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Lo Meo non è più sindaco di Bagheria. Approvata la mozione di sfiducia

venerdì 21 marzo 2014, 09:54   Attualità  

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consiglio comunale sfiducia 4Alle 21,30, di venerdì 21 marzo, passa la sfiducia al sindaco di Bagheria Vincenzo Lo Meo.
Poco prima Lo Meo, ha abbandonato l’aula, perchè aveva capito come sarebbe stato l’esito finale. Ha salutato tutti i consiglieri comunali, uno per uno, con molto fair play, ed è andato via. Senza attendere il voto ufficiale.
Quella di oggi è stata una lunga giornata, iniziata alle 9,30.
Lo Meo, dopo 3 anni, non è quindi più il sindaco di Bagheria.
Nei prossimi giorni si insedierà un commissario straordinario.
Oltre al sindaco decadono anche la giunta e i il consiglio comunale.
La mozione è stata votata favorevolmente da 20 consiglieri comunali, 6 a sfavore e 4 erano gli assenti al momento del voto.
La mozione è stata votata da: Antonino Arena, Giovanni Amari, Rosario Giammanco, Pietro Aiello, Daniele Vella, Emanuele Tornatore, Antonino Maggiore, Gino Di Stefano, Mimmo Di Stefano, Domenico Prestigiacomo,  Antonio Passarello,  Maria Grazia Lo Cascio, Maurizio Lo Galbo, Pietro Pagano,  Francesco Gurrado, Filippo Maggiore, Angelo Bartolono, Angelo Puleo, Marco Sciortino e Pietro Di Quarto.
Hanno votato contro: Giacomo Raspante, Gaetano D’Agati, Antonio Scaduto, Caterina Vigilia, Paolo Amoroso.
Assenti alla votazione: Antonio Chiello, Michele D’Amato, Antonio Prestigiacomo e Nino La Corte.
E’ probabile che si possa votare il prossimo mese di maggio in occasione delle elezioni europee.

 

Ecco il resoconto della giornata.
Ore 9,45. Si apre la seduta del consiglio comunale di Bagheria, con all’ordine del giorno la mozione di sfiducia del sindaco Vincenzo Lo Meo.
In apertura dei lavori il presidente del consiglio comunale, Caterina Vigilia,  ha fatto l’appello. presenti 26 e assenti 4.
Gli assenti sono Angelo Puleo, Antonio Prestigiacomo,  Antonio Passarello e Nino La Corte. Di loro 3 hanno firmato la mozione di sfiducia. Ma sarà determinante la presenza in aula al momento del voto.
Moltissime le persone sulle gradinate.
Si inizia con un minuto di silenzio per ricordare l’imprenditore morto suicida nella giornata di ieri.
La segretaria comunale, Domenica Ficano, subito dopo, dà lettura degli articoli del regolamento in  merito alla mozione di sfiducia.
La segretaria comunica che affinchè la mozione passi, è necessario che a voltarla siano in 20. Una volta approvata, decade il sindaco, ma anche la giunta e il consiglio comunale.

 

consiglio comunale sfiducia 2Ore 10,04.
La mozione di sfiducia viene letta da Antonino Arena (l’intera mozione di sfiducia la trovate alla fine dell’articolo).
Nel frattempo sono arrivati anche Angelo Puleo e Antonio Pasarello.
Ore 10,20.
Prende la parola il sindaco Lo Meo.
“Se la mozione di sfiducia passerà, accetterò il voto dell’aula. Sono stato eletto democraticamente e democraticamente accetto il risultato di questa mozione di sfiducia. Io ho lavorato bene e se abbiamo fatto degli errori, li abbiamo fatti in buona fede”.
Lo Meo poi critica il documento della mozione di sfiducia. “Sembra un copia e incolla di altri documenti simili. Dovrei essere giudicato per i 5 anni e non a metà del mio mandato. Fatemi lavorare e giudicate alla fine”.
Lo Meo poi legge un lungo documento, con toni a tratti duri, facendo il bilancio dei 5 anni, su quello che è stato fatto, su tutti, la battaglia sui rifiuti.
Ore 10,55.
