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Altavilla Milicia. Pubblicate, sulla G.U., le motivazioni dello scioglimento

martedì 4 marzo 2014, 14:51   Attualità  

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altavilla miliciaSulla Gazzetta ufficiale della Repubblica, sono state rese note le motivazioni dello scioglimento del Comune di Altavilla Milicia.
La Gazzetta Ufficiale Serie Generale è la n.51 del 3 marzo 2014. Il Decreto del Presidente della Repubblica risale all’11 febbraio 2014.
Nel decreto si legge che il comune “presenta forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione, il buon andamento ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica.”
Il decreto continua: “Le risultanze dell’inchiesta hanno evidenziato la sussistenza di collegamenti tra le vicende oggetto di indagine, riconducibili alla predetta organizzazione, e quelle dell’amministrazione comunale, tanto solidi da determinare un pesante condizionamento della mafia nella gestione dell’ente, con la compromissione della libera determinazione degli organi elettivi.”
Si fa anche riferimento all’operazione Argo con numerosi arresti della cosca locale e di Bagheria dell’8 maggio 2013.
Pubblichiamo il decreto completo.

Al Presidente della Repubblica

Il comune di Altavilla Milicia (Palermo), i cui organi elettivi sono stati rinnovati nelle consultazioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012, presenta forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione, il buon andamento ed il funzionamento dei servizi, con grave pregiudizio per lo stato dell’ordine e della sicurezza pubblica.
In esito ad accurate attività investigative, in data 8 maggio 2013, è stata eseguita un’operazione di polizia giudiziaria che ha portato all’arresto di vertici ed affiliati della famiglia mafiosa di Altavilla Milicia, tra cui la figura apicale della locale consorteria con l’accusa, tra l’altro, di averne diretto e coordinato le attività illecite, in particolare nel settore delle estorsioni alle imprese e agli esercizi commerciali della zona, intrattenendo rapporti con altri esponenti malavitosi in ambito mandamentale, finalizzati alla trattazione degli affari illeciti dell’organizzazione.
Le risultanze dell’inchiesta hanno evidenziato la sussistenza di collegamenti tra le vicende oggetto di indagine, riconducibili alla predetta organizzazione, e quelle dell’amministrazione comunale, tanto solidi da determinare un pesante condizionamento della mafia nella gestione dell’ente, con la compromissione della libera determinazione degli organi elettivi.
Numerose fonti tecniche di prova avvalorano le strette relazioni tra amministratori e criminalità, improntate alla massima reciproca disponibilità e che sottendono a precisi ritorni per le parti interessate, delineando così la natura sinallagmatica del rapporto tra i predetti soggetti e la creazione di un collaudato circuito clientelare.
Pregresse investigazioni e l’arresto di un importante esponente criminale avevano già reso possibile l’individuazione del sistema estorsivo utilizzato in ambito mandamentale, basato sull’acquisizione, direttamente dall’ufficio tecnico del comune di Altavilla Milicia, di informazioni relative alle licenze edilizie rilasciate dall’ente o agli appalti pubblici, che consentivano l’avvio del processo estorsivo prima ancora dell’inizio dei lavori.
Tale sistema di appoggi e connivenze era reputato da cosa nostra strategico e fondamentale per il conseguimento delle finalità malavitose, tanto da considerare il comune quale fulcro dell’illegittimo modus operandi.
Tenuto conto dei riscontri investigativi e degli elementi fattuali in possesso delle forze dell’ordine, così evidenti da far ritenere inessenziale lo svolgimento di un accesso ispettivo, il prefetto di Palermo, acquisito il parere del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, integrato con la partecipazione del rappresentante del Procuratore della Repubblica-DDA presso il Tribunale di Palermo e del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Termini Imerese, ha redatto l’allegata relazione del 22 novembre 2013, che costituisce parte integrante della presente proposta.
