempo gli amministratori e tutta la classe politica cittadina hanno il dovere di evitare la catastrofe: a proposito chiedo ai sostenitori del dissesto di assumere informazioni dal sindaco di Alessandria e di Caltagirone di cosa significhi davvero dissesto. Io ho cercato di spiegarlo più volte con diverse note e comunicati, ed ora voglio ribadirlo con parole semplici e senza tecnicismi, voglio dire perché non voglio il dissesto e sono il principale sostenitore del risanamento:
A) perché non voglio aumentare le tasse per 5/7 anni senza la possibilità di abbassarle;
B) perché non voglio vendere villa Cattolica, Palazzo Cuto’ o Villa Butera e svendere l’identità culturale e tradizionale di Bagheria;
C) perché non voglio consegnare le scelte della città ad una commissione liquidatrice e svilire il contenuto di qualsiasi futura amministrazione per tutti questi anni;
D) perché 24 comuni su 27 in dissesto che lo hanno dichiarato negli ultimi anni , lo hanno dichiarato di nuovo,condannando le loro comunità alla tassazione più elevata per 14 anni;
E) perché senza alcuna forma di intervento finanziario, come dimostrano le statistiche fallimentari il dissesto finanziario non può risolvere la questione debitoria del Comune in quanto gli asset messi a disposizione della procedura liquiditoria si realizzano oltre la scadenza della procedura.
F) perché voglio tutelare i dipendenti comunali e loro famiglie, perché voglio che percepiscano regolarmente il loro stipendio e che in nessun caso rischino il loro posto di lavoro.
Per queste ragioni sono stato temporaneamente in silenzio, ho combattuto ogni santo giorno per cambiare la legge ed ottenere la possibilità di salvare la città dal dissesto. I giacobini per processare la classe politica usino i mezzi della democrazia, il dissesto finanziario non è il mezzo per condannare una classe politica ma per condannare una intera comunità.”

 

 

 
 
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