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Bagheria. Da oggi la strada 88 si chiama via “Marcia Antimafia 26 febbraio 1983”

mercoledì 26 febbraio 2014, 12:51   Attualità  

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marcia mafia

di Pino Grasso

Ai tempi della guerra di mafia era la via di fuga dei killer, da ieri invece è divenuta la strada simbolo dell’antimafia. La giornata radiosa ha fatto da splendida corona alla manifestazione rievocativa della marcia antimafia “Marcia antimafia Bagheria – Casteldaccia 26 febbraio 1983”, tenutasi in occasione del trentesimo anniversario, per l’intitolazione della strada provinciale 88 (la strada dei Valloni), durante la quale sono state poste due targhe, una lungo la strada provinciale alla periferia di Casteldaccia e l’altra a Bagheria, all’innesto della provinciale con via De Spuches. All’iniziativa promossa dal Centro “Pio La Torre” con l’appoggio della Provincia regionale di Palermo, hanno aderito le Comunità ecclesiali, la rete scolastica “Bab el Gherib”, le organizzazioni sindacali, i rappresentanti del mondo dell’associazionismo e le amministrazioni comunali di Bagheria, Casteldaccia, Villabate, Santa Flavia, Ficarazzi e Altavilla Milicia, presenti con i loro gonfaloni e le forze dell’ordine. Al seguito del corteo tante scuole, i rappresentanti delle quali hanno manifestato il loro malcontento per le condizioni  in cui si trovano gli edifici scolastici.
Quella più precaria è la situazione in cui si trovano alunni, insegnanti e genitori della scuola “Antonio Gramsci” che a causa di una serie di interminabili diatribe, attendono i lavori di ristrutturazione da nove anni e sono costretti in locali affitto. “Noi educhiamo i nostri ragazzi ai valori della legalità che poi vengono regolarmente disattesi – dichiara una insegnante – i lavori di manutenzione straordinaria e per il rifacimento della scuola sono stati finanziati per un importo complessivo di 1.450.000 euro che però rimangono nei cassetti del Comune”. Tra i presenti, il sindaco Vincenzo Lo Meo, il dirigente del commissariato Francesco Fucarini e anche imprenditori antiracket come Gianluca Calì che ha denunciato i suoi estorsori.

marcia mafia 2

“Raccolgo volentieri il testimone contro la mafia a 31 anni dalla prima marcia – ha detto – però la mafia e il suo pesante condizionamento hanno ridotto dell’88 per cento il mio fatturato. Non è possibile aspettare 7 anni per gestire un bene confiscato, sono venuto qui da Milano e ho convinto tante persone a investire in questa zona, ora vorrei che passasse il messaggio che denunciare, oltre che un dovere civico e morale, conviene. Meno burocrazia e più vicinanza dallo Stato e dal governo sono necessari per non isolare chi denuncia”.
Molti anche i rappresentanti dello Stato al seguito. “La lotta alla mafia non è una battaglia che appartiene soltanto alle forze dell’ordine – afferma il prefetto Francesca Cannizzo, intervenuta all’iniziativa –  ma un impegno di cui tutti ormai non possono fare a meno”.
Tra i presenti anche l’arcivescovo Emerito di Monreale monsignore Salvatore Di Cristina, don Francesco Michele Stabile, l’arciprete di Bagheria don Giovanni La Mendola, don Salvatore Lo Bue e Biagio Sciortino, rispettivamente direttore e vice della Casa dei giovani.
“La chiesa locale ha avuto un ruolo importante – ha detto il presidente del centro studi Pio La Torre Vito Lo Monaco – che tra le prime allora fecero appello alle popolazioni perché si ribellassero, facendo così dell’antimafia sociale un percorso educativo”. A margine della manifestazione anche una garbata polemica per le condizioni igieniche in cui si trovava il luogo della collocazione della targa.
“Le scuole hanno partecipato con grande passione all’iniziativa – dichiara la collaboratrice del dirigente del Terzo circolo didattico “Luigi Pirandello”, Giusy Lo Coco, insieme ad una rappresentanza della scuola – nell’ambito dei percorsi alla legalità, ma ci aspettavamo un po’ più di pulizia e di decenza del luogo dove si è celebrato il momento commemorativo”.

 

 

 
 
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