La seduta viene interrotta, mentre parla il sindaco Lo Meo, per continue intemperanze da parte del numeroso pubblico presente.
Ore 11,00.
La seduta riprende con l’intervento del sindaco.
Ore 11,40.
L’intervento del sindaco viene interrotto continuamente dalle intemperanze del pubblico.
Il presidente Caterina Vigilia sospende momentaneamente il consiglio comunale.
Ore 11,45.
Ripresi i lavori del consiglio comunale con l’intervento del sindaco Lo Meo.
Ore 11,54.
Finito l’intervento del sindaco. Prendono la parola gli assessori. Sta parlando l’assessore alla cultura, Dora Favatella Lo Cascio. L’assessore comunica anche il 29 marzo sarà aperti il museo della Certosa, dopo il lungo restauro.
Ore 12,00.
La seduta viene sospesa. Il presidente convoca i capigruppo alla presidenza. Il pubblico rumoreggia.
Ore 12,05.
La seduta continua fra un’intemperanza e un’altra, da parte del pubblico presente nelle gradinate.
Ore 12,35.
Il consiglio comunale è ripreso con gli interventi dei consiglieri comunali. E’ la volta di Maurizio lo Galbo: “sta avvenendo una compravendita imbarazzante. Noi rimaniamo coerenti e voteremo la sfiducia. la invitiamo a venire nei microfoni e comunicare le sue dimissioni”.
Ore 12,43
Il segretario Ficano chiarisce che appena decade il sindaco, il commissario straordinario farà le funzioni del sindaco, giunta e consiglio comunale.
Ore 12,45.
Prende la parola il consigliere comunale Gino Di Stefano. Duro l’attacco al sindaco Lo Meo sul cimitero comunale e sul programma del sindaco durante la campagna elettorale.
Di Stefano tuona contro il primo cittadino ricordandogli due avvisi di garanzia. “Lei ha unito tutti coloro che la pensano contro di lei e siamo tanti. Forse sarà ricordato perchè ha messo d’accordo tutti.Non ha saputo e non ha voluto ricoprire il ruolo di leader. Ha tralasciato le responsabilità di governo”. Di Stefano ha anche ricordato che ben 15 assessori si sono dimessi.
Di Stefano aggiunge che “nessun obiettivo è stato raggiunto dei 41 proposti”.
Ore 13,25.
Dopo Di Stefano, prende la parola Daniele Vella del Pd. Vella ha puntato il dito sul Coinres e sulla Tarsu, dicendo che il suo partito, in passato,  aveva sollevato i due argomenti, proponendo la riduzione dei costi. Poi ha detto “tutti abbiamo delle responsabilità, ma più di tutti ce li ha chi guida la città”.
Vella conclude il suo intervento dicendo che il Pd voterà la sfiducia.
Ore 14,10.
Prende la parola Rosario Giammanco. “In tre anni -dice- le decisioni prese dal sindaco Lo Meo sono state scellerate.  Lo Meo 3 anni fa ha voluto a tutti i costi fare il sindaco. Pensava forse di gestire un bene privato. Sindaco significa fare il bene di tutti e andare verso i più deboli e chi ne ha bisogno. Lei ha un enorme potere ma anche un enorme dovere. Lei non è stato il sindaco della comunità. Non è stato sindaco di nessuno.”
Ore 14,42.
Dopo Giammanco è stata la volta di Maria Grazia Lo Cascio, di Forza Italia. “Stiamo assistendo ad un decadimento della città -ha detto- contestiamo al sindaco di non essere riuscito ad elaborare un piano serio per la rinascita della città. Ma la gente non ha visto grandi risultati. E’ mancata una programmazione economica per la città. Lei è sindaco di una città senza avere maggioranza in consiglio comunale. Non ha una forza che la sostiene. Il consiglio comunale non può assistere passivo, perchè i cittadini hanno riposto in noi la speranza di una crescita culturale e sociale. Ma ad oggi non è stato fatto nulla per valorizzare le nostre bellezze culturali.”
Ore 14,50.
Dopo Maria Grazia Lo Cascio prende la parola Michele D’Amato che in apertura del suo intervento chiede scusa alla città.
