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Gli interrogatori di Flamia e Gennaro. Flamia: “ho deciso di cambiare vita”

sabato 1 marzo 2014, 10:13   Cronaca  

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flamia-gennaroIl mensile “S”, in edicola da oggi, dedicata ben 13 pagine al pentimento di Sergio Flamia e Vincenzo Gennaro, gli ultimi due collaboratori con la giustizia di Bagheria e Altavilla Milicia.
Vengono riportati integralmente e senza omissis i verbali dell’inizio della collaborazione dei due.
Flamia parla a ruota libera. Parla dei negozi che pagavano il pizzo, ma anche dell’arsenale in dotazione alla cosca.
“Ho deciso di collaborare -dice Flamia- perché voglio cambiare vita e garantire a me e ai miei familiari una vita tranquilla. Mi sono avvicinato all’associazione mafiosa tramite mio padre, che non era affiliato.
La mia decisione è maturata perché sono stanco di andare dietro a queste storie, a queste malefatte, ho deciso di cambiare vita e di vivere più tranquillo e più sereno con la mia famiglia. Sono entrato in Cosa Nostra da tantissimi anni, dal 1984”.
Flamia parla del racket del pizzo. Delle intimidazioni al negozio Corvaia che da Bagheria si trasferì a Villabate. Un negozio che vendeva la merce ad 1 euro, pagava 2 mila euro a Natale e a Pasqua. Ma vista crisi, si è passato a 1.500 euro.
copertina sFlamia parla anche delle intimidazioni al supermercato “il centesimo” di via Bagnera appena aperto nel 2012. Dopo qualche giorno che il supermercato aprì, vennero ritrovate due bottiglie di benzina davanti alla saracinesca. I titolari denunciarono l’accaduto. Flamia racconta  “è successo un po’ di casino a Bagheria per queste cose”.
Il collaboratore è un fiume in piena. Parla del pestaggio di un ragioniere per non avere onorato un debito. Parla anche dell’allontanamento da Bagheria di uno della cosca, il marocchino Drissi, che metteva a segno dei piccoli furti.
Particolare inedito è il racconto su una sorta di arsenale in dotazione alla cosca.
Si parla di una calibro 38, due calibro 9, una 7,65 e una 32. Flamia indica il posto dove erano state nascoste, ma dopo il racconto, i carabinieri non hanno trovato nulla, segno che qualcuno li aveva spostati.

Il racconto di Vincenzo Gennaro è incentrato su Altavilla Milicia.
Il suo pentimento è successivo a quello di Flamia.
Per anni Gennaro era solo un geometra, poi divenne punto di riferimento della cosca locale e andava ad imporre il pizzo agli imprenditori.
Gennaro racconta di avere avuti rapporti con l’impresa di Salvatore Geraci di Villabate che poi venne ucciso.
Gennaro parla anche di Gianluca Calì che erra andato a denunciare le richieste di pizzo.
Una parte delle dichiarazioni di Gennaro sono relative a presunti favori all’ex sindaco Nino Parisi.
Gennaro racconta che in campagna elettorale aveva avuto la promessa dal sindaco che lo avrebbe fatto lavorare se gli dava una mano.
Gennaro aggiunge che Parisi non sapeva che fosse legato alla mafia.
Parisi, successivamente, dirà che Gennaro lo ha calunniato per vendetta: “nel corso del mio mandato Gennaro non ha avuto nessun incarico”.

 
 
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