Nel documento si dà atto della sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti ed indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso e su forme di condizionamento degli stessi, riscontrando pertanto i presupposti per l’applicazione della misura prevista dall’art.143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
Il sindaco del comune di Altavilla Milicia, eletto il 6 e 7 maggio 2012, aveva rivestito la carica di presidente del consiglio comunale nella precedente consiliatura, nonché quella di consigliere nell’amministrazione eletta il 25 e 26 maggio 2003.
Nell’attuale compagine sono presenti due assessori e cinque consiglieri eletti anche nella consiliatura 2008-2013, che si è conclusa anticipatamente, di cui tre avevano ricoperto cariche nella consiliatura 2003-2008.
Le predette attività investigative di polizia giudiziaria hanno reso evidente un preciso disegno criminale iniziato durante la precedente amministrazione con l’approvazione, il 26 settembre 2011, di una mozione di sfiducia pilotata da cosa nostra, presentata dall’attuale primo cittadino, che al tempo rivestiva la carica di presidente del consiglio comunale, nei confronti dell’allora sindaco del comune, eletto nel giugno 2008.
La mozione di sfiducia, che ha comportato l’emanazione del decreto del presidente della Regione Siciliana in data 4 novembre 2011 e la nomina di un commissario straordinario, era stata veicolata, come risulta dalle intercettazioni, dall’organizzazione criminale a seguito di una legittima iniziativa del predetto sindaco, il quale aveva imposto il rispetto dei limiti di una concessione demaniale relativa all’occupazione del suolo pubblico da parte di un esercizio commerciale, il cui titolare è stretto congiunto del maggiore esponente malavitoso della locale consorteria, di cui si è fatto cenno.
L’interesse della criminalità nei confronti dell’amministrazione comunale è proseguito con il deciso supporto elettorale alla lista del sindaco attualmente in carica, all’interno della quale era presente un soggetto legato da vincoli parentali con la figura apicale della locale consorteria che, una volta eletto, otterrà l’incarico di presidente dell’organo consiliare.
L’univoca finalità di portare al governo dell’ente i propri uomini, per poi condizionarne la gestione attraverso l’ingerenza nella conduzione amministrativa è ulteriormente attestata da prove tecniche investigative che fanno evidente riferimento alla pratica del voto di scambio, con il versamento di somme di denaro o la cancellazione di debiti, in cambio delle preferenze ai candidati graditi a cosa nostra, in vista delle elezioni comunali del maggio 2012.
Il prefetto di Palermo, nella relazione del 22 novembre 2013, evidenzia gli stretti legami tra il sindaco in carica e la famiglia mafiosa di Altavilla Milicia, con particolare riferimento non solo al predetto esponente criminale locale, ma anche ad altre importanti figure rappresentative di cosa nostra.
Amministratori e membri dell’apparato burocratico annoverano frequentazioni con esponenti della criminalità organizzata o sono ad essi legati da vincoli parentali.
È riconosciuto che il reticolo di collegamenti, rapporti e intrecci tra persone, parenti e società e, quindi, interessi economici, imprenditoriali e sociali fa emergere, chiaramente, il generale contesto di permeabilità in un ambiente territoriale particolarmente esposto a influenze mafiose che, come noto, sono inclini a coinvolgere soggetti apparentemente neutri.
Le dette interconnessioni hanno favorito, nel caso di specie, una conduzione dell’ente caratterizzata da continue interferenze della criminalità organizzata, che ha fortemente leso i principi di buon andamento ed imparzialità, rendendo possibile una gestione permeabile agli interessi malavitosi.
Sono emblematiche, in tal senso, le pressioni e le intimidazioni sul comune, in relazione ad interessi mafiosi, legate alla gestione dell’esercizio commerciale già citato, proseguite senza soluzione di continuità, cui sono corrisposte condotte anomale dell’amministrazione la quale, in più occasioni, si è mostrata supina agli interessi malavitosi.
