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Un altro negozio
costretto a chiudere

sabato 8 marzo 2014, 21:55   L'Opinione  

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scalisidi Luca Scalisi *

Caro Direttore,
ancora una volta mi trovo a scrivere e raccontare quello che ormai è sotto gli occhi di tutti, un economia mondiale, nazionale, regionale e comunale che non lascia scampo a nessuno, vedi licenziamenti, fallimenti, chiusure etc. Tante famiglie su lastrico (potere d’acquisto zero). Succede anche a Bagheria, la città (o paese) perché non siamo ancora certi della definizione da dare visto che non c’è più un ufficio statale che resista sul territorio, vedi Tribunale, Collocamento, Esattoria aspettiamo tristemente Inps, Agenzia delle Entrate, in sintesi una Città Fantasma.
Andiamo ai fatti, Lunedì mattina mi ritrovo in Corso Umberto  a dovere aprire il mio negozio mentre mi accorgo di un’altra saracinesca abbassata: un negozio completamente chiuso, ma purtroppo non è il solito negozio ma una storica “putia” di scarpe (cioè di quelle “putie” che hanno attraversato due generazioni dal 1960 ad oggi). Tutto ciò fa pensare a un senso di passato dove si ricorda quegli anni ’80 che hanno contribuito a sfamare generazioni di famiglie proprio attraverso le attività commerciali del Corso Umberto (ai più nostalgici Bar Aurora, Bagnasco, Cristina etc.).
Perché non tutti possono ricordare che quel corso, così com’era, rappresentava un polo commerciale così fiorente che si faceva  a gara per accaparrarsi alcuni metri quadri (ossia“ stratuneddu”), comunque la mia riflessione non è la solita di parte per il corso chiuso ma bensì la riflessione va fatta a tutti, a quei commercianti che sono stati disuniti, a quei politici che hanno ridotto il corso alla solita passeggiata (il salotto buono della città), ai proprietari delle mura dei negozi che continuano a richiedere affitti salati, quindi la colpa è di tutti noi perché un vecchio saggio recita: che ogni popolo si merita i propri governanti.
Chi vi scrive, sa benissimo, che potrebbe toccare pure a lui, la necessità di gettare la spugna d’altronde visto l’ultimo increscioso episodio, “non possiamo più andare a piangere  i nostri defunti”.

*commerciante dal 1967

 
 
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