“Ho detto al sindaco appena eletti -dice D’Amato- di dichiarare il dissesto. Lui ha dimostrato di non essere un grande stratega e un grande politico. Molti sono gli orrori commessi. Ha avuto suggeriti degli assessori non adeguati. Sul cimitero c’è stata troppa enfasi ed chiaro che qualcuno ha strumentalizzata questa vicenda. Penso però che pochi si sarebbero comportati come ha fatto lui, su alcune vicende, come per esempio il Coinres. Penso che molti che lo vogliono sfiduciare, non solo consiglieri comunali, hanno chiesto dei favori che non hanno ricevuto. Credo che un probabile commissario non risolverà i problemi di Bagheria. Le cose possono solo peggiorare. Propongo di azzerare tutto e cercare persone che possano dare una mano. Approviamo il Prg e a fine anno facciamo il bilancio. La sfiducia ad una persona è un atto grave e deve essere supportato da motivazioni gravi. E per Lo Meo penso che non ci siano e quindi io non lo sfiducio”.
Ore 15,00.
Il consiglio comunale viene sospeso, riprenderà alle 17,30.
Ore 17,30.
Il consiglio comunale è ripreso dopo la pausa.
Prende la parola Antonio Passarello.
Anche lui critica l’operato di Lo Meo. “Oggi inizia la primavera -dice Passarello- ma non è un bel giorno per la città. Questo è un brutto giorno per la politica, per i suoi cittadini e i rappresentanti politici. Il sindaco Lo Meo sarà ricordato come il sindaco delle scelte scellerate. Avevamo creduto in lei, ma ci siamo svegliati da un incubo”.
Passarello ha concluso dicendo che se non passerà la mozione di sfiducia si dimetterà da consigliere comunale.
Ore 18,17.
Prende la parola Gaetano D’Agati nella doppia veste di assessore e consigliere comunale.
Appena interviene D’Agati si accendono gli animi. La seduta viene sospesa per qualche minuto.
D’Agati, nel suo intervento, sottolinea che “la mozione di sfiducia è giustizialista e priva di contenuti.”
Ore 18,38.
Interviene Antonino Arena. “Il sindaco non è l’unico responsabile della situazione sociale che Bagheria sta vivendo. Ma siamo arrivati a questa mozione perchè non c’è mai stato nessun tipo di confronto. il problema è anche e soprattutto politico”.
Ore 18,50.
Interviene Emanuele Tornatore del Pd. “La mozione è di carattere politico. Lei ha fallito e anche noi abbiamo fallito. L’unico atto che ci rimane è di andarcene a casa.”
Ore 19,10.
Prende la parola Piero Aiello. Anche lui è per la mozione di sfiducia al sindaco.
Ore 19,28.
E’ il turno di Massimo Mineo, anchegli nella doppia veste di assessore e consigliere comunale.
Mineo ha ricordato in apertura l’imprenditore suicidatosi. Ha poi snocciolato una serie di risultati ottenuti soprattutto sul fronte sociale.
Ore 20,07.
Critico anche Francesco Gurrado di Forza Italia che contesta al sindaco il mancato dialogo fra il sindaco e il consiglio comunale.
Ore 20,10.
Parla  Giacomo Raspante, che non appoggia la mozione di sfiducia. “I commissari alzeranno le tasse e sarà una sconfitta per tutti”.
Ore 20,24.
E’ la volta dell’assessore Michelangelo Testa che elenca i lavori effettuati con il suo assessorato.
Ore 20,36.
Parla Domenico Di Stefano che dichiara il voto alla mozione di sfiducia e chiede scusa alla città.
Ore 20,37.
Anche Marco Sciortino, dell’Udc, dichiara di approvare la mozione di sfiducia contro il sindaco. Sciortino aggiunge che se non dovesse passare la mozione di sfiducia si dimetterebbe da consigliere comunale.
Ore 20,40.
Si schiera al fianco del sindaco Antonio Scaduto, nella doppia veste di assessore e consigliere comunale. “La mozione di sfiducia è contro tutti. E’ mal posta.”
Ore 21,05.