La giunta comunale è arrivata, nel luglio del 2013, a modificare manualmente il testo di una proposta di decadenza della concessione di suolo pubblico, presentata dal responsabile del competente settore tributi a seguito di illegittimità procedurali relative al rilascio della stessa ed in relazione alla circostanza che il titolare dell’esercizio non aveva mai versato all’ente la tassa di occupazione del suolo pubblico.
La proposta di decadenza è stata trasformata in mera presa d’atto dell’iniziativa dell’ufficio, con l’eliminazione della parte relativa all’immediata sospensione della concessione.
In tale contesto, è anche significativa l’interruzione della collaborazione del comune con il responsabile dell’ufficio tecnico comunale, ritenuta persona scomoda per l’organizzazione malavitosa, dopo che questi aveva comunicato al titolare dell’esercizio di cui si sta trattando l’avvio del procedimento di revoca in autotutela della concessione.
Centrale, nel collaudato sistema di gestione degli appalti pubblici del comune, è la figura di un affiliato, raggiunto dalla misura coercitiva emessa dall’autorità giudiziaria 1’8 maggio 2013, che ha svolto il ruolo di anello di congiunzione tra cosa nostra e l’ente, assicurando il controllo degli interventi edilizi realizzati dal comune da parte della locale consorteria mafiosa.
La sua funzione di garante degli interessi malavitosi si è resa evidente in occasione di lavori di riqualificazione urbana di un’area comunale, in relazione ai quali il predetto affiliato è stato incaricato di svolgere le funzioni di ispettore di cantiere, su proposta del primo cittadino, pur senza averne il titolo e sebbene il competente Provveditorato interregionale alle opere pubbliche avesse individuato, per gli stessi interventi, le figure professionali del direttore dei lavori e del direttore operativo.
Anche in questo caso, è indicativa la circostanza che il citato responsabile dell’ufficio tecnico comunale non abbia controfirmato la determina di conferimento dell’incarico, attesa la presenza nei cantieri dei due professionisti indicati dal Provveditorato.
L’ispettore ha svolto compiti di intermediazione tra l’impresa aggiudicataria e la famiglia mafiosa, consentendo alla ditta di ottenere rapidamente i pagamenti dovuti, senza attendere le determinazioni del direttore dei lavori e garantendo, per contro, alla famiglia mafiosa, la possibilità di imporre e riscuotere prontamente il pizzo, in relazione alla corresponsione dei compensi per ogni stato di avanzamento dei lavori.
Intercettazioni telefoniche attestano inequivocabilmente come lo stesso ispettore avesse concertato una frode, nell’ambito di quell’appalto, permettendo alla ditta aggiudicataria dei lavori di fatturare un pagamento per un lavoro mai eseguito.
La situazione descritta ha dimostrato la connessione e la vicinanza tra la consorteria mafiosa e la sfera pubblica, con lo svolgimento di un ruolo di copertura e facciata rispetto alla realtà della dinamica clientelare degli interessi sottesi alla gestione della cosa pubblica, finalizzato ad assicurare il mantenimento dell’equilibrio di interessi tra la mafia e l’impresa.
Una società, il cui titolare è legato da stretti vincoli parentali con un boss mandamentale, ha eseguito un intervento, non autorizzato dall’ente, per l’installazione di un ponteggio necessario alla riparazione del tetto sovrastante i locali comunali, il cui pagamento è andato a buon fine grazie all’attività di mediazione assicurata dal predetto ispettore.
Accertamenti delle forze dell’ordine hanno consentito di appurare che agli atti del comune non è presente alcuna documentazione giustificativa dei lavori, ma solo quella per la fornitura di materiale da parte di altra ditta, alla quale veniva suggerito, anche attraverso il diretto interessamento del sindaco, di emettere una fattura falsa e maggiorata per coprire il costo dell’installazione del ponteggio e per occultare la prestazione non autorizzata.
Quest’ultima ditta, selezionata non in base ad oculate valutazioni di mercato, bensì per il rapporto privilegiato con il suo amministratore, riconducibile ad uno stretto congiunto di uno dei sodali della locale consorteria, ha operato – secondo le evidenze investigative – in regime di esclusività con l’amministrazione comunale.
