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Bagheria. Neonato abbandonato. L’avvocato: “la donna non è un mostro”

giovedì 17 aprile 2014, 10:01   Attualità  

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casa bambino

“Non è un mostro, ma una donna che ha vissuto in uno stato di emarginazione. Con quel gesto sperava che qualcuno si prendesse cura del neonato”. A parlare è l’avvocato Sergio Di Gerlando, che difende  la donna che l’8 aprile dopo avere partorito il suo bambino lo ha lanciato nel balcone di una vicina di casa, in via Giovan Battista Marini, nei pressi dell’autoparco. Il legale, ha rilasciato un’intervista al sito PalermoTodayL’avvocato sostiene che la donna  “non si è resa ancora conto della gravità dell’accaduto. E’ una donna che aveva, ed ha, bisogno d’aiuto”.
La 40enne N.L.C., dopo l’accaduto, è stata accusata di tentato omicidio aggravato. Per questa accusa potrebbe essere condannata ai 21 anni, come previsto dalla legge.
Secondo l’avvocato difensore, però, si tratterebbe di un caso di infanticidio (con una pena che va da 4 a 12 anni) per cui andrebbero inoltre considerate numerose attenuanti come il disagio psicofisico della donna, le difficili condizioni economiche familiari o il contesto generale in cui vivono.
Circa otto mesi fa pare che la donna abbia incontrato un uomo di un’altra regione.I due si frequentarono per un po’ e durante uno dei loro incontri venne concepito il nascituro. L’uomo però  non aveva intenzione di continuare la storia e scappa.
La donna decise così di nascondere la gravidanza alla sua famiglia. Per mesi il padre, un pensionato di circa 80 anni, e la sorella maggiore non si sarebbero accorti di nulla. Poi, la notte dell’8 aprile arrivarono i forti dolori dovuti alle contrazioni. La donna partorì in bagno, fra mille difficoltà. Pare che decise di disfarsi del bambino, avvolgendolo in una coperta e lasciarlo sul balcone della vicina.
“La sua intenzione non era quella di disfarsene – spiega l’avvocato difensore Di Gerlando – altrimenti avrebbe potuto fare di peggio. Durante l’interrogatorio ha ammesso le proprie responsabilità, attribuendosi la maternità del neonato. Temendo il pericolo di fuga, il pm ha chiesto la misura cautelare della custodia in carcere. Ma a mio avviso senza ragioni. Vive in uno stato di totale emarginazione. Non ha amici e la sua famiglia, o ciò che ne resta, non le è stata vicina. Anzi. Mi ha confidato che parte della responsabilità sarebbe da attribuire alla loro condotta”. E infatti in ospedale, nel reparto di ginecologia, nessuno le avrebbe fatto visita.  “Con quel gesto -dicono gli avvocati- sperava che qualcuno si potesse prendere cura del neonato perché con la pensione del padre forse non avrebbero potuto offrire una vita dignitosa al neonato”.
In questi giorni la donna ha chiesto di essere accolta in una casa famiglia, in attesa della perizia psichiatrica che verrà richiesta dal suo legale.
Il bambino, Angelo Raffaele, si trova al Buccheri La Ferla,  dove le sue condizioni sono migliorate. Molte le famiglie, anche bagheresi, che ne hanno chiesto l’adozione.

 

 

 
 
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