L’ultimo intervento è dell’assessore Antonio Sciacchitano  che in un clima teso sottolinea che se la mozione passerà, sarà dichiarato il dissesto economico.
Ore 21,12.
Prima di passare al voto, il presidente del consiglio Caterina Vigilia  interviene in maniera critica, dicendo dopo la fine della consiliatura io futuro sarà buio per l’intera città.
Ore 21,18.
Prende la parola il sindaco Vincenzo Lo Meo, dando per scontato il voto positivo alla mozione di sfiducia: “non mi aspettavo questa fine. Ho lavorato giorno, notte e festivi per la città. E’ giusto che il consiglio voti. Non so cosa è meglio per la città. L’assenza di una guida è comunque un danno. Il peggiore sindaco è migliore di qualunque commissario. E’ una sconfitta per tutti. Ma non posso che ringraziare tutti voi.”
Dopo il suo intervento il sindaco è sceso fra i banchi dei consiglieri comunali per salutarli uno per uno.
Prima del voto il sindaco ha abbandonato l’aula.
Ore 21,30
Si passa al voto. La mozione di sfiducia viene approvata. 20 votano a favore, 6 contrari.

 

Testo della mozione di sfiducia

“Quasi al termine del terzo anno del percorso politico dell’amministrazione Lo Meo, e in particolar modo a seguito degli ultimi fatti di cronaca riguardanti la gestione del cimitero comunale, è giunto il momento di presentare una mozione di sfiducia per porre fine a questa esperienza amministrativa e consentire alla città di rinnovare i propri organi Istituzionali con un nuovo percorso democratico. Riteniamo doveroso evidenziare alcune mancanze emerse nella gestione amministrativa di questi anni, in particolare nell’ultimo anno. E’ sotto gli occhi di ogni cittadino che l’amministrazione Lo Meo:

. non ha raggiunto gli obiettivi programmatici del suo programma elettorale;
. ha rallentato, di fatto, il rilancio socio-economico di Bagheria addossando spesso le responsabilità ad altri;
. ha aumentato il livello di conflittualità con il consiglio comunale e con i cittadini;
. ha gestito il personale in modo poco chiaro e trasparente. Vedasi rotazione dei Dirigenti e dei funzionari spesso non sufficientemente motivate o accompagnate da percorsi di formazione del nuovo personale che avrebbe dovuto ricoprire tali incarichi;
. ha avuto poca trasparenza nell’attivazione e rideterminazione della pianta organica;
. non ha svolto la relazione annuale di verifica dello stato di attuazione del programma elettorale;
. ha violato alcune procedure amministrative: lo stesso Sindaco si è reso artefice di rilasciare
“AUTORIZZAZIONI” e di “TRASMETTERE” atti al Responsabile del Servizio Igiene e Sanità Pubblica dell’ASP n. 6 di Bagheria;
. ha aumentato l’aliquota Tarsu con delibera di giunta, dopo che lo stesso atto è stato bocciato dal Consiglio Comunale. Sempre con deliberazione di giunta ha aumentato l’addizionale Irpef, facendo in modo che il Ministero dell’Economia e delle Finanze impugnasse lo stesso provvedimento;
. non ha apportato seri miglioramenti nella gestione del servizio di raccolta rifiuti solidi urbani, non riuscendo ad oggi ancora ad attivare un servizio di raccolta differenziata.
. ha proceduto al taglio di alcuni servizi assistenziali essenziali, nonostante la disponibilità ed il supporto manifestato da tutti i partiti politici nel ricercare soluzioni per mantenerli.
. non è riuscita ad avviare seriamente misure di risanamento autonomo dell’ente, pur individuate con alcune delibere di giunta municipale.
. non ha esercitato alcuna significativa iniziativa per il mantenimento dei servizi a Bagheria (vedasi vicenda Tribunale su tutte),nonostante la disponibilità manifestata trasversalmente da tutti i partiti politici presenti sul territorio.
. non ha avviato, salvo sporadici risultati, una seria attività di programmazione e progettazione volta ad intercettare le risorse sovracomunali. Ha vissuto sull’eredità dell’amministrazione passata anzi riuscendo a perdere anche alcuni finanziamenti.