Emblematica è la vicenda dell’acquisto, da parte del comune, di un macchinario per asfaltare, ad un costo esorbitante e fuori mercato, che si è risolto in un indubbio vantaggio per la predetta ditta e in un consistente impegno economico per l’amministrazione comunale.
Secondo quanto appurato dagli inquirenti, nella fase precedente la fatturazione, un dipendente comunale, stretto parente di un amministratore e vicino alla predetta ditta, ha chiesto alla stessa di maggiorare il prezzo dell’asfaltatrice per coprire un suo debito personale nei confronti della stessa impresa.
Grave è la circostanza che gli accordi non abbiano avuto seguito per il solo fatto che l’importo derivante dalle intese, esorbitando i limiti consentiti per l’affidamento diretto, avrebbe richiesto l’indizione di una gara d’appalto, rendendo non più certa l’individuazione dell’impresa da parte del comune.
Anche in altre occasioni la ditta in questione è stata favorita dall’ente.
È il caso dell’appalto per la fornitura di cavi per il ripristino della pubblica illuminazione, aggiudicato alla detta impresa sebbene l’offerta fosse superiore al limite di spesa fissato dalla giunta con propria delibera.
In questo caso, l’illegittima aggiudicazione e l’assenza di controlli hanno agevolato la penetrazione mafiosa che è ostacolata da un sistema rigoroso e rispettoso delle norme.
Diversa è la vicenda, attestata da alcune delle numerose intercettazioni disposte dai magistrati inquirenti e dalle testimonianze di un dipendente dell’ente rese all’Arma dei Carabinieri, relativa al personale coinvolgimento del sindaco in favore della ditta di cui si sta trattando, interessata alla sanatoria di opere abusive in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico.
L’organo di vertice dell’ente ha suggerito all’impresa artificiose ed illegittime modalità per acquisire uno dei pareri previsti dalla vigente normativa in materia, necessario per portare a buon fine l’iter burocratico per la sanatoria.
In un altro caso, il primo cittadino ha interposto i suoi buoni uffici per accelerare i tempi di concessione dell’agibilità di un locale riconducibile alla ditta stessa, in spregio ai principi di imparzialità e di buona amministrazione.
Il favoritismo che connota l’azione amministrativa del comune di Altavilla Milicia trova riscontro nel reiterato affidamento, in via diretta, del servizio di raccolta dei rifiuti, per il quale l’ente non ha mai espletato alcuna gara d’appalto, ad una ditta il cui titolare è legato da vincoli familiari con soggetti controindicati, motivato dai possibili riflessi che la mancata raccolta avrebbe potuto causare sulla salute pubblica e giustificato da situazioni emergenziali di volta in volta richiamate in ordinanze sindacali.
Le indagini di polizia giudiziaria evidenziano come il sistematico ed anomalo comportamento dell’amministrazione si sia tradotto in un consistente esborso di denaro pubblico e nella ripetuta violazione dei principi di imparzialità e di buon governo.
Il settore registra un’altra evidente anomalia, correlata all’acquisto, nel luglio 2012, di due mezzi usati, per i quali la giunta ha autorizzato la spesa, previa verifica dell’idoneità all’uso.
I mezzi si sono rivelati assolutamente non utilizzabili e, secondo quanto attestato da prove tecniche investigative, l’acquisto era fondato su un accordo per la spartizione di somme di denaro, con il coinvolgimento del sindaco e di un consigliere comunale.
Da quanto puntualmente illustrato dal prefetto di Palermo emerge un ambiente politico-amministrativo fortemente compromesso, con una gestione dell’ente caratterizzata da irregolarità gravi, diffuse e reiterate che delinea una situazione di permeabilità a condizionamenti esterni dell’amministrazione comunale, che ha pregiudicato gli interessi della collettività.
Ritengo, pertanto, che ricorrano le condizioni per l’adozione del provvedimento di scioglimento del consiglio comunale di Altavilla Milicia (Palermo) ai sensi dell’art.143 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
In relazione alla presenza ed all’estensione dell’influenza criminale, si rende necessario che la durata della gestione commissariale sia determinata in diciotto mesi.
Roma, 30 gennaio 2014
Il Ministro dell’interno: Alfano

 

 

 
 
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