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L’Arte contemporanea
in mostra al
MACS di Catania

martedì 14 gennaio 2014, 10:42   Cultura  

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mostra cataniadi Maria Luisa Florio 

“Se non siamo in grado di interrogarci davanti ad un’opera d’arte non saremo in grado di interrogarci su nessun altro mistero quotidiano”. Sono le parole di Alberto Agazzani, curatore della mostra “Ad Imaginem Suam”, promossa dal Museo d’ Arte Contemporanea Sicilia (Macs) inaugurata lo scorso 21 dicembre nei locali della badia piccola di via Crociferi a Catania. Un percorso tra sculture, quadri e fotografie in cui protagonista è l’arte figurativa di dodici artisti con altrettante opere: Marco Bolognesi, Giuseppe Bombaci, Roberta Coni, Dino Cunsolo, Peter Demetz, Giuseppe Guindani, Nunzio Paci, Nicola Pucci, Davide Puma, Silvio Porzionato, Alessandro Reggioli, Luciano Vadalà. Quattro di loro siciliani, gli altri, provenienti da varie parti d’Italia. Efficace la commistione stilistica e l’insieme che ne viene fuori: dalla citazione di Velasquez di Bombaci, su fondo nero, allusione ad un barocco in disfacimento, segno dei tempi che viviamo, all’attesa improbabile di Demetz che ricorda Aspettando Godot o il deserto dei tartari di Buzzati, una situazione che sottende tutta la nostra esistenza proiettata in avanti su un domani che annienta l’oggi. Assai  interessante, anche stilisticamente, l’opera di Roberta Coni (foto 2), Osas con sfondo floreale, in cui restiamo colpiti dallo sguardo fiero di chi ci inchioda alle nostre respondabilità: l’occidente di fronte al benessere malato che ha prodotto e che difende con barriere e discriminazione. Efficace anche la tela di Guindani (foto 1): Ero qui un tempo re di me stesso, in cui due figure maschili, in una sorta di sospesa atemporalità, si relazionano ludicamente. Evidente il riferimento nicciano, quando ancora gli uomini erano vicini agli dei che risiedevano nell’Olimpo e amavano mescolarsi agli umani. Degno di nota anche Luciano Vadalà, con il suo Scivola via, perché ci costringe a pensarci carne e solitudine senza appigli, ad imaginem suam ma senza speranza  se  continueremo a sopprimere lo spirito, che è naturalmente in noi, nel carnevale quotidiano dell’apparenza.
mostra catania 1Tutte le opere hanno per oggetto il corpo umano tra sacro e profano. Inquietante, in tal senso la crocifissioe di Davide Puma, in cui la croce è dissolta in un fondo nero a significare la sofferenza di chi, crocifisso a se stesso , non riesce a sfuggire alla propria prigionia. Un plauso, infine, alla direttrice Giuseppina Napoli e al curatore Alberto Agazzani per averci reso partecipi di questa epifania artistica e per avere compreso che è proprio nei momenti di maggiore crisi che l’uomo ha bisogno di porsi degli interrogativi e trovare il tempo per riflettere su se stesso, con l’auspicio che tale realtà artistica possa diventare polo d’attrazione e promozione  di tanti ottimi artisti, siciliani e non. La mostra è visitabile fino al 30 novembre, ingresso 5 euro, ed è anche una buona occasione per visitare lo splendido edificio settecentesco del Vaccarini.

Il MacS, infatti,  è la naturale conclusione del percorso culturale che si compie all’interno del Sito Storico Monastero San Benedetto, straordinario intreccio tra archeologia, tradizione, spiritualità, patrimonio storico-artistico. I visitatori, varcando la soglia del Convento delle Benedettine, potranno ammirare la Domus romana, il settecentesco Parlatorio e la sontuosità della Chiesa di San Benedetto di Catania. Maggiori informazioni sul sito del MACS.info@museomacs.it

 
 
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