Adesso, non per ultimo, Caro Sindaco, ci permetta un’altra e più amara riflessione.
E’ occorso un intero consiglio comunale, dove tanti consiglieri anche di opposizione, pur non avendo alcuna responsabilità di governo nello scandalo-cimitero, hanno chiesto scusa ai cittadini per quanto subito a causa della mala politica. È stato necessario un atto politico di alto valore etico e morale, il chiedere perdono non in nome di se stessi, ma in nome dell’Istituzione. È servito che i gruppi consiliari chiedessero scusa alla città per le responsabilità dell’Amministrazione Comunale, mentre quest’ultima rimaneva arroccata su posizioni insostenibili, che hanno dimostrato, se ancora ce ne fosse bisogno, la lontananza dai cittadini, dalle loro pulsioni e dai loro problemi. Abbiamo dovuto aspettare che scendesse la notte su quel consiglio comunale e che spuntasse il giorno, perché un comunicato del Sindaco  contenesse la parola: “Scusa”. Crediamo che in quest’episodio ci sia tutta l’essenza della sindacatura Lo Meo o meglio l’”assenza”. Non bastano i “piedi buoni” per fare una squadra competitiva. Serve un capitano, un allenatore, che dia l’esempio e che trascini il gruppo. Serve una guida, che quando la squadra perde, assuma su di sé tutte le responsabilità e chieda scusa ai tifosi. È così che si manifesta la leadership, è così che si crea un gruppo, un team forte, che può vincere contro qualsiasi avversità. Il sindaco, invece, ci ha abituati a scaricare le responsabilità sugli altri: sulle amministrazioni precedenti, sugli assessori passati, sui partiti, sui consiglieri comunali, sui cittadini, sui sindacati, sulle associazioni. Tutti a saperne un po’ meno di Lui. Tutti responsabili, tranne Lui. Tutti brutti, sporchi e cattivi, tranne Lui, che non ha avuto neppure la dignità di mettersi in aspettativa dal suo lavoro, per essere a disposizione h24 per questa città. Lo Meo ha incarnato in questi anni il senso dell’irresponsabilità, l’ideale contrario di sindaco, che assumendo su di sé l’onere e l’onore di amministrare una città come Bagheria, dovrebbe esserne il primo responsabile della convivenza civile e sociale della nostra collettività. Gli è mancata l’umiltà di essere primo cittadino tra i cittadini, di porsi in ascolto, di compatire i più deboli, gli sconfitti, i poveri, i disoccupati che negli ultimi anni sono diventati la maggioranza dei bagheresi. Gli è mancata la capacità profonda di soffrire con loro, di condividere i loro problemi, di indicare una strada, una direzione, di fare nascere una speranza, di progettare e programmare un futuro. Con lui Bagheria è morta e con essa anche l’orgoglio di sentirsi parte di questa città, di sentirsi comunità.
Ma in una cosa il Signor Sindaco è stato bravo. È riuscito a metterci tutti d’accordo. Consiglieri di destra, sinistra, centro, di sopra, di sotto e di lato, che mettono da parte le proprie divisioni ideologiche e politiche, per compiere l’estremo atto: quello della sfiducia.
Perché prima che consiglieri, siamo figli di questa città, e come tali non possiamo fare finta di niente di fronte allo sconcerto, all’orrore che monta. Da figli di questa città, da istituzione dobbiamo avere la forza e la dignità di prendere sulle nostre spalle la piena responsabilità di quanto accaduto e trarne le conseguenze.
I recenti fatti di cronaca che hanno riguardato la gestione del cimitero comunale sono stati talmente truci e disdicevoli, da meritare l’attenzione degli organi di stampa internazionali. Cinque aree sequestrate, con bare scoperchiate, ossa ancora fumanti, effetti personali sparsi, sono immagini che difficilmente riusciremo a dimenticare. Una ferita aperta che non potrà rimarginarsi in fretta. Ricorderemo per molto tempo la fila silente di cittadini all’ingresso del cimitero, pronti a verificare se la tomba dei suoi cari fosse stata profanata, se i resti mortali dei parenti giacessero sempre nello stesso sepolcro, oppure avessero fatto chissà quale fine. Di fronte a tanto dolore, difronte alla violazione più profonda dell’intimità di ognuno di loro, l’unica risposta che è riuscito a dare Il Sindaco è stata quella di“mettersi al servizio delle Forze dell’Ordine, istituire un nuovo ufficio cimiteriale, attivare un altro ufficio presso i lavori pubblici per tutte le dovute verifiche, controlli, e programmazione, attivare un apposito numero telefonico dedicato”.
