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Risanamento!
Quale cura

mercoledì 8 gennaio 2014, 10:42   L'Opinione  

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Benfante nuovodi Nicolò Benfante *

Finalmente! Un urlo si levò dal silenzio.
Era da tempo che chiedevo e chiedo un confronto, ma senza risultato; adesso, finalmente, è chiaro che il Signor Sindaco e la sua amministrazione intendono condurre  la nostra città verso il “Risanamento”!
Alla luce, infatti, dell’emendamento al Testo Unico degli enti locali, la “sua” amministrazione ha ottenuto un ulteriore periodo di 90 giorni per ripresentare un piano di riequilibrio e scongiurare quell’ipotesi maledetta, ma reale, quale il Dissesto.
Sicuramente, più che un risultato storico per Lei, lo definirei un ulteriore chance politica, frutto di un impegno/regalo mirato per le sorti della nostra città.
Certamente, come ebbi a dire nei miei articoli precedenti, il dissesto finanziario di un ente a primo acchito, provocherebbe un tumulto/disastro per le condizioni finanziarie del nostro paese; sarebbe un periodo non roseo, fatto di sacrifici e responsabilità che graverebbero sulle tasche dei cittadini; sarebbe un accollarsi di tasse ed imposte per colmare i debiti fatti dalle amministrazioni;
Pagare  per servizi non ricevuti ?
Pagare per colmare le incompetenze altrui ?
Sicuramente, trovarsi in una situazione tale non è piacevole per chi politicamente è consapevole di sapere e volere amministrare, ma purtroppo, ancora oggi, Signor Sindaco, leggendo e rileggendo la sua lettera aperta, non trovo quelle risposte, o forse mio malgrado non colte, atte a manifestare la “cura” di quel risanamento attraverso quei passaggi purtroppo tecnici, che completano o danno vita alla redazioni di un piano.
Facciamo chiarezza!
Tecnico ed esperto della materia e di procedure concorsuali per similitudine tengo a precisare che il piano di riequilibrio corrisponde ad un Concordato Preventivo (per le società) come ebbi già modo di dire in precedenza; entrambi vengono redatti prima di dichiarare il fallimento.
Ebbene, la redazione di un piano contiene una massa debitoria (passivo), che deve avere la  reale “certezza” del debito,  asseverata da un funzionario che ne certifichi la veridicità dei dati,pena la responsabilità;  a tale massa, debitoria corrisponde per effetto una massa creditoria (attivo) che rappresenta la certezza di quei crediti certi, liquidi, esigibili che debbono colmare il debito.
Il piano deve essere in equilibrio o pareggio di bilancio.
Il piano, dopo le dovute considerazioni ed attestazioni da parte dell’organo di controllo, viene trasmesso al vaglio dell’assemblea cittadina eletta per le considerazioni, conseguenze e motivazioni/approvazioni.
Successivamente viene trasmesso alla sezione regionale della Corte dei Conti ed al vaglio del Ministero dell’Interno per la veridicità dei dati e la fattibilità del piano riequilibrato, il quale, dopo attenta ed oculata verifica, se Lo ritiene sostanzialmente attendibile, lo dichiara ammissibile.
A questo punto, Signor Sindaco, concordo con Lei che bisogna lottare arditamente per non lasciare le chiavi della città ad una Commissione Liquidatrice, in caso di dissesto;
Che bisogna lottare strenuamente per tutelare i posti di lavoro e gli stipendi dei dipendenti;
E’ giusto e sacrosanto ed aggiungo: per quali colpe debbano pagare!
E’ giusto, Signor Sindaco, non svendere i gioielli di famiglia: Palazzo Butera, Villa Cattolica, Palazzo Cutò etc….;
Forse che non si possono vendere perché  patrimonio “inalienabile” ?
Eppure, Signor Sindaco, se tutto vero e giusto, mi chiedo perché nell’unico piano di riequilibrio presentato al Consiglio Comunale era inserita la voce “Alienazione di Immobili” ?
Mi chiedo Quali?
E’ giusto continuare il ricorso all’anticipazione di cassa presso la tesoreria, pagando un alto prezzo di interesse per mantenere inalterata la macchina amministrativa ?
Certamente, Signor Sindaco, come meglio comprenderà,  la certezza del dubbio tra risanamento e dissesto è sempre pendente.
E’ giusto lottare per un risanamento;  ma qual è il prezzo che noi cittadini dobbiamo pagare per alimentare finanziariamente  questo enorme buco nero (black hole) ?
Quali condizioni  benefiche trarremmo da un piano di riequilibrio dalla durata massima prevista in 10 anni?
Oppure occorrerebbe parlare di conseguenze devastanti per gli anni a venire?
Cui prodest  tutto ciò ?
Tecnicamente, non ho ben compreso attraverso quale manovra intenda abbassare le tasse in un piano di riequilibrio, quando in realtà deve aumentarle per diritto al massimo consentito, a parte quelle delibere illegittime che sono state, fortunatamente per i cittadini, revocate o hanno ingenerato solo confusione Imu-Tares/Tarsu.
Ed inoltre, sempre per tecnicismi, Le chiedo come intende quadrare la mole spaventosa debitoria dal momento che non siamo dotati di alcun bilancio previsionale o consuntivo, in particolare 2013, quale certezza e veridicità dei dati?
Ed ancora, essendo un ente strutturalmente deficitario e fuori dal patto di stabilità, come e dove intende reperire le risorse opportune per quadrare il piano?
Purtroppo i bilanci tecnicamente si redigono con la/le volontà dei numeri!
Ad oggi nessuna informazione o diffusione di dati è pervenuta alla cittadinanza per poter fare quella giusta comparazione tra riequilibrio e dissesto, che ci consenta di capire il percorso da intraprendere.
Condivido pienamente l’analisi di fare il possibile per salvare la città da un futuro presente disastroso per le finanze dell’ente e non solo ….., ma se questo non dovesse accadere, la scure del dissesto sarebbe per Lei il principio della fine.
Mi creda, Signor Sindaco, non vorrei essere al suo posto, ma da cittadino Le chiedo Perché adesso?
Perché non ha chiesto il supporto/contributo di tutta la cittadinanza?
Perché dopo 2 anni e mezzo di sacrifici per la cittadinanza?
Forse non era affatto consapevole di cosa l’attendesse oppure, pur sapendo di non saper, con la sua grande forza d’animo e l’ausilio di forze politiche avrebbe spazzato via il passato e continuato nel torbido presente.
Mi sovviene a tal proposito un passo,  che riporto integralmente in quanto si coniuga con il presente articolo:
“una società aperta è quella basata sull’esercizio critico della ragione, una società che non solo tollera ma stimola, all’interno e attraverso le istituzioni democratiche, la libertà dei singoli  e dei gruppi, in vista della soluzione dei problemi sociali, cioè in vista di continue riforme. Ciò non vuol dire che il democratico, proprio perché tale debba accettare l’ascesa al potere dei totalitari. La domanda invece da porsi non è chi deve comandare? bensì com’è possibile controllare chi comanda?  E’ questa l’impostazione di chi costruisce, perfeziona e difende le istituzioni democratiche a favore della libertà e dei diritti di ognuno e quindi di tutti”. (Karl Popper)
Purtroppo, stiamo vivendo un periodo buio, se non il più buio dell’ultimo ventennio, nel quale la “Smeritocrazia” e “l’incompetenza” la fanno da padroni generando, nel contempo, e per le classi future, incertezza ed impoverimento sociale e culturale.

*dottore commercialista

 

 
 
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