Come se qualsiasi amministrazione comunale non sia ogni giorno a servizio delle forze dell’ordine, come se doveva accadere l’inenarrabile per istituire un nuovo ufficio cimiteriale, che sostituisse il precedente, di espressa sua nomina. Come se Bagheria avesse bisogno di diventare l’unica città al mondo, dove chiami un numero verde e ti dicono dove sono seppelliti i tuoi cari. Di fronte a tanto dolore, difronte alla violazione più profonda dell’intimità di ognuno di loro, l’unica risposta che il Sindaco è riuscito a dare alla cittadinanza è  stata qualche fredda considerazione tecnica e qualche ovvietà.
Ha parlato di emergenza-loculi, ha continuato a difendere le sue scelte indifendibili, ad andare avanti nel promulgare atti illegittimi senza mai tornare indietro.
Ci chiediamo come abbia il coraggio di difendere certi atti amministrativi come la convenzione stipulata con la Confraternita del SS. Sacramento con delibera n.44/13, in cui si impegnava ad affittare circa 600 loculi dalla Congregazione, a fronte del pagamento del 95% di quanto incassato dalla vendita dei loculi al cittadino. A fronte di ciò, la Confraternita si impegnava a ristrutturare (demolendo e ricostruendo) i loculi. Il comune con il restante 5% dell’incassato, cioè da cinquanta a cento euro, si impegnava a estumulare i cadaveri e a garantire la manutenzione ordinaria e la pulizia del loculo per quarant’anni. Basta farsi due conti, per sapere che un’estumulazione a norma di legge, tra cassettine idonee e smaltimento di rifiuti speciali costa non meno di 400 euro e che una manutenzione quarantennale ne costa molto di più. È facile capire che la convenzione fosse l’ennesima patacca per un Comune già disastrato, utile solo a trasferire soldi pubblici, senza alcuna gara di appalto, all’impresa che doveva essere affidataria dei lavori di ristrutturazione da parte della Confraternita.
Un fatto molto preoccupante se associato a quanto trapelato dagli organi di stampa a seguito dell’operazione “Argo”, nella quale sembrerebbe che la mafia avesse volto il proprio interesse sulle aree cimiteriali destinate a cappelle, sulla loro edificazione e sui servizi cimiteriali in genere. Una convenzione inspiegabile poiché sancisce l’affitto dei loculi piuttosto che requisirli, in considerazione del fatto che le concessioni anche perpetue possono essere revocate, ove si verifichi una grave situazione di insufficienza del cimitero rispetto al fabbisogno del comune e non sia possibile provvedere tempestivamente all’ampliamento o alla costruzione di nuovo cimitero. Una convenzione burla se è vero com’è vero, che in tale atto la Confraternita è detta “comproprietaria di un’area del cimitero”, quando gli atti notarili citati, quello del notaio Francesco Farina del 08/06/1878 e del notaro G.Battista Castronovo dell’8/01/1910,  parlano di altre verità, di altri diritti e doveri, di altre confraternite SS.Sepolcro e SS. Anime Sante, sciolte per mafia negli anni ’30 del secolo scorso.
Ci chiediamo come il Sindaco abbia il coraggio di fare “spallucce” rispetto all’inerzia relativa al procedimento di ampliamento del cimitero comunale. Inerzia che è simbolo della incapacità programmatica ed amministrativa di questa amministrazione.
Com’è possibile che la mano destra non sappia cosa fa la sinistra?
Chi è il responsabile politico, se non il Sindaco, di questo stallo istituzionale, di questa assenza di attività che pervade i palazzi comunali.
Tali fatti strettamente amministrativi e politici non possono rimanere avulsi da quello che sta avvenendo in sede giudiziaria. Un collaboratore di giustizia, secondo quanto appreso dai giornali, starebbe riferendo ai magistrati di attività e interessi della mafia nell’ambito della gestione dei servizi cimiteriali. La stessa inchiesta sulle presunte pratiche illecite nell’estumulazione dei cadaveri, condotta in prima battuta dalla Procura di Termini Imerese, è stata avocata a se dalla Direzione Distrettuale Antimafia. Davanti a questo scenario fosco, che potrebbe avere gravi risvolti per la nostra città, il Sindaco non ha sfiorato l’argomento, nella sua relazione in aula né nel successivo comunicato stampa, se non per dire di sentirsi sereno rispetto ad eventuali indagini della magistratura.
Ma è la città che non è serena. È la città che si interroga se stiamo andando verso un nuovo commissariamento per infiltrazioni mafiose. È la città che rimane sgomenta rispetto allo scioglimento di un comune vicino, avvenuto dalla sera alla mattina. Il Sindaco, che ha già fatto parte di un’Amministrazione sciolta per mafia, dovrebbe conoscere il dramma della sospensione temporanea della democrazia.
Ci saremmo aspettati che il Sindaco ci avesse riferito delle azioni fatte negli ultimi anni per mettere spazio tra l’Istituzione e la mafia, per creare un alto muro divisore, per realizzare un ampio argine invalicabile dalle infiltrazioni mafiose. Ci saremmo aspettati che almeno in un passaggio del suo discorso avesse affrontato il problema, contribuendo a rischiarare le tante ombre sul tema. Ma il Sindaco, la parola “mafia” non l’ha neppure pronunciata. Come se il problema non esistesse, come se il problema non gli appartenesse e soprattutto non appartenesse a questa città. Proprio la settimana scorsa, dopo tanti anni, un parroco è stato vittima di un atto intimidatorio, qualche mese fa hanno arrestato un dirigente comunale e prima ancora due dipendenti del Coinres. È la sua “serenità” che non ci fa stare sereni, la sua superficialità nell’affrontare le questioni, la sua mancanza di umiltà nell’accettare il confronto politico e di ascoltare chi la pensa diversamente da lui.
Lo Meo ha affermato che “non si può e non si deve strumentalizzare la questione cimitero solo per screditare Sindaco e Giunta. Non è corretto, non è sano, non è giusto per Bagheria”. Qui nessuno ha voluto screditare l’istituzione, ma è stato il Sindaco a screditarla quando è stato incapace di assumere su di sé l’intera responsabilità politica ed amministrativa della vicenda da primo cittadino e autorità massima in tema di igiene e incolumità pubblica.
Abbiamo voluto condividere questa mozione con tutte le forze politiche di colore e segno diversi. Dopo tre anni di amministrazione, signor Sindaco, ci lascia “Un’altra Bagheria”, più povera, più disperata, più brutta, con meno orgoglio e speranza, con il morale sotto i tacchi.
Riteniamo quanto mai necessario ipotizzare percorsi di rinnovamento della classe dirigente nel più breve tempo possibile, così come recita il codice etico approvato in consiglio comunale negli anni passati, confidando nei bagheresi che sapranno scegliere i loro rappresentanti istituzionali tra i più capaci ed i più onesti. Il nostro è un tentativo che si prefigge l’obiettivo di allontanare dalle istituzioni qualunque sospetto di ingerenza, d’imposizione, o cattiva amministrazione, e ciò al fine di restituire a Bagheria l’immagine di onestà e legalità che le è propria.
Sindaco, a gran voce le abbiamo chiesto le dimissioni, come estremo atto di dignità umana e politica, lei ha declinato l’invito. Oggi siamo qui per sfiduciarla. Stavolta è in capo a noi, consiglieri comunali, compiere l’estremo atto di dignità politica. Ce lo chiede la città, ce lo impone il ruolo che rivestiamo. Oggi il sindaco della città non può più essere Vincenzo Lo Meo “Non è corretto, non è sano, non è giusto per Bagheria”.